I tronchi scolpiti di Andrea Gandini

30 Jan

Andrea Gandini, artista 18enne, trasforma i tronchi di alberi abbandonati in bellissime sculture.

Chi vive a Roma avrà notato quanti tronchi mozzi di alberi morti adornano tristemente le vie della città.
Agli occhi più attenti non sarà sfuggito che negli ultimi mesi alcuni di questi tronchi hanno preso vita, assumendo volti ed espressioni vivamente umane.

Viale Trastevere, Via Marmorata, Circonvallazione Ostiense, Piazza Largo Ravizza sono solo alcune delle strade dove è possibile ammirare questi capolavori di recupero che non solo colpiscono per l’originalità del lavoro, ma anche e soprattutto perchè a realizzarli è un giovane artista appena maggiorenne.
Si chiama Andrea Gandini, ha 18 anni e frequenta l’ultimo anno del Liceo Artistico. Da qualche tempo, armato di scalpello e mazzuolo, gira la città in cerca di tronchi morti da riportare in vita, scolpendo sulle superfici nodose lineamenti umani, quasi a ricreare dei moderni totem che silenziosamente vegliano sulla frenesia cittadina.

“Per ogni albero tagliato bisognerebbe piantarne un altro, ma mi rendo conto che non sempre questo sia possibile” spiega Andrea. Non è neanche accettabile per un artista come lui vedere materiale utile e in alcuni casi pregiato e costoso – come il legno degli alberi di giuda – abbandonato alle intemperie e dimenticato nel grigio della città.
Così ha pensato di recuperarlo facendone un veicolo per esercitare la mano e regalare a Roma un nuovo concetto di street art, che ha un’ anima eco ma anche social, perchè invita alla partecipazione. Sebbene infatti le strade della capitale siano piene di tronchi mozzi, Andrea è sempre a caccia di “nuove tele” da scolpire: se vi piace il suo progetto, potete seguirlo sulla sua fan page e aiutarlo segnalandogli eventuali tronchi in giro per la città!

Fonte: www.bioradar.net

Vedi anche:

Una guida verace per le bellezze di Piazza Bologna

21 Jan

Una divertente e originale guida dedicata al quartiere di Piazza Bologna: è la Guida Verace Di Un Quartiere Eccentrico, Piazza Bologna Fra Storie, Curiosità E Mirabilia, di Alice Muzzioli e Francesca Gabrielli.

Sapevate che a Piazza Bologna ci sono la casa di Pirandello, un giardino segreto, il gelato alla liquirizia Amarelli, una biblioteca in cassetta, porcacchia e grattaculo, un’accademia degli scacchi, ben sei teatri (di cui uno invisibile) e una guida che vi accompagni ad esplorarli? Tutto ciò e molto di più in questa grandiosa, geniale e imperdibile guida di quartiere.
160 pagine divise nelle sezioni Eplorazioni (inclusi tre itinerari culturali e lo Speciale Villa Torlonia), Mangiare e Bere, Negozi, Cose da Fare (con tante idee anche per i bambini), Suggerimenti per la Vita Pratica (ad esempio dove parcheggiare) e Cartine (per trovare farmacie aperte la domenica o gli orari delle poste).
La guida è illustrata e lascia spazio all’immaginazione: potrete colorare con i vostri colori preferiti tutti gli sfondi o le illustrazioni. E’ corredata di cartine per non perdersi mai nei grovigli di strade cercando le palazzine più belle dall’inizio del Novecento ad oggi. Questa è la prima ed unica guida esistente su Piazza Bologna ed è stata redatta da due piazzabolognesi doc. Si rivolge a turisti di passaggio, residenti e studenti fuori sede. Per ciascuno ci saranno delle sorprese! Contiene dritte su negozi strani, ristoranti nascosti e angoli affascinanti che non t’aspetti. Se “Ci vediamo alle poste” vi suona familiare, questa è la guida che fa per voi. E se al contrario non vi dice niente…beh, non vi è venuta voglia di scoprirlo?

Vedi anche:

Guida Verace Di Un Quartiere Eccentrico: Piazza Bologna Fra Storie, Curiosità E Mirabilia, di Alice Muzzioli e Francesca Gabrielli

Guida Verace Di Un Quartiere Eccentrico: Piazza Bologna Fra Storie, Curiosità E Mirabilia, di Alice Muzzioli e Francesca Gabrielli

Il Carnevale Romano: la tradizione carnascialesca di Roma

19 Jan

Il Carnevale di Roma, o Carnevale romano, si festeggia a Roma nel periodo dell’anno che precede la Quaresima; fortemente ispirato ai Saturnalia degli antichi Romani, il carnevale fu uno dei principali festeggiamenti della Roma papalina.

Le origini del carnevale romano risalgono ai Saturnali, festività religiose dell’antica Roma caratterizzate da divertimenti pubblici, riti orgiastici, sacrifici, balli e dalla presenza di maschere.

A partire dal X secolo si svolsero festeggiamenti carnascialeschi sul monte Testaccio, con l’intento di richiamare l’antica festività romana. Dalla metà del XV secolo i giochi, per volontà di papa Paolo II, si svolsero in via Lata (attuale via del Corso).

Spettacoli

  • Corsa dei cavalli barberi
  • Festa dei moccoletti

La principale maschera del carnevale romano era Rugantino, ma erano presenti anche i vari Norcini, Aquilani, Facchini e Pulcinella nonché Meo Patacca, il generale Mannaggia La Rocca, Cassandrino, don Pasquale de’ bisognosi.

La corsa dei barberi.
Il Carnevale romano contava su una lunga tradizione di tornei e corse quando nel 1462, con l’elezione al pontificato di papa Paolo II, venne appositamente realizzata l’attuale via del Corso, allora via Lata. Di tutte le corse del Carnevale romano, la corsa dei cavalli barberi era l’evento principale.
I cavalli “scossi” venivano raggruppati proprio sotto l’obelisco di piazza del Popolo accanto al quale venivano costruite delle tribune dalle quali le persone più ricche e potenti della città potevano assistere da vicino alla partenza della gara. Le altre persone affittavano dei posti lungo la via Lata per assistere alla corsa. I balconi che affacciavano sulla via erano gremiti di gente che lanciava fiori e confetti ai forestieri, e adornati con drappi e broccati. I meno fortunati, invece, erano costretti ad affollarsi sulle pendici del Pincio. Nei momenti che precedevano la partenza, i cavalli erano tenuti dai barbareschi (gli odierni stallieri) con difficoltà perché aizzati e infastiditi da spilli inseriti in palle di pece che venivano attaccate sulla loro groppa. Quando si udivano gli spari a salve, tutti sapevano che la Corsa era cominciata. I cavalli venivano lanciati lungo via del Corso verso piazza Venezia, dove un grosso drappo sospeso in aria segnava la fine del percorso. L’arrivo e la “cattura” dei cavalli scossi, intimoriti e per nulla propensi a fermarsi di fronte ai barbareschi sono ricordati come momenti estremamente spettacolari per quella folla vogliosa di emozioni forti. Tanti nobili, reali, artisti e viaggiatori accorrevano a Roma per la corsa e ne lasciarono traccia nei loro scritti fino all’unità d’Italia quando, nel 1874, Vittorio Emanuele II decise di abolire per sempre questo evento a causa della morte di un giovane ragazzo, che assisteva alla corsa e fu travolto e ucciso. Questo fatto segnò così l’inizio del declino del Carnevale romano.

Fonte: Wikipedia

Vedi anche:

Terme di Caracalla: la stagione estiva 2016

16 Jan

La stagione estiva 2016 alle Terme di Caracalla:

Programma in aggiornamento

MAGGIORI INFORMAZIONI

Vedi anche:

Un giardino zen per viale Agosta

30 Dec

Curiosità romane: un giardino zen a viale Agosta. Inaugurato il 29 dicembre 2015, è frutto della trasformazione della preesistente fontana.
Il progetto è nato con l’obiettivo di risolvere definitivamente l’annosa vicenda delle presunte infiltrazioni, ma soprattutto restituire agli abitanti uno spazio sociale di condivisione, superando così lo stato di abbandono e pericolosità in cui versava la vasca. Ciò ha consentito di realizzare un’opera senza un coinvolgimento economico troppo oneroso per la Pubblica Amministrazione.

Qui il progetto del giardino.

“Con il giardino zen, il terzo sul territorio della Capitale, si è voluto realizzare un’area che, nella filosofia di appartenenza, possa infondere serenità ed armonia” dichiara in una nota il presidente del Municipio Giammarco Palmieri “Per preservarlo nel tempo, sarà fondamentale individuare delle soluzioni di gestione e manutenzione partecipata, che coinvolgano concretamente gli abitanti”.

Fonte: Comune di Roma

Vedi anche:

Il giardino zen a viale Agosta

Beauty: l’Arte animata di Rino Stefano Tagliafierro

28 Dec

Curiosità artistiche: Beauty, un video del 2014 in cui Rino Stefano Tagliafierro ha animato grandi opere d’arte.
Lo splendido cortometraggio (09’49”) è visibile qui

Vedi anche:

American Idiot: il musical dei Green Day in Italia

22 Dec

Il musical dei Green Day, American Idiot, arriverà anche in Italia. Una rock opera diretta da Marco Iacomelli con musiche dei Green Day.

American Idiot è un musical teatrale del gruppo pop punk statunitense Green Day, ispirato all’omonimo concept album della band.
Il musical si apre con un gruppo di giovani che vivono nella periferia di Jingletown, arrabbiati e stufi della società in cui sono inseriti (American Idiot). Il musical si concentra quindi sui tre protagonisti, legati da una forte amicizia: Johnny (aka Jesus of Suburbia), Will, e Tunny. I tre non ce la fanno più a vivere nel loro contesto sociale (Jesus of Suburbia) così Johnny va a comprare dei biglietti dell’autobus per fuggire dalla città. Al contempo, Will apprende che Heather, la sua fidanzata, è incinta, così Johnny e Tunny partono senza di lui (Holiday)

Mentre Johnny vaga la città e languisce di desiderio per una donna che ha visto attraverso la finestra dell’appartamento (Boulevard of Broken Dreams), Tunny trova difficile adattarsi alla vita urbana: si rende conto che la sua generazione è stata stordita dai media ed è diventata totalmente apatica (Are We the Waiting); viene sedotto da uno spot televisivo per l’esercito e si arruola. Frustrato dalla partenza del suo amico e dalla sua incapacità di trovare una ragazza con la quale divertirsi, Johnny evoca un alter ego ribelle di sé stesso, chiamato “St. Jimmy”, e si droga per la prima volta con dell’eroina (St. Jimmy).

La scena verte su Jingletown: Will si siede sul divano ed osserva come la gravidanza della sua ragazza progredisca in fretta. Nel frattempo, Tunny viene spedito in una zona di guerra, dove viene subito ferito con un colpo d’arma da fuoco (Give Me Novacaine). Johnny nota che St. Jimmy gli ha dato tutto quello che ha sempre voluto, ragazze e divertimento, e passa la notte con la ragazza che osservava dalla finestra, che chiama “Whatsername”. (Last of the American Girls/She ‘s a Rebel). Johnny e Whatsername vanno insieme in un club, si drogano assieme ed amoreggiano con tanta passione.

Intanto nasce il bambino di Will, il quale non capisce come Heather si stia sacrificando per il futuro del bambino (Last Night on Earth). Heather si stufa del comportamento di Will, che la ignora e passa tutto il tempo a bere. Quindi, nonostante le proteste di Will, prende il bambino e se ne va (Too Much, Too Soon). Frattanto, in un letto in un ospedale militare (Before the Lobotomy), Tunny soffre di una psicosi da guerra ed ha delle allucinazioni. In seguito si innamora dell’infermiera del suo reparto (Extraordinary Girl).

St. Jimmy riappare ma Johnny lo ignora, contemplando Whatsername mentre dorme. Johnny rimugina sul loro rapporto e le rivela la profondità del suo amore per lei (When It’s Time). La tentazione della droga, tuttavia, è troppo grande; Jimmy costringe Johnny a diventarne sempre più schiavo, e giunge a minacciare Whatsername ed alla fine sé stesso con un coltello (Know Your Enemy). Whatsername tenta di parlargli del suo comportamento, ma è rimasta troppo scioccata da come sia andato fuori controllo. Nel frattempo, Tunny guarisce dalle ferite e Will siede sul divano da solo (21 Guns). Successivamente, Johnny e Jimmy lasciano una nota a Whatsername, spiegandole che hanno preferito la droga a lei. Spaventata ed adirata, Whatsername tenta di salvare Johnny, rivelandogli che St. Jimmy non è altro che egli stesso (Letterbomb) e lo lascia.

Sconvolto dalla partenza di Whatsername, Johnny è costretto ad ammettere che la sua vita è stata fondata sul nulla, Tunny vuole tornare a casa e Will rimpiange tutte le cose che ha perso (Wake Me Up When September Ends). St. Jimmy compare e tenta per l’ultima volta Johnny, il quale è ormai maturato e non si lascia più trascinare da quella parte di sé: Jimmy si suicida. Johnny si sistema e trova lavoro, ma ben presto si rende conto che non riesce a trovare un posto per lui in città. Will, tutto solo con la sua televisione, lamenta il suo stato emarginato. Decide dunque di staccarsi dal divano e dirigersi verso il locale 7-Eleven, dove incontra sorprendentemente Johnny, che ha venduto la sua chitarra per trovare i soldi per tornare a casa. Tunny torna mutilato dalla guerra, ma con la sua Extraordinary Girl. Heather riappare col suo nuovo fidanzato e fa tenere il bambino a Will. Dopo un anno, Johnny accetta tutto ciò che gli è capitato e decide di superarlo, guardando al futuro con speranza (Whatsername).

Alla fine del musical, viene eseguito da tutto il cast il brano Good Riddance (Time of Your Life).

Fonte: Wikipedia

Vedi anche:

 

Mondo Magico: Bricks Wonders + Roma Kids + Living Dinosaurs

19 Dec

Mondo Magico: Bricks Wonders + Roma Kids + Living Dinosaurs, tre grandi eventi in anteprima tra divertimento e didattica in programma alla Nuova fiera di Roma dal 19 dicembre 2015.

Tre grandi eventi in anteprima tra divertimento e didattica in programma alla Nuova fiera di  Roma dal 19 dicembre.

  • Bricks Wonders: la straordinaria esposizione  creata con i famosissimi mattoncini LEGO® dal modellatore professionista Warren Elsmore
  • Roma Kids: Tre sale per lasciarsi avvolgere dalla rassicurante morbidezza dei gonfiabili
  • Living Dinosaurs (a partire dal 26 dicembre 2015): un affascinante viaggio nella preistoria con tante  specie di dinosauri a dimensione naturale

MAGGIORI INFORMAZIONI

Vedi anche: The Art of the Brick: sculture di mattoncini Lego in mostra a Roma dal 28 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016, al SET in via Tirso 14, con opere di Nathan Sawaya, il maestro dell’arte del LEGO

La casa sperimentale di Giuseppe Perugini a Fregene

18 Dec

Curiosità romane: la casa albero o casa sperimentale progettata da Giuseppe Perugini, Raynaldo Perugini e Uga De Plaisant a Fregene alla fine degli anni ‘60.

Si tratta di un progetto sperimentale sia nella forma che nell’uso dei materiali, che rimandano all’architettura brutalista caratterizzata dall’uso del calcestruzzo grezzo in facciata. L’edificio sembra quasi sospeso tra gli alti alberi che la circondano, evocando allo stesso tempo l’archetipo del “nido” come luogo sicuro dove nascondersi, studiare, riprendere le forze. La costruzione, in deciso contrasto con le tradizionali abitazioni circostanti, colpisce per il suo singolare aspetto esteriore, con la tessitura delle travi e dei pilastri a vista che sostengono dei volumi prefabbricati, l’impianto non regolare, come anche il recinto del lotto in cemento con inglobate strisce d’acciaio tinte di rosso che riprendono la forma ricurva del recinto stesso.

Pochi materiali vengono utilizzati per la costruzione: cemento armato, vetro e acciaio. Perugini rifiuta quindi i materiali tradizionali da costruzione e sceglie il calcestruzzo armato, che assolve pienamente la funzione di sostenere/sorreggere i volumi che racchiudono i vari ambienti della casa, disposti in un ordine apparentemente casuale. Alle travi principali sono affiancate delle travi secondarie posizionate sopra e sotto i moduli che supportano il peso di questi attraverso particolari elementi cruciformi in acciaio verniciato di rosso. Le travi principali hanno altezze variabili ed in alcuni punti lo sbalzo di una trave è sorretto da una trave soprastante con degli agganci particolari, anch’essi in acciaio. Gli infissi, dipinti di rosso come tutti gli elementi in ferro della casa, riprendono la composizione generale della casa, reiterando il motivo del cubo, sia in aggetto verso l’esterno sia rientrando all’interno della casa. La scala/passerella, un dettaglio della composizione segnalata con il colore rosso delle ringhiere, conduce all’ingresso della casa e sembra un elemento estraneo, aggiunto alla struttura. È concepita come passerella mobile che si può anche alzare, isolando completamente gli abitanti dal mondo esterno. Le facciate dei volumi presentano anch’esse delle sporgenze e rientranze: in alcuni casi contengono infissi, in altri sono elementi pieni: cubi in conglomerato che modellano plasticamente l’esterno degli alloggi accentuando l’uso del materiale scelto. Caratteristici in facciata sono gli elementi dalla forma arrotondata, veri e propri contenitori di servizi che caratterizzano l’architettura ammorbidendone l’aspetto “squadrato”.

Le funzioni della casa sono racchiuse come già detto nei “gusci” in calcestruzzo che si trovano a quote diverse e prevedono gradini per superare i leggeri dislivelli interni. Anche gli ambienti interni della casa non dissimulano la complessità spaziale che si percepisce dall’esterno, con il salone open-space a doppia altezza e l’articolazione degli infissi che dall’interno accentuano il loro aspetto elaborato. Un’altra scala, a chiocciola e ancorata ai pilastri, questa volta conduce sul tetto e parte dal livello rialzato degli alloggi. Alcuni ambienti sono distribuiti nel parco che circonda la casa, come ad esempio la stanza della meditazione, caratterizzata da una sfera in cemento, o la piscina situata sotto la casa. In quest’opera c’è la volontà di creare un contrasto tra la struttura, con i suoi pilastri che si ergono verso il cielo esprimendo il desiderio di libertà, i gusci appesi che accentuano l’idea di leggerezza della composizione e il materiale grezzo, il calcestruzzo, che allude alla pesantezza.

La casa vuole rappresentare una sintesi di tutte le intenzionalità progettuali della famiglia Perugini. Come ricorda il figlio di Giuseppe, Raynaldo: “Essendo tutti e tre architetti (anche la madre Uga de Plaisant) era un po’ il giocattolo di famiglia, nel momento della realizzazione ognuno di noi proponeva soluzioni e nascevano discussioni…era una sorta di grande laboratorio… immaginatevi un plastico in scala reale! Questa era la casa di Fregene, un plastico al vero in cui ognuno metteva del suo. Una sorta di bottega globale nella quale lavoravamo tutti e per ogni problema c’erano un’infinità di soluzioni possibili. Infatti la cura dei dettagli e la messa a punto di tutte quelle soluzioni che hanno portato alla casa com’è oggi sono stati affrontati nella messa in opera. La particolare caratteristica costruttiva la rende un grande gioco di costruzioni…”.

Fonte: www.archidiap.com

Ispirazione: DailyBest

Casa sperimentale di Giuseppe Perugini
Via Porto Azzurro, 57, 00054 Fregene RM, Italia, 1968 -1971

Vedi anche:

Curiosità romane: il Monte dei Cocci a Testaccio

15 Dec

Forse non tutti sanno che… a Testaccio c’è una collina formata da detriti di antiche anfore romane. Il monte Testaccio, in latino Mons Testaceus, popolarmente noto come monte dei Cocci, è una collina artificiale a Roma di circa 36 m di altezza, vera e propria discarica specializzata di epoca romana. È infatti costituita da strati ordinatamente disposti di cocci provenienti da più di 53 milioni di anfore per la maggior parte olearie. I contenitori di terracotta, scaricati dal vicino porto fluviale sul Tevere, una volta svuotati dal contenuto, venduto sul mercato capitolino, venivano lì gettati. Il nome deriva dal termine latino testae, ossia “cocci”, e il colle si trova tra le mura aureliane e la sponda sinistra del Tevere, nell’omonimo XX rione di Roma, Testaccio.

Alto m. 54 e con una circonferenza di Km. 1, il monte è formato da testae, cocci, in prevalenza frammenti di anfore usate per il trasporto delle merci, sistematicamente scaricati e accumulati con ogni probabilità tra il periodo augusteo e la metà del III sec. d.C. secondo quanto stabilito dagli ultimi studi.

A questi si debbono anche importanti osservazioni sulla natura e le modalità degli scarichi, risultati finora composti soprattutto da pezzi di anfore olearie della Betica (odierna Andalusia) e della Bizacena (Africa), nonché la valida spiegazione data sulla presenza di calce sui cocci che, destinata ad eliminare gli inconvenienti causati dalla decomposizione dell’olio, ha rappresentato anche un ottimo elemento di coesione e di stabilità per il monte attraverso il tempo.

Un accumulo di tale entità ed altezza fu reso possibile dalla presenza di una prima rampa e di due stradelle percorse dai carri ricolmi di cocci e di anfore frammentarie, molte delle quali conservano il marchio di fabbrica impresso su una delle anse, mentre altre presentano i tituli picti, note scritte a pennello o a calamo con il nome dell’esportatore, indicazioni sul contenuto, i controlli eseguiti durante il viaggio, la data consolare.

Pertanto il monte a tutt’oggi si configura come fonte storico-documentaria di prima mano sullo sviluppo economico dell’impero romano, sulle relazioni commerciali tra Capitale e province, nonché sulle abitudini alimentari nell’antichità.

Via Zabaglia, 24
Ingresso consentito solo a gruppi accompagnati.
Max 30 persone a visita.

Fonte: Wikipedia e Sovrintendenza Capitolina

Vedi anche:

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 545 follower