Archivio | febbraio, 2014

Apertura e visite delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo con il Giardino Barberini

28 Feb

Il Papa apre i giardini di Castel Gandolfo: dal 1° marzo 2014 pellegrini e turisti potranno varcare la soglia delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per visitare l’esclusivo Giardino Barberini.

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo sono costruzioni erette in un’area di circa 55 ettari situata nei Castelli Romani, in provincia di Roma, inclusa tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia.
Sono state concesse alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929 in quanto costituiscono la residenza suburbana frequentata dai Papi fin dall’epoca di papa Urbano VIII.

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Chi non ha mai desiderato di percorrere, almeno una volta nella vita, i Giardini del Papa? Quel luogo magnifico e segreto che si affaccia sul lago di Castel Gandolfo e dove lo splendore dell’arte e la gloria della natura convivono in mirabile equilibrio? Ci voleva un uomo come Papa Francesco perché quel sogno diventasse praticabile e reso accessibile a tutti. È stata sua la decisione di aprire a chiunque lo desideri i suoi Giardini.
Dal prossimo 1 Marzo attraverso un sistema, qui illustrato in dettaglio, di prenotazioni e di visite guidate plurilingue, i Giardini papali di Castel Gandolfo saranno regolarmente aperti al pubblico. Si comincerà dal Giardino Barberini, quello più accessibile ed anche meno conosciuto. Chi entrerà nella villa che fu dei Barberini per passare poi alla Santa Sede con il concordato del 1929, potrà ammirare contesti insieme naturalistici ed archeologici di straordinaria suggestione. Dal Giardino della Magnolia, al Viale delle Rose, dal Viale delle Erbe aromatiche a quello dei Ninfei, dal Piazzale dei lecci al Giardino del Belvedere. Nell’area della Villa Barberini sorgeva, con affaccio sul lago, la Villa dell’Imperatore Domiziano e il visitatore potrà sostare fra le rovine del Teatro imperiale o scoprire il criptoportico, grandiosa e romantica rovina, degna di un capriccio del Piranesi.
Affacciandosi sul Piazzale Quadrato o sui giardini del Belvedere lo sguardo si aprirà sul Lazio tutto intero fino alla linea azzurra del mare.
Alla primavera del 2014 un regalo più bello Papa Francesco non poteva farlo.

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Testo e foto dal sito Vatican.va

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La Cappella Carafa di Filippino Lippi in Santa Maria Sopra Minerva

26 Feb

Forse non tutti sanno che… Filippino Lippi, autore degli affreschi nella Cappella Carafa in Santa Maria Sopra Minerva, era figlio di un frate e di una suora.

Filippo Lippi, detto Filippino Lippi per distinguerlo dal padre (Prato, 1457 – Firenze, 1504), è stato un pittore italiano allievo di Sandro Botticelli riprese lo stile lineare, ma lo usò per creare opere in cui risaltasse il carattere irreale della scena con figure allungate e scene ricche di dettagli fantasiosi.
Le origini di Filippino Lippi sono alquanto singolari, figlio del frate carmelitano Filippo Lippi e della monaca Lucrezia Buti. Come racconta il Vasari i due si erano conosciuti a Prato quando Lippi padre, occupato negli affreschi del Duomo, era diventato cappellano nel monastero di Lucrezia. Un giorno chiese alla madre badessa di poter ritrarre la giovane monaca in una pala della Madonna col Bambino e, ottenuto il permesso dopo qualche esitazione, dovette scoccare tra i due una scintilla, tanto che in occasione della processione della Sacra Cintola Filippo rapì la modella, con grande scandalo. Filippino nacque nel 1457, quando la coppia non era ancora sposata. Per riparare al fattaccio Cosimo de’ Medici intercesse presso papa Pio II perché i due ottenessero una dispensa per potersi sposare. Anche se il matrimonio non avvenne i due convissero in una casa in piazza del Duomo, raccogliendo la grande tolleranza delle autorità religiose che, pur avendo tolto a Filippo l’incarico di cappellano, gli confermarono l’incarico per gli affreschi del Duomo, al quale l’artista lavorò fino al 1464.
Proprio in quel cantiere il giovanissimo Filippino stette a contatto con la cerchia di pittori aiutanti del padre e conobbe il giovane Sandro Botticelli, più grande di dodici anni.

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LA CAPPELLA CARAFA IN SANTA MARIA SOPRA MINERVA A ROMA

La cappella Carafa si trova nella basilica di Santa Maria sopra Minerva è celebre per il ciclo di affreschi di Filippino Lippi (1488-1493), è una delle più alte testimonianze dell’arte tardo-quattrocentesca a Roma.
La cappella, collocata nel lato destro della basilica e dedicata alla Vergine e a san Tommaso d’Aquino, venne costruita verso la fine del XV secolo su decisione del carismatico cardinale Oliviero Carafa, noto per la sua energica opposizione ai Turchi: su consiglio di Lorenzo il Magnifico il cardinale decise di affidare la decorazione ad affresco della cappella a Filippino Lippi, artista poco più che trentenne, figlio d’arte, ma che già aveva dato prova di grandi capacità.

La volta

Come di consueto la decorazione dovette iniziare dalla volta, che venne divisa in quattro vele sulle quali Filippino raffigurò altrettante Sibille. Al centro campeggia uno stemma Carafa entro un medaglione con cornice dipinta che prosegue, con la medesima decorazione, lungo i costoloni. Si tratta di un disegno di rami intrecciati ad anelli con diamanti, emblema di Lorenzo de’ Medici, alternati a libri e palmette all’antica. L’allusione ai Medici viene in genere letta come un ringraziamento per la segnalazione e per l’opera di mediazione e pacificazione svolta dal Magnifico nella congiura dei Baroni che aveva insanguinato il regno di Napoli nel 1485, terra di origine del Carafa. Il libri poi rimandano agli interessi culturali del cardinale, che possedeva una ricca biblioteca, lasciata poi in eredità al convento di Santa Maria della Pace, dove aveva anche finanziato il chiostro del Bramante.

Nelle Sibille della volta Filippino fu il primo fiorentino a impiegare una visione “da sott’in su”, cioè una prospettiva calibrata per la visione dal basso, sebbene ancora rudimentale. Ciò fu possibile sicuramente grazie all’esempio nella basilica dei Santi Apostoli dell’affresco dell’Ascensione di Maria di Melozzo da Forlì, oggi staccato e diviso tra i Musei Vaticani (dove restano gli Angeli musicanti) e il Palazzo del Quirinale. Per capire la distanza con il modo ancora arcaico di dipingere gli spicchi delle volte a Firenze si può confrontare l’opera di Filippino con le coeve Sibille nella Cappella Sassetti di Domenico Ghirlandaio, viste ancora in maniera rigidamente frontale, come se stessero su una parete.
L’Arianna dormiente
Le Sibille di Filippino sono la Cumana, la Libica, la Tiburtina e la Delfica, con i nomi scritti in insegne alla romana poste agli angoli, sorrette da cherubini a monocromo. Esse, simbolo di sapienza al pari dei profeti, tengono in mano cartigli svolazzanti con passaggi degli scritti di san Tommaso e sono affiancate da angeli che reggono altri cartigli o libri, su cui esse leggono o scrivono. La Cumana è a seno semi-scoperto, ma non si tratta di un’allusione languida come quelle tanto diffuse nel Seicento, tanto più inspiegabile se paragonata al carattere estremamente austero del cardinale, ma piuttosto di un riferimento derivato dalla teologia medievale, secondo cui le profezie delle sibille avevano per l’umanità lo stesso valore del latte materno per il neonato. Alcune pose ricordano l’arte classica di Roma, come la statua dell’Arianna dormiente, da cui Filippino trasse l’atteggiamento pensoso della Tiburtina, la gamba incrociata della Delfica e forse il panneggio della Cumana, compreso il dettaglio del seno scoperto.
Le pose complesse, il ricadere dei panneggi, l’intrecciarsi dei cartigli svolazzanti creano giochi lineari bizzarri, tipici dell’artista, che danno all’insieme un effetto di nervoso dinamismo, estremamente espressivo, che rifiuta il naturalismo classico.
Parete centrale
Annunciazione

La parete di fondo è decorata da una finta pala d’altare (in realtà ad affresco) dell’Annunciazione tra una cornice di stucco e dall’Assunzione della Vergine ai lati e nella parte superiore. Tutta la scena è inquadrata da una finta architettura con un arcone retto da pilastri decorati da candelabre a monocromo. Tra i soggetti inseriti in questa decorazione figura anche, a destra, la prua di una nave romana con un ramoscello d’ulivo, allusione al successo militare di “Oliviero” contro i Turchi. La nave venne copiata da un rilievo marmoreo già nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura (oggi ai Musei Capitolini) in cui ogni parte dell’imbarcazione corrisponde, secondo la tradizione romana, a un organo del corpo umano: per questo sulla prua si trova un occhio. Lungo il fregio, visibile ormai solo sulla parete destra, corrono vari oggetti che richiamano gli interessi e gli incarichi ecclesiastici del cardinale; sul cornicione sono poi dipinti angioletti che reggono lo stemma Carafa.

L’Annunciazione

L’Annunciazione ha un’iconografia piuttosto insolita, con san Tommaso d’Aquino che presenta a Maria annunciata il cardinale Carafa inginocchiato. Se infatti non era rara la presenza del committente anche nelle annunciazioni (come in quella di Antoniazzo Romano nella stessa chiesa), molto originale è il duplice ruolo di Maria, che con la testa guarda l’Angelo che le sta portando l’annuncio, apparendo a sinistra nello svolazzare delle vesti e seguito dai raggi di luce con la colomba dello Spirito Santo, mentre con il corpo è rivolta alla presentazione e con la mano benedice il cardinale. Il cardinale assume così un ruolo da protagonista nella scena accanto alla Vergine, distraendola quasi dall’evento sacro. La scena è ambientata in un interno, dove Maria sta inginocchiata su una sedia presso un leggio colmo di libri, mentre una tenda scostata rivela una natura morta in un ripiano nel muro posto in alto: si tratta di uno scaffale con libri e con una caraffa di vetro, simbolo di trasparente purezza, con un ramoscello di ulivo, un riferimento da rebus al nome del cardinale, Oliviero Caraf(f)a.

A sinistra si vede un androne coperto da volta a botte con al centro lo stemma Carafa, che farebbe pensare all’ambientazione nello stesso palazzo del cardinale.

La cornice in stucco chiaro con decorazioni dorate è composta da una base, due pilastrini corinzi, una trabeazione con fregio di cherubini, festoni e palmette, e una coronazione con volute, vasi e protomi maschili, coronati da un cestino di frutta (la frutta è paragonata da sant’Agostino e sant’Ambrogio alle buone opere) e chiuse da un tendaggio affrescato tenuto e scostato da quattro puttini pure dipinti. Sui pilastrini si trova una precoce decorazione a grottesche, che dimostra l’influsso dei recentemente scoperti affreschi della Domus Aurea. Vasari forse esagerò quando scrisse che Filippino fu il primo ad averli visti, ma comunque dovette essere sicuramente tra i primi visitatori.

L’Assunzione

Una serie di personaggi affrescati ai lati della pala, raffiguranti gli Apostoli, dirige lo sguardo dello spettatore verso il miracolo che si svolge in cielo, quello dell’Assunzione della Vergine che sta salendo su una nuvola, spinta da angeli, affiancata da ceri accesi, da angioletti che spargono incenso e da una mandorla luminosa di cherubini. I due turiboli citano molto fedelmente quelli disegnati da Botticelli nell’affresco della Punizione dei ribelli nella Cappella Sistina, a cui probabilmente collaborò anche lo stesso Filippino.
Se la Vergine è rappresentata in maniera tradizionale, con un punto di vista frontale, grande libertà si trova negli angeli musicanti che le danzano attorno, scorciati “da sott’in su” imitando quelli di Melozzo da Forlì. Da sinistra in senso antiorario si vedono un angelo con tamburello, uno con tromba, uno con il salterio, poi tre angeli con fiaccole che spingono la nuvola, poi uno coi tamburi legati in vita, uno col triangolo (in questo caso di forma trapezoidale) e uno con una cornamusa: si tratta di strumenti musicali delle truppe militari dell’epoca, adatti a creare una musica fragorosa, anziché i tradizionali organetti, liuti e archi da “interno”. La cornamusa, strumento militare per eccellenza, è decorata da bande parallele bianche e rosse ed allude allo stemma Carafa ed ai successi navali.
Dietro agli Apostoli in basso si snoda un variopinto corteo di personaggi e animali esotici, forse allusione al trionfo che il cardinale ricevette di ritorno dalla campagna militare vittoriosa. La giraffa doveva invece essere stata vista da Filippino a Firenze (una era stata donata un paio d’anni prima a Lorenzo il Magnifico suscitando il vivissimo interesse della popolazione), accendendo la sua fantasia.
Parete sinistra

Sulla parete sinistra si trova oggi il monumento a papa Paolo IV Carafa di Pirro Ligorio, che distrusse gli originali affreschi di Vizi e Virtù noti solo grazie alla descrizione del Vasari.

La parete destra presenta una decorazione architettonica simile a quella della parete centrale, ma è divisa da un fregio in un riquadro principale e in una lunetta. Essi rappresentano rispettivamente il San Tommaso in cattedra (o Disputa di san Tommaso) e il Miracolo del libro.

La scena del San Tommaso in cattedra è ambientata in un’ariosa architettura centrata su un padiglione coperto da volta a crociera con arco a tutto sesto, da cui si accede a destra, tramite un passaggio ad arco, a una terrazza che continua sull’edificio accanto, dove sono affacciati alcuni personaggi. Sotto la nicchia si trova Tommaso d’Aquino circondato da figure simboliche, più in basso fuori dalla nicchia, da due gruppi simmetrici di personaggi.

Tommaso tiene in mano un libro aperto con l’iscrizione “Sapientiam sapientum perdam”, tratta dalle parole di san Paolo che significa “Distruggerò la sapienza del sapiente”, e ai suoi piedi si trova una figura tozza sdraiata in terra e coperta da libri, evidente personificazione del Peccato, con il cartiglio “Sapientia vincit malitiam” (“La sapienza vince la malizia”), allusione tipica dei domenicani al ruolo della conoscenza nel riconoscere e combattere il vizio e l’eresia. Ai lati del santo stanno varie personificate, coi nomi incisi a lettere dorate sulle vesti: da sinistra la Filosofia, la Teologia (con la corona, a cui si rivolge il santo), la Dialettica (col tipico attributo del serpente) e la Grammatica (che insegna a leggere a un fanciullo e tiene in mano la verga per punire l’eventuale pigrizia dell’allievo).
San Tommaso in cattedra, dettaglio

I personaggi in primo piano invece sono quasi tutti figure di eretici, riconoscibili anche in questo caso dalle iscrizioni dorate sulle vesti, in alcuni casi oggi poco leggibili. Vi sono Mani, con il dito sulle labbra, Eutiche, con l’orecchino di perla, Sabellio, che ricorda uno dei Prigionieri Daci dell’arco di Costantino, Ario, con l’abito giallo, ecc. I libri a terra sono evidentemente quelli degli eretici e sono destinati al rogo. A destra spicca un frate domenicano in primo piano, identificato con Gioacchino Torriani, maestro dell’Ordine. Dall’altro lato si trova invece Niccolò Orsini, capo dell’esercito papale, che sembra pronto ad attuare la sentenza di Tommaso. Il destino dei libri eretici non è esplicitamente palesato, ma vi si può riferire anche la presenza nel fregio dell’acerra, uno dei cofanetti in cui i romani tenevano gli incensi da bruciare sugli altari sacrificali, che in questo caso contiene invece un libro.

I due edifici laterali che fanno da quinta ricordano esempi umbri, come i Funerali di san Bernardino di Pinturicchio nella Cappella Bufalini in Santa Maria d’Aracoeli. A sinistra si intravede un paesaggi cittadino su cui spicca la statua equestre di Marc’Aurelio, che all’epoca si trovava in Laterano ed era creduta un ritratto dell’imperatore Costantino.

La lunetta contiene più episodi sulla vita di san Tommaso. A sinistra si trova il Miracolo del Libro, ambientato in un interno, in cui Cristo si rivolse al santo dal crocifisso per elogiare la sua opera dicendo: “Bene scripsisti de me Thoma”. All’apparizione miracolosa un frate scappa spaventato dalla porta. La presenza degli angeli coi gigli bianchi, simboli di purezza e il fatto che uno di loro scosti il mantello di Tommaso per far vedere la cintura legata rimanda anche a un altro episodio della vita del santo, quando due angeli comparvero e gli legarono in vita la cintura simbolo di castità per la sua resistenza alle offerte di una prostituta inviata dalla famiglia di Tommaso per distrarlo dalla vita monastica.

La parte destra ha come sfondo un loggiato oltre gli archi del quale si vede una città, mentre un personaggio vestito di rosso sta scendendo dei gradini al centro. Più complessa è l’identificazione dei personaggi in primo piano. Il cagnolino che assale il bambino è di solito una personificazione del demonio che attenta alla purezza dell’infanzia. La donna con l’abito monacale e il rosario infilato alla cintura è probabilmente una personificazione della Chiesa, e l’uomo che scende le scale potrebbe essere il suo sposo Cristo, vestito del rosso che ricorda la Passione. La sua figura si trova inoltre al di sopra dell’Imago Pietatis sull’architrave. Il Bambino sarebbe allora, secondo gli scritti allegorici di Ugo da San Vittore, il simbolo del clero, nato dall’unione di Cristo con la sua sposa.

Il personaggio a destra è vestito come un musulmano e gli viene indicata la donna raffigurante la Chiesa da un uomo di spalle vestito di giallo, che sembra volerlo far convertire. La donna in secondo piano potrebbe essere una raffigurazione della Sinagoga, così come si trova nel dipinto delle Prove di Cristo di Botticelli alla Sistina.

Fonte: Wikipedia

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Un weekend di cioccolato a Roma

25 Feb

Ben DUE gli eventi con ingresso libero dedicati agli amanti del cioccolato a Roma nell’ultimo weekend di febbraio 2014!

VEDI ANCHE: TUTTI GLI EVENTI A ROMA

 

Le opere d’arte arrivano su Twitter!

22 Feb

La cultura diventa sempre più 2.0 e sancisce il suo divertente ingresso nel mondo del social.
Ironici, divertenti, acculturati, per nulla snob sono i protagonisti di deliziosi account twitter che promuovono i capolavori della pittura e della scultura, i tesori dell’archeologia e dell’arte antica che fanno brillare i nostri musei, che sono il risultato del genio dei nostri artisti.

Seguire i loro profili è uno spasso. Non solo interagiscono tra di loro scambiandosi battute, opinioni caustiche e commenti esilaranti, ma si animano assumendo colore e personalità, dando un’immagine ben definita di sé. Ecco, ad esempio, come si definisce Fede da Montefeltro, immortale protagonista dell’opera di Piero della Francesca: “Duca di Urbino. Ho ardimento da condottiero, raffinatezza da mecenate ma il pezzo forte resta il naso. @Battista1446 (alias la moglie, Battista Sforza) mi chiede di aggiungere che sono sposato”.
Si descrive così il Bronzo B: “Piacere, sono il vecchio dei Bronzi di Riace. Potrei chiamarmi Anfiarao o Eteocle. Portavo un elmo, per questo la mia testa è strana. Sono calmo e rilassato”.

Si tratta di un espediente ingegnoso per diversi motivi: con un profilo Twitter, le opere d’arte raggiungono un pubblico vastissimo, promuovono i musei che le ospitano, possono essere presentate anche ai più giovani in una veste nuova e accattivante. Senza, però, perdere di spessore o sminuire il valore di cui sono portatrici.

A quanto pare, dietro i profili dei personaggi più celebri della storia dell’arte, ci sarebbe un’iniziativa del MiBACT, in particolare degli assistenti alla vigilanza dei musei di pertinenza delle opere, con lo scopo di rendere sempre più 2.0 l’accesso alla cultura, di incrementare il rapporto tra internet, social media, musei e luoghi di cultura. I profili Twitter delle nostre opere d’arte sono anche un mezzo di promozione turistica, e appoggiano iniziative come #followamuseum o #museumselfie, incrementando il prezioso e ormai inevitabile rapporto tra beni culturali e nuove tecnologie.

Vale decisamente la pena seguire i nostri paladini dell’arte, provare per credere. Sono già molti e aumentano di giorno in giorno. Oltre ai già citati

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Tratto da Opere d’arte che twittano: la svolta social della cultura di Silvana Calcagno, su Tafter

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Mercatini a Roma

21 Feb

mercatiniromaRoma è piena di Mercatini che la caratterizzano, che vendono prodotti tipici, prodotti gastronomici, abiti, vestiti usati e molto altro.

Mercato di Campo de’ Fiori

Campo de’ fiori, che fino al ‘400 aveva prati e margherite al posto dei sampietrini è una delle piazze più famose di Roma, specialmente per la movida notturna rinomatamente mondana.
Durante il giorno però in questa piazza si anima uno storico degli storici mercatini rionali a pochi minuti da Piazza Navona, con banchi di frutta e verdura, casalinghe con le sporte della spesa cariche di acquisti, signore borghesi alla ricerca di frutta per i propri centrotavola e personaggi romani che urlano di zucchine, pomodori e melanzane, facendo rivivere l’omonimo film con Aldo Fabrizi e Anna Magnani.
Campo de’ fiori non è un mercatino particolarmente grande, ma è uno dei più antichi della capitale. In vendita potete trovare frutta e verdura fresche, pesce, carne e fiori. Sembrerebbe un mercato come molti altri, ma il fatto che non lo sia si comprende da tanti piccoli dettagli: la statua di Giordano Bruno che sovrasta la folla chiassosa del sabato mattina, i numerosi bar dove leggere un giornale facendo colazione e osservando il brusio del mercato e i turisti che si aggirano incantati tra le urla dei fruttivendoli da banco.
I prezzi sono piuttosto cari per un mercato, ma la qualità e la varietà dei prodotti è sopra la media. Unici i banchi di spezie con i gustosi mix per le tipiche ricette romane: da quelli per pasta e pizza, fino a quelli per l’arrabbiata o per la frittata di zucchine. Ricette e mescolanze segrete per queste magiche polverine difficilmente reperibili altrove. E poi banchi con pomodori, mele e castagne, ma anche zucche, radici di zenzero e frutta esotica. Le principali attrazioni sono le enormi ceste di broccoli e spinaci o riempite con verdure fresche di stagione già tagliate e pulite pronte per il minestrone. Vicino alla fontana della piazza ci sono le bancarelle con i fiori. E’ aperto tutti i giorni tranne la domenica, dalle 6 del mattino alle 13.

Mercato di Porta Portese

E’ il 1945 e nel tratto iniziale di Via Portuense, quello che nasce da Porta Portuensis, accesso fortificato alla città di Roma, voluto da Urbano VIII, nel XVII secolo, trova collocazione il mercato domenicale delle pulci oggi meglio conosciuto semplicemente con il nome di “Porta Portese”. Questo storico mercato, dall’aria pratica e popolare, tipicamente romana, che si sveglia di domenica mattina intorno alle 6:00 e ripiomba nel suo settimanale sonno intorno alle 14:00, conta quasi un migliaio di espositori e si estende, partendo dalla Porta omonima, in un’area compresa tra piazza Ippolito Nievo, via Ettore Rolli e Viale Trastevere.
Oggi, al mercato di Porta Portese, si respira ancora la vivida aria di aggregazione sociale quale divertente e piacevole consuetudine domenicale dei romani e dei turisti; mentre, le pellicole dei vecchi film quali Ladri di biciclette (Vittorio De Sica) e I soliti ignoti (Mario Monicelli), si rivestono di altre realtà e di altri costumi.
Tra i mercatini è il più famoso della capitale, quello che ha visto i suoi natali germogliare all’ombra di una città occupata dai soldati tedeschi, quando il cibo si barattava con le medicine, oggi risplende di quella luce e di quel colore che incarnano l’essenza stessa di una domenica trascorsa tra i vicoli trasteverini in compagnia anche di altre lingue, di altri usi e di altri costumi che hanno trovato, nel commercio più svariato e a volte bizzarro, comunione di interessi con il popolo dei venditori italiani.

Mercatino di Natale a Piazza Navona

Come ogni anno, Roma si veste degli addobbi natalizi e concentra artisti di strada, saltimbanchi, giocolieri, artigiani e commercianti nella cornice di piazza Navona.
Il mercatino, o le bancarelle di piazza Navona, come le chiamano in tanti, aprono dai primi giorni di dicembre al 6 gennaio, giorno in cui buona parte della città si riversa nella piazza di Bernini e Borromini, per festeggiare la Befana.
Si ritorna per un attimo ai tempi antichi, alle tradizioni paesane in cui la piazza abbraccia musiche, giostre, luci colorate. La protagonista indiscussa di questa festa è sicuramente la Befana che viene rappresentata in tantissimi modi e fattezze. La piazza si riempie di numerose bancarelle che offrono specialità gastronomiche, calze contenenti dolciumi e cioccolata, e tantissimi addobbi e decorazioni per l’albero di natale e per la casa.
Quello di Piazza Navona, infatti, è un mercatino di Natale specializzato in addobbi natalizi: qui troverete di tutto per adornare il vostro albero e il presepe. Elementi della tradizione si mischiano con quelli più moderni lasciandovi scegliere tra i decori classici e quelli più originali. Molti banchi offrono anche tante idee per i regali da mettere sotto l’albero, mentre numerosi sono gli stand che vendono dolci e leccornie. Da non perdere per chi ama la tradizione e la magica e avvolgente atmosfera natalizia.

Mercatino di Natale a Piazza Mazzini

Il mercatino di Piazza Mazzini è dei tanti mercatini di Natale che vestono a festa la Capitale dagli inizi di Dicembre fino alla Vigilia di Natale. Nel cuore dello storico quartiere Prati, intorno alla celebre  fontana al centro della piazza, è possibile passeggiare in un ambiente suggestivo e elegante e nello stesso tempo  cercare originali regali di Natale. Si trovano, infatti,  oggetti di artigianato come borse, sciarpe, saponi, cappelli, vestiti, maglieria  e oggetti di antiquariato come lampade, ceramiche, vetri, quadri e tanto altro ancora.  Il mercatino è aperto dalla mattina fino alle prime ore della sera.

Mercatino di Natale a Trastevere

L’associazione “Idea Roma” presenta  “Natale in Trastevere” con circa cinquanta stand, installati per tutto il periodo delle feste nel cuore di Trastevere, in piazza Mastai.
Uno spazio dedicato a tutta la famiglia, dai più piccoli ai più grandi. Le bancarelle ospitano infatti dolci, giocattoli, articoli da regalo, decorazioni e addobbi natalizi, artigianato e abbigliamento.
Shopping e non solo, anche iniziative ricreative come il cabaret  e attrazioni per il pubblico, come l’angolo della magia e il Presepe della Pace. Inoltre sono presenti la mostra del soldatino, gli stand di artigianato locale e di prodotti enogastronomici tipici del Lazio, il corner dei ritrattisti di strada, la pasticceria con oltre venti tipi diversi di cioccolato e centinaia di pupazzi e ceramiche.
Inoltre un simpaticissimo Babbo Natale accoglierà i più piccoli e lì intratterrà con giochi e storie ispirate alla sua magica leggenda. Il mercatino apre dalla metà di dicembre al 6 gennaio, dalla mattina alle prime ore della sera.

Mercato di Via Sannio

Il Mercato d’abbigliamento di via Sannio sorge lungo l’omonima via del Quartiere Appio Latino, sito in Roma sud.
Aperto dal lunedì al sabato nel cuore del quartiere San Giovanni, negli orari 9.00-13.30 (Chiuso domenica e festivi), rappresenta uno dei mercati storici della capitale risalente agli anni ’70, all’interno del quale è possibile trovare numerosi articoli nuovi ed usati, soprattutto di abbigliamento e a basso prezzo.
Il mercato si trova all’aperto ed è visitabile tutto l’anno e gratuitamente.
Per raggiungerlo è possibile spostarsi con i mezzi pubblici, prendendo la Metropolitana “linea B” fino a Termini da lì, la “linea A” fino alla fermata San Giovanni. Oppure, da Piramide, si può prendere il Tram linea 3 e scendere a Porta San Giovanni. Da Termini prendere direttamente la “linea A” fino a San Giovanni. Da Piazza Venezia prendere l’810, l’85 oppure l’87.

Mercato al Circolo degli Artisti

Vintage è un attributo che definisce le qualità ed il valore di un oggetto prodotto almeno vent’anni prima del momento attuale e che può altresì essere riferito a secoli passati senza necessariamente essere circoscritto al Ventesimo secolo. Gli oggetti definiti Vintage sono considerati oggetti di culto per differenti ragioni tra le quali le qualità superiori con cui sono stati prodotti, la bellezza e la particolarità.
Per tutti gli appassionati dei mercatini delle pulci l’appuntamento fisso è al Circolo degli artisti, in via Casilina Vecchia 42, con il Vintage Market. Ogni terza domenica del mese più di 80 espositori vendono e scambiano i loro abiti ed accessori vintage, in un viaggio attraverso epoche passate che grazie agli occhi attenti di qualcuno avranno un secondo ciclo di vita. Inoltre l’esposizione è arricchita da stilisti emergenti che proporranno le loro creazioni di moda, artigiani locali ed appassionati collezionisti.

Mercato dei Fiori

Il Mercato all’Ingrosso dei Fiori e delle piante ornamentali del Comune di Roma, situato  in via Trionfale 45, ospita circa 150 produttori di tutta la regione e numerose ditte di grossisti su una superficie di 7500 mq. La vendita all’ingrosso, servita da sei porte di accesso e ospitata in due sale, è aperta al pubblico ogni martedì dalle 10 alle 13 e offre fiori freschissimi o secchi per arredare, erbe aromatiche e piante di ogni provenienza, soprattutto originarie dell’area  mediterranea.

Fonte: Pro Loco Roma

Carnevalone Liberato di Poggio Mirteto

21 Feb

Il carnevale di Poggio Mirteto, chiamato il Carnevalone Liberato si svolge nella piazza di Poggio Mirteto, provincia di Rieti.
La festa nella sua complessità, richiama elementi scenici che possono essere interpretati come storia del territorio. Nell’ambito delle manifestazioni ludiche volutamente confusionarie si possono estrapolare gli elementi fondamentali della rappresentazione: il clima carnascialesco e la baldoria condita da contenuti storico-anticlericali, gli artisti di strada e i feticci.

La più importante tradizione popolare di Poggio Mirteto è il Carnevalone Liberato, festa di liberazione dallo Stato Pontificio.
La festa si svolge la prima domenica di quaresima ed è caratterizzata da un forte connotato anticlericale.
L’origine della festa è nella rivolta popolare del 24 febbraio 1861 che decretò la liberazione di Poggio Mirteto dallo Stato Pontificio. Dopo la rivolta, quando la delegazione degli operai di Poggio Mirteto si recò dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli per chiedere l’annessione al futuro Regno d’Italia, il Commissario Generale dell’Umbria propose di premiare la cittadina facendo passare per Poggio Mirteto la ferrovia Roma-Orte. Ma a questa offerta la popolazione preferì invece che venisse stabilito di celebrare ogni anno una grande festa a ricordo della liberazione dallo Stato Pontificio, e così fu.
Il carnevale anticlericale si tenne fino alla firma dei Patti Lateranensi nel 1929, quando il Fascismo decise di sopprimerla, nell’ambito della più generale politica di alleanza col Vaticano.
La festa fu ripristinata nel 1977 conservando integro il suo carattere di festa laica, con abbondante uso di bonaria ma caustica ironia anticlericale.
Nel corso degli anni la festa è cresciuta esponenzialmente fino a diventare uno degli appuntamenti di piazza più amati e frequentati del centro Italia, con torme di migliaia e migliaia di partecipanti (rigorosamente in costume!) che ogni anno fin dalla prima mattina invadono il centro storico di Poggio Mirteto per approfittare dell’ottima eno-gastronomica locale e assistere agli innumerevoli spettacoli di arte di strada e musica dal vivo, fino al tradizionale falò del ‘pupazzo’ che in tarda serata decreta la fine dei festeggiamenti.

Luglio Suona Bene 2014: i concerti in programma all’Auditorium

20 Feb

Luglio Suona Bene 2014: i concerti in programma all’Auditorium Parco della Musica:

PROGRAMMA IN AGGIORNAMENTO

Ingresso gratuito alla mostra Musée d’Orsay, Capolavori per Le Serate dell’Arte e Io Gioco con l’Arte Day

20 Feb

Ingresso gratuito alla mostra Musée d’Orsay, Capolavori per Le Serate dell’Arte e Io Gioco con l’Arte Day: 2, 7, 14 e 21 marzo 2014.

Il Gioco del Lotto ti avvicina all’arte portando a Roma, per la prima volta, i capolavori del Museo d’Orsay. 70 grandi opere realizzate tra il XIX e il XX secolo arrivano in esposizione al Complesso del Vittoriano dal 22 febbraio all’8 giugno 2014. Un’occasione unica per incontrare i grandi maestri francesi, da Gauguin a Monet e da Van Gogh a Degas, in un contesto tutto italiano. Un grande impegno per sostenere il patrimonio artistico e culturale.

Il Gioco del Lotto vi offre:

  • 3 Serate dell’Arte con INGRESSO GRATUITO
    venerdì 7 – 14 – 21 marzo dalle ore 20.00 alle 22.00
  • 1 laboratorio day  – Io gioco con l’Arte con INGRESSO GRATUITO
    domenica 2 marzo, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 (partenza ogni ora)
    Bambini e ragazzi dai 4 ai 10 anni. Per i genitori visita guidata gratuita della mostra fino ad esaurimento posti

PER INFORMAZIONI SULL’INIZIATIVA CLICCA QUI

ingressogratuitovittoriano

Botticelli: tutte le opere a Roma

20 Feb

TUTTE le opere di Sandro Botticelli a Roma:

  • Ritratti di papi, 1481 circa, affreschi, Città del Vaticano, Cappella Sistina
  • Prove di Mosè, 1481-1482, affresco, 348,5×558cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina
  • Punizione dei ribelli, 1481-1482, affresco, 348,5×570cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina
  • Prove di Cristo, 1481-1482, affresco, 345×555cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina
  • Madonna col Bambino, san Giovannino e angeli, 1488-1490, tempera su tavola, tondo, diam 170cm, Roma, Galleria Borghese
  • Trasfigurazione con i santi Gerolamo e Agostino, 1500 circa, tempera su tavola, 27,5×35,5cm, Roma, Galleria Pallavicini

VEDI ANCHE:

 

Papa Wojtyla: quattro musical a Roma

19 Feb

Sono ben quattro i musical dedicati a Giovanni Paolo II che andranno in scena a Roma nella primavera 2014:

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