Curiosità artistiche: l’attentato ad Andy Warhol

11 Mar

Curiosità artistiche: l’attentato ad Andy Warhol.

Andy Warhol  (vero nome Andrew Warhola Jr.) nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, figlio di Ondrej Varchola (anglofonizzò il proprio nome in Andrew Warhola poco dopo il suo arrivo negli Stati Uniti; 1889-1942) e di Júlia Justína Zavacká (1892-1972), entrambi immigrati ruteni originari di Miková (un paese situato nella Slovacchia nord-orientale). Warhol mostrò subito il suo talento artistico, e studiò arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology, l’attuale Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Dopo la laurea, ottenuta nel 1949, si trasferì a New York. La “grande mela” gli offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità, lavorando per riviste come Vogue e Glamour.

Il 3 giugno 1968, una femminista radicale nonché artista frequentatrice della “Factory”, Valerie Solanas, sparò a Warhol, al suo critico d’arte, e al suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, nell’atrio dello studio dell’artista, denominato la Factory. Quando l’artista arrivò in compagnia degli altri due, Solanas sparò tre colpi di pistola a Warhol, e puntò contro gli altri due; colpì Mario Amaya, tentando anche di sparare al manager di Warhol, Fred Hughes, ma la sua pistola si inceppò. Fuggì subito dopo dalla scena del crimine.
Amaya riportò solo ferite lievi e fu dimesso dall’Ospedale il giorno stesso. Andy Warhol invece, fu ferito gravemente, e sopravvisse a malapena; i chirurghi dovettero aprirgli il petto e praticargli diversi massaggi cardiaci per riattivargli il cuore. Soffrì di postumi permanenti, e la vicenda ebbe un effetto profondo sulla vita e sull’arte dell’artista.

Quella sera, Solanas si costituì alla polizia e fu arrestata per il tentato omicidio ed altri crimini. La Solanas giustificò il fatto e si difese dalle accuse con l’ufficiale di polizia asserendo che Warhol aveva “troppo controllo” su di lei e che Warhol stava progettando di rubarle il lavoro. Giudicata colpevole, ricevette una sentenza che la condannava a tre anni. Warhol rifiutò di testimoniare contro di lei. L’attacco della Solanas ebbe un impatto profondo su Warhol e sulla sua arte, e l’ambiente della Factory divenne molto più controllato ed “ermetico”. Per il resto della sua vita, Warhol visse temendo che la Solanas l’attaccasse di nuovo. “Era la sagoma di Andy, non l’Andy che si potesse amare”, disse l’amico e collaboratore Billy Name. “Lui fu tanto scosso da quell’evento che non gli si poteva mettere la mano sulla sua senza che lui saltasse”. Mentre i suoi amici si mostravano attivamente ostili nei confronti della Solanas, Warhol stesso preferì non discuterne più.

Valerie Solanas fu giudicata sofferente di schizofrenia paranoide al tempo del tentato omicidio a Warhol, difatti fu portata prima al Bellevue Hospital Psychiatric per una valutazione psichiatrica e, successivamente alla dichiarazione di incapacità, al Ward Island Hospital. Lo psichiatra che la valutò concluse che la sua era stata una reazione schizofrenica di tipo paranoide con una marcata depressione e potenzialmente pericolosa. La figura di Valerie Solanas è controversa, se la stampa “mainstream” ha concordato pressoché all’unanimità sulla sua pazzia, il femminismo di “seconda ondata” ha dovuto fare i conti con questo personaggio scomodo, che ha prodotto uno dei testi più iconoclasti, incendiari e parodistici del femminismo stesso. Di fatto la sua figura è stata a lungo pressoché cancellata in quanto facilmente strumentalizzabile come stereotipo della “lesbica pazza”, della femminista “che odia gli uomini”.
La femminista Robin Morgan (più tardi editrice di Ms. magazine) manifestò per la scarcerazione della Solanas. Ti-Grace Atkinson, la presidentessa del National Organization for Women (NOW), descrisse la Solanas come “la più grande difenditrice dei diritti delle donne”. Un altro membro, Florynce Kennedy, la definì “una delle più importanti portavoce del movimento femminista”.
Dopo il suo rilascio dalla prigione nel 1971, si ostinò in atti persecutori e stalking, sia di persona, che per telefono a danno di Warhol, e venne arrestata di nuovo. Una sua intervista fu pubblicata sul Village Voice nel 1977, dove negò che avesse mai voluto che il Manifesto SCUM fosse preso seriamente. Valerie Solanas finì nell’oblio continuando ad entrare ed uscire dagli ospedali psichiatrici.
Nel 1988, all’età di 52 anni, Solanas morì di enfisema e polmonite in un albergo nel distretto di Tenderloin, a San Francisco

Andy Warhol morì a New York il 22 febbraio 1987, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea, dopo aver realizzato Last Supper, ispirato all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. I funerali si svolsero a Pittsburgh, sua città natale, e a New York venne celebrata una messa commemorativa. Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà vengono venduti all’asta da Sotheby’s per finanziare la “Andy Warhol Foundation for the Visual Arts”. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò una grande retrospettiva.

Warhol produsse un film, Women in Revolt del 1971, in cui inserì richiami satirici allo SCUM Manifesto: le vicende narrate ruotano attorno agli appartenenti ad un gruppo femminista chiamato provocatoriamente P.I.G. (acronimo di Politically Involved Girlies).
Scum Manifesto è, inoltre, anche il titolo di un film del 1976 scritto dalla stessa Solanas e diretto da Carole Roussopoulos e Delphine Seyrig.
Ho sparato a Andy Warhol (I Shot Andy Warhol) è un film del 1996 diretto da Mary Harron, biografia di Valerie Solanas. Nel film la Solanas appena arrestata e durante l’interrogatorio, motiva l’attentato a Warhol ai giornalisti e alla polizia, con il voler far conoscere al grande pubblico proprio lo SCUM Manifesto.

  •     Nel 1976 il gruppo di prog italiano, fra i più attenti alle tematiche sociali e di alternativa degli anni settanta, gli Area, pubblica l’album Maledetti. Uno dei brani ha come titolo SCUM e il testo, recitato da Demetrio Stratos, è proprio il manifesto della Solanas: “In questa società, per bene che vi vada, la vita è una noia sconfinata…”
  •     Nel 1996 è uscito il film Ho sparato a Andy Warhol, basato sulla vita di Valerie Solanas, interpretata da Lili Taylor. Jared Harris interpreta Andy Warhol.
  •     Lou Reed, amico di Warhol, non ha mai perdonato la Solanas per ciò che ha fatto e fece una canzone su di lei, I Believe, con John Cale per l’album commemorativo a Andy Warhol Songs for Drella, cantando I believe/I would’ve pulled the switch on her myself.
  •     Nell’album dei Matmos del 2006 The Rose Has Teeth in the Mouth of a Beast, una canzone si intitola Tract for Valerie Solanas ed estrae frammenti dello S.C.U.M. Manifesto.
  •     Sara Stridsberg ha scritto la biografia semi-romanzesca della vita di Valerie Solanas chiamata The Dream Faculty, per la quale nel 2007 ha rivevuto il Nordic Council’s Literature Prize.
  •     La band new wave di Liverpool Big in Japan pubblicò una canzone intitolata S.C.U.M, la quale racconta di Andy Warhol che spara su di loro: “da X a Y e mai più” (“From X to Y and never again”).
  •     Nell’episodio Viva Los Muertos! dei Venture Brothers (un cartone americano per adulti) appare un personaggio di nome Val che cita direttamente il Manifesto SCUM durante tutto l’episodio.

Fonte: Wikipedia

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