Curiosità romane: il Monte dei Cocci a Testaccio

15 Dic

Forse non tutti sanno che… a Testaccio c’è una collina formata da detriti di antiche anfore romane. Il monte Testaccio, in latino Mons Testaceus, popolarmente noto come monte dei Cocci, è una collina artificiale a Roma di circa 36 m di altezza, vera e propria discarica specializzata di epoca romana. È infatti costituita da strati ordinatamente disposti di cocci provenienti da più di 53 milioni di anfore per la maggior parte olearie. I contenitori di terracotta, scaricati dal vicino porto fluviale sul Tevere, una volta svuotati dal contenuto, venduto sul mercato capitolino, venivano lì gettati. Il nome deriva dal termine latino testae, ossia “cocci”, e il colle si trova tra le mura aureliane e la sponda sinistra del Tevere, nell’omonimo XX rione di Roma, Testaccio.

Alto m. 54 e con una circonferenza di Km. 1, il monte è formato da testae, cocci, in prevalenza frammenti di anfore usate per il trasporto delle merci, sistematicamente scaricati e accumulati con ogni probabilità tra il periodo augusteo e la metà del III sec. d.C. secondo quanto stabilito dagli ultimi studi.

A questi si debbono anche importanti osservazioni sulla natura e le modalità degli scarichi, risultati finora composti soprattutto da pezzi di anfore olearie della Betica (odierna Andalusia) e della Bizacena (Africa), nonché la valida spiegazione data sulla presenza di calce sui cocci che, destinata ad eliminare gli inconvenienti causati dalla decomposizione dell’olio, ha rappresentato anche un ottimo elemento di coesione e di stabilità per il monte attraverso il tempo.

Un accumulo di tale entità ed altezza fu reso possibile dalla presenza di una prima rampa e di due stradelle percorse dai carri ricolmi di cocci e di anfore frammentarie, molte delle quali conservano il marchio di fabbrica impresso su una delle anse, mentre altre presentano i tituli picti, note scritte a pennello o a calamo con il nome dell’esportatore, indicazioni sul contenuto, i controlli eseguiti durante il viaggio, la data consolare.

Pertanto il monte a tutt’oggi si configura come fonte storico-documentaria di prima mano sullo sviluppo economico dell’impero romano, sulle relazioni commerciali tra Capitale e province, nonché sulle abitudini alimentari nell’antichità.

Via Zabaglia, 24
Ingresso consentito solo a gruppi accompagnati.
Max 30 persone a visita.

Fonte: Wikipedia e Sovrintendenza Capitolina

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