Il Carnevale Romano: la tradizione carnascialesca di Roma

19 Gen

Il Carnevale di Roma, o Carnevale romano, si festeggia a Roma nel periodo dell’anno che precede la Quaresima; fortemente ispirato ai Saturnalia degli antichi Romani, il carnevale fu uno dei principali festeggiamenti della Roma papalina.

Le origini del carnevale romano risalgono ai Saturnali, festività religiose dell’antica Roma caratterizzate da divertimenti pubblici, riti orgiastici, sacrifici, balli e dalla presenza di maschere.

A partire dal X secolo si svolsero festeggiamenti carnascialeschi sul monte Testaccio, con l’intento di richiamare l’antica festività romana. Dalla metà del XV secolo i giochi, per volontà di papa Paolo II, si svolsero in via Lata (attuale via del Corso).

Spettacoli

  • Corsa dei cavalli barberi
  • Festa dei moccoletti

La principale maschera del carnevale romano era Rugantino, ma erano presenti anche i vari Norcini, Aquilani, Facchini e Pulcinella nonché Meo Patacca, il generale Mannaggia La Rocca, Cassandrino, don Pasquale de’ bisognosi.

La corsa dei barberi.
Il Carnevale romano contava su una lunga tradizione di tornei e corse quando nel 1462, con l’elezione al pontificato di papa Paolo II, venne appositamente realizzata l’attuale via del Corso, allora via Lata. Di tutte le corse del Carnevale romano, la corsa dei cavalli barberi era l’evento principale.
I cavalli “scossi” venivano raggruppati proprio sotto l’obelisco di piazza del Popolo accanto al quale venivano costruite delle tribune dalle quali le persone più ricche e potenti della città potevano assistere da vicino alla partenza della gara. Le altre persone affittavano dei posti lungo la via Lata per assistere alla corsa. I balconi che affacciavano sulla via erano gremiti di gente che lanciava fiori e confetti ai forestieri, e adornati con drappi e broccati. I meno fortunati, invece, erano costretti ad affollarsi sulle pendici del Pincio. Nei momenti che precedevano la partenza, i cavalli erano tenuti dai barbareschi (gli odierni stallieri) con difficoltà perché aizzati e infastiditi da spilli inseriti in palle di pece che venivano attaccate sulla loro groppa. Quando si udivano gli spari a salve, tutti sapevano che la Corsa era cominciata. I cavalli venivano lanciati lungo via del Corso verso piazza Venezia, dove un grosso drappo sospeso in aria segnava la fine del percorso. L’arrivo e la “cattura” dei cavalli scossi, intimoriti e per nulla propensi a fermarsi di fronte ai barbareschi sono ricordati come momenti estremamente spettacolari per quella folla vogliosa di emozioni forti. Tanti nobili, reali, artisti e viaggiatori accorrevano a Roma per la corsa e ne lasciarono traccia nei loro scritti fino all’unità d’Italia quando, nel 1874, Vittorio Emanuele II decise di abolire per sempre questo evento a causa della morte di un giovane ragazzo, che assisteva alla corsa e fu travolto e ucciso. Questo fatto segnò così l’inizio del declino del Carnevale romano.

Fonte: Wikipedia

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