Teatro dell’Opera: la stagione 2017/2018

26 Giu

Ecco la stagione 2017/2018 del Teatro dell’Opera di Roma: 10 opere (di cui 7 nuovi allestimenti) per 78 recite; 6 balletti (di cui un nuovo allestimento) per 46 recite; 4 concerti sinfonici.

Il melodramma sette-ottocentesco, e il balletto romantico, rivisitati e alternati a titoli del ‘900 e contemporanei. Rarità e nuove produzioni. Ricerca continua del dialogo con il pubblico e con i giovani. Ventaglio largo di proposte a margine, dai concerti sinfonici ai molti appuntamenti didattici e al lavoro di fucina per forgiare le nuove leve (il vivaio di Fabbrica). L’Opera di Roma va avanti felicemente così da anni, all’insegna del tanto e tutto di qualità, riuscendo nel miracolo di coniugare esigenze di mercato e ruolo culturale di prestigio, aumentando ogni anno gli incassi. La prossima stagione – presentata dal sovrintendente Carlo Fuortes con l’intervento della sindaca Virginia Raggi, del vicesindaco e assessore alla Crescita Culturale Luca Bergamo e dell’assessore regionale alla Cultura Lidia Ravera – parte sullo stesso binario.

L’ente lirico romano, ammettiamolo, fa sognare: sembra il teatro d’opera della capitale d’un paese in pieno boom, sia economico che immateriale. I numeri del cartellone 2017-’18: 10 opere (di cui 7 nuovi allestimenti) per 78 recite; 6 balletti (di cui un nuovo allestimento) per 46 recite; 4 concerti sinfonici. Con Caracalla 2018, che dovrebbe sciorinare tre titoli e 25 recite, le recite sfondano il tetto di 150. Cifre che “confermano la crescita del Teatro”, sottolinea lo stesso Teatro dell’Opera in una nota, “in linea con gli aumenti già registrati nelle ultime stagioni”.

Fin troppo facile osservare le similitudini con l’anno scorso, a cominciare dalla partenza bruciante: nel 2016 il Tristano, stavolta La damnation de Faust (ultima rappresentazione romana nel 1955). L’anno scorso il Wagner più dirompente, quest’anno il Berlioz che dalle plaghe del Grand Opéra dilata forme, spezza equilibri, rompe consuetudini e immette inquietudini. Insomma al direttore artistico Alessio Vlad, figlio di tanto padre, piace cominciare con la periferia avanzata – e non italiana – del Romanticismo, coi grandi innovatori che fecero e fanno discutere. E sul podio lo stesso direttore dai modi umili ed elusivi, umili i modi quanto sicura la bacchetta che scandaglia i testi fino a profondità sconcertanti: Daniele Gatti.

Poi I masnadieri di Verdi (popolare ma non troppo, perfino un po’ tedescante…), opera poco rappresentata (a Roma manca dal ’72), a foschissime tinte. Quindi Sonnambula diretta dalla stessa Speranza Scappucci che a gennaio scorso firmò Così fan tutte. A seguire il classicissimo dittico Cavalleria rusticanaPagliacci e poi una zampata novecentesca, il Billy Budd di Benjamin Britten da Melville. Quindi Bohème con la regia di Alex Ollé de La fura dels Baus. E avanti, a ottobre e novembre, con un doppio Mozart: il Flauto magico nella fantasmagorica versione multimediale e itinerante della Komische Oper di Berlino; e Le nozze di Figaro, con la regia di Graham Vick che prosegue la rilettura della trilogia di Mozart-Da Ponte iniziata l’inverno scorso con Così fan tutte. E quindi un finale di stagione sul velluto con due titoli da loggionisti e altrettante riprese di produzione: Traviata e Tosca.

Analogamente la stagione di balletto comincia con un segno forte, la prima mondiale di Don Chisciotte su musica di Ludwig Minkus e con le coreografie di Laurent Hilaire (ispirate a Petipa e Gorsky). Protagonisti lo stesso Hilaire, direttore artistico dello Stanislavskij Ballet, e il grande Mikhail Baryšnikov. Segue la ripresa de Lo schiaccianoci di Cajkovskij riveduto e corretto dal romano Giuliano Peparini, un indimenticabile successo di fine 2015. Poi un’inedita Soirée française dedicata a due icone del balletto moderno come Serge Lifar e Roland Petit; e con la numero uno del teatro romano, Eleonora Abbagnato, che danza in omaggio a Lifar la sera della prima. Il tutto su musiche di Lalo e dei Pink Floyd. E ancora novità e respiro contemporaneo con il trittico costituito dai coreografi Kylián-Forsythe-Inger. E un tributo al Novecento con Manon dello scozzese Kenneth MacMillan su musica di Massenet, protagonista ancora la Abbagnato. E infine, di nuovo nel segno della rilettura dei grandi classici, la ripresa de La bella addormentata di Cajkovskij nella versione di Jean-Guillaume Bart, con Iana Salenko nel ruolo di Aurora.

Completano il quadro quattro concerti sinfonici con repertori decisamente impegnativi (Berio, Poulenc, Bruckner, Musorgskij, Schönberg, il contemporaneo greco Nikos Skalkottas) e star internazionali del podio come Maxime Pascal, Dennis Russell Davies, Konstantinos Karydis, Lothar Koenigs.

Sul versante didattico c’è come al solito di tutto: le Lezioni d’opera con Giovanni Bietti, quest’anno anche quelle sul balletto con Leonetta Bentivoglio; le attività dei giovani di Fabbrica; le prove generali per gli under 26; Opera Camion che gira per le piazze di Roma e del Lazio portando un florilegio delle produzioni annuali con la partecipazione della Youth Orchestra, l’orchestra giovanile del Teatro. E ancora le scuole di canto corale e danza e la riedizione del progetto Canta con me! Quest’anno, poi, la direzione del Teatro propone anche il last minute per catturare più pubblico possibile, con il 25% in meno sul prezzo del biglietto per alcune serate.

Dulcis in fundo, le tournée, a testimonianza del prestigio di cui ormai gode l’Opera romana oltre confine. Nel 2017-2018 le mete sono Cannes, l’Oman e Tokyo.

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