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Lizzie Siddal, il grande amore di Dante Gabriel Rossetti

14 Nov

Curiosità artistiche: Lizzie Siddal, il grande amore di Dante Gabriel Rossetti tra depressione, dipendenza da laudano, sospetto suicidio ed esumazioni notturne.

Elizabeth Eleanor Siddal, conosciuta anche con il diminutivo Lizzy o Lizzie (Londra, 25 luglio 1829 – Londra, 11 febbraio 1862), è stata una modella, poetessa e pittrice inglese.
Impiegata inizialmente come modista, la Siddal divenne in breve tempo la modella preferita di alcuni dei più famosi pittori dell’epoca, i preraffaelliti: ella, infatti, impersonava perfettamente la loro idea di femminilità. Fu Walter Howell Deverell che la scoprì e che la presentò al circolo dei Preraffaelliti, portandola via da una famiglia che non voleva per lei un futuro artistico. Posò anche per William Holman Hunt e John Everett Millais, ma fu modella fissa per Dante Gabriel Rossetti, di cui si innamorò e che sposò nel 1860.

Posando per l’Ofelia di Millais (1852), la Siddal fu costretta a rimanere a lungo immersa in un vasca da bagno, per rappresentare la morte del personaggio shakespeariano. La sua resistenza fu notevole, anche quando si ruppe una delle lampade che servivano a riscaldare l’acqua: la modella, tuttavia, fu colpita da una bronchite che le minò la salute. Suo padre ritenne responsabile Millais e cercò di fargli sborsare un adeguato indennizzo.
La salute cagionevole della donna, però, potrebbe essere anche attribuita all’uso che ella faceva del laudano, una sostanza stupefacente di uso medico che veniva usata anche come droga.

Una volta diventata la modella di Dante Gabriel Rossetti, prima ancora che moglie, la Siddal cominciò a studiare con lui. Malgrado il pittore cercasse sempre di ritrarla bella e dolce, in realtà la donna aveva un carattere forte e deciso, come traspare dai propri autoritratti: non era quella donna eterea che i pittori amavano idealizzare.

Nel 1855 il critico d’arte John Ruskin si offrì di pagare bene per tutte le opere artistiche prodotte dalla Siddal, che in realtà si limitavano a molti schizzi e ad un solo dipinto, che verteva sui temi medievali delle leggende arturiane. Ruskin, comunque, fu colpito dalla donna e scrisse a Rossetti una lettera in cui lo esortava a non rinviare oltre il matrimonio con la Siddal, per darle quella sicurezza di cui aveva bisogno. Rossetti, invece, aveva paura a presentare ai propri genitori la Siddal, poiché era di umili origini. Già le sorelle del pittore, Maria Francesca e Christina, avevano avuto parole di fuoco per la donna, ed il timore che i genitori potessero imporre un veto alle nozze, fece sì che egli attese molti anni ancora prima di chiedere in sposa la modella. Quest’ultima, sembra, credette che ci fosse una “musa” più giovane nel cuore del pittore, e questo accentuò la sua già presente malinconia.

La Siddal viaggiò molto per motivi di salute. Quando nel 1860 sposò finalmente Rossetti, aveva alle spalle già molte delusioni: il pittore fissava infatti la data delle nozze e poi all’ultimo secondo la rinviava. Lo stress di questo comportamento accentuò lo stato depressivo di cui la donna soffrì per tutta la vita.
Nel 1861, diede alla luce un bambino nato morto. Dalla depressione scaturita da quest’evento, la donna non si riprese più: il marito, poco tempo dopo, la trovò morta nel suo letto.
Malgrado il referto medico parlasse di “morte accidentale”, dovuta cioè ad un’errata valutazione della dose di laudano da assumere, Rossetti capì che si trattava di suicidio. Si confidò con l’amico pittore Ford Madox Brown, il quale gli consigliò di bruciare la lettera d’addio della moglie che il pittore aveva trovato. Il suicidio, all’epoca, oltre ad essere considerato immorale era anche illegale: lo scandalo avrebbe travolto tutta la famiglia di Rossetti e alla Siddal sarebbe stata negata la sepoltura in terra consacrata.

Nella tomba, insieme al corpo della Siddal, il marito fece porre anche l’unica copia dei manoscritti d’amore che lo stesso Rossetti aveva dedicato alla Siddal, scritti nel corso degli anni: il quaderno che li conteneva venne infilato fra i suoi capelli rossi.
Nel 1869 Rossetti, piegato da alcool e droga e convinto di diventare cieco, fu ossessionato dal desiderio di pubblicare le proprie poesie accompagnate da quelle della moglie. Insieme al proprio agente Charles Augustus Howell, ottenne il permesso di aprire la tomba della Siddal per recuperare il quaderno di poesie: il tutto venne svolto di notte, per evitare lo sdegno della gente. Howell (che viene ricordato come noto mentitore) raccontò che il corpo della Siddal aveva mantenuto intatta la propria bellezza, e che i capelli avevano continuato a crescerle a dismisura.

Rossetti pubblicò quindi le proprie poesie insieme a quelle della moglie. A causa di alcuni temi erotici, però, l’opera venne male accolta dalla critica. È comunque del 1906 la prima raccolta “in solitaria” delle poesie della Siddal, ed esattamente cento anni dopo, sul finire cioè del 2006, queste composizioni furono per la prima volta tradotte in italiano da Conny Stockhausen.

Fonte: Wikipedia

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Jane Burden, la musa dei Preraffaelliti

10 Ott

Curiosità artistiche: Jane Burden (Oxford, 19 ottobre 1839 – Bath, 26 gennaio 1914) è stata una modella inglese che ha incarnato l’ideale di bellezza dei preraffaelliti. Fu la musa di William Morris (che sposò nel 1859) e di Dante Gabriel Rossetti.

Nacque ad Oxford, figlia di uno stalliere. Poco si sa della sua infanzia, eccetto che fu povera.

Nell’ottobre 1857, quando stava assistendo ad uno spettacolo teatrale con la sorella Elisabeth, fu notata dall’artista Dante Gabriel Rossetti, che – colpito dalla sua bellezza – la convinse a posare come sua modella. Posò poi per William Morris (la prima volta per La Belle Iseult), ed i due si fidanzarono. Dopo il fidanzamento fu educata privatamente, e divenne un’accanita lettrice, anche in francese e più tardi in italiano, ed una pianista di buon livello. Si sposarono ad Oxford il 26 aprile 1859, ed ebbero due figlie: Jane (nata nel 1861) e Mary, detta May (nata nel 1862), futura editrice delle opere del padre. La famiglia visse a lungo a Kelmscott Manor, nel villaggio di Kelmscott, West Oxfordshire. Furono tanto legati a questa residenza che Morris chiamò Kelmscott House anche la residenza londinese, dove la famiglia si trasferì nel 1879 e dove l’artista morì nel 1896.

Negli anni fu sempre molto legata a Rossetti, che la ritrasse numerose volte.
Nel 1884 incontrò il poeta ed attivista Wilfrid Scawen Blunt, che divenne tre anni più tardi il suo amante. I due rimasero in ottimi rapporti di amicizia anche dopo la fine della relazione, nel 1894.
La Burden morì nel 1914, quando si trovava a Bath.

Oltre che da Rossetti e dal marito, Jane Burden fu ritratta anche da Edward Burne-Jones e Evelyn De Morgan.

Fonte: Wikipedia

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Destino, il film di Salvador Dalì e Walt Disney

19 Set

Curiosità artistiche: Salvador Dalì ha creato un film con Walt Disney.

Destino è un cortometraggio a cartoni animati, della durata di 6:32 minuti, cominciato da Walt Disney e Salvador Dalì, completato ed infine prodotto nel 2003 dalla Walt Disney Company.

In un viaggio surreale, una principessa ballerina è alla ricerca del suo amore nei surreali spazi del deserto.
L’idea originale del film risale al 1945; il progetto era il risultato della collaborazione tra l’animatore statunitense Walt Disney e il pittore surrealista spagnolo Salvador Dalí, con le musiche eseguite dal compositore messicano Armando Dominguez o, in una versione alternativa, dalla canzone Widower del gruppo americano The Dillinger Escape Plan.

I disegni e i bozzetti preparativi di Destino vennero realizzati dall’artista degli studios della Disney John Hench e dallo stesso Dalí in otto mesi, tra il 1945 e il 1946. Tuttavia, a causa di problemi di natura finanziaria, il progetto fu abbandonato: la Walt Disney, infatti, fu colpita da una crisi economica durante la Seconda guerra mondiale. John Hench produsse un piccolo test d’animazione della durata di circa 18 secondi, nella speranza di un futuro recupero del progetto.

Nel 1999, il nipote di Walt Disney, Roy Edward Disney, mentre stava lavorando per la realizzazione di Fantasia 2000, rispolverò il progetto di Destino e decise di ripristinarlo; per il completamento del cortometraggio vennero incaricati gli studios Disney di Parigi. Il film fu prodotto da Baker Bloodworth e diretto dall’animatore francese Dominique Monfrey, per la prima volta nelle vesti di regista. Un team di circa 25 animatori si diede da fare per decifrare gli storyboard criptici di Dalí ed Hench (avvalendosi anche dei diari scritti dalla moglie di Dalì, Gala). Alla fine il risultato fu un cortometraggio in cui sono mescolati elementi di animazione classica a ritocchi apportati con la computer grafica.

Fonte: Wikipedia

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La Scarzuola, la città-teatro di Tomaso Buzzi come città ideale

13 Set

Idee per una gita fuori porta: la Scarzuola, la città-teatro costruita da Tomaso Buzzi a Montegabbione come città ideale.

Nella seconda metà del Novecento, più precisamente nel dicembre 1957, l’architetto milanese Tomaso Buzzi acquisì la proprietà dell’intero complesso, creandovi accanto una “città ideale” che lo rappresentasse, una vera e propria allegoria escatologica dell’esistenza, adottando il linguaggio ermetico caratteristico dell’aristocrazia massonica del Settecento.

Dal 1958 al 1978, l’architetto progettò e costruì, nella valletta dietro al convento, una grande scenografia teatrale che egli definì “un’antologia in pietra”, rimasta volontariamente incompiuta, che permise il recupero di esperienze visive del passato: Villa Adriana per la palestra, piscina, terme eccetera, Villa d’Este (Tivoli) per la Rometta dell’architetto-archeologo Pirro Ligorio, i sette edifici nell’Acropoli (Partenone, Colosseo, Pantheon, Piramide, Torre dei Venti, Tempio di Vesta, la torre dell’orologio di Mantova); Bomarzo per l’effetto di gioco e meraviglia (barca, Pegaso, mostro). Solo in funzione teatrale sono pienamente legittimate le costruzioni fuori tempo, le false rovine, le città ideali. L’aggancio in tema di scenografia è quello di modelli rinascimentali di Andrea Palladio, Vincenzo Scamozzi e Sebastiano Serlio.

Il complesso si sviluppa dentro una spirale formata dai pergolati. All’interno di questi vi è un asse verticale che dalla statua scheletrica del Pegaso, attraverso un sistema di terrazzamenti, conduce a un anfiteatro, gradualmente al teatro agnostico, al teatro erboso, per finire alla torre colonna rotta e a un asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro delle api, al centro dal palcoscenico con labirinto musicale, e a destra dalla città Buzziana con al culmine l’Acropoli. Una contraddittoria relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra l’antico convento e le intellettualistiche fabbriche del teatro, sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni: dalle allusioni a divinità sia pagane sia cristiane, ai ricordi delle Ville di Plinio, al “AB OLIMPO” di Montagna, al Hypnerotomachia Poliphili di Frate Colonna, alle idee non concretate di Francesco Borromini e Filarete.

La complessa simbologia creata da Buzzi permette di individuare una seconda interpretazione dell’intero complesso urbano. L’intricato percorso iniziatico, che si dipana tra gli edifici della città, rappresenta un confronto con l’inconscio e si completa attraverso una serie di incontri con figure archetipiche, secondo il modello di individuazione sviluppato da C. J. Jung. L’incontro con le figure che popolano la città, simboleggianti i diversi aspetti della psiche, porta gradualmente il visitatore a una maggiore consapevolezza di sé, in un metaforico percorso di rinascita che scende nelle parti più profonde e buie dell’inconscio per poi arrivare all’Acropoli, simbolo della piena realizzazione del Sé.

Lo stile che meglio interpreta l’ansia di licenza di Buzzi è il neo-manierismo che egli identifica anche nell’uso di scale e scalette in tutte le dimensioni, allungamenti di membrature architettoniche, varietà di modi alla rustica, un po’ di mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi all’Arcimboldi, affastellamento di edifici, di monumenti, un che di labirintico che arriva a un certo surrealismo, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, astronomico, magico.

Alla morte di Buzzi, nel 1981, la città era stata realizzata solo in parte ma, grazie agli schizzi lasciati, l’erede Marco Solari terminò l’opera.

Fonte: Wikipedia

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Palazzo Orizzonte Europa sulla Tiburtina, sede della BNL

23 Ago

Curiosità romane: il suggestivo Palazzo Orizzonte Europa sulla Tiburtina, sede della BNL, che espone opere di Lorenzo Lotto, Canaletto, Corot e Schifano.

Inaugurata a luglio del 2017, la nuova sede direzionale di BNL sorge nell’area della Stazione Alta Velocità intitolata a Camillo Benso Conte di Cavour, in zona Tiburtina. L’architettura originale ed innovativa, progettata dallo Studio Architettura 5 + 1AA, ingloba la storica cisterna Mazzoni e ben si integra con il contesto urbano circostante.
Il Palazzo costruito su 75.000 mq. di superficie, è alto 12 piani ed è lungo 255 metri, realizzato secondo i più elevati standard di ecosostenibilità ambientale ed energetica.

All’interno sono state inserite alcune delle più rilevanti opere della collezione BNL, di arte contemporanea e antica, come i lavori fotografici di artisti provenienti dall’esposizione realizzata dalla Banca nel 2013 a Roma: the sea is my Land. Artisti del Mediterraneo (Adrian Paci, Moataz Nasr, Marie Bovo). Tra le altre varie opere esposte, il dipinto Viaggio nei progetti di Mario Schifano, le collezioni dei Cinquanta pittori per Roma, di Lorenzo Lotto Giuditta con la Testa di Oloforne, di Jean-Baptiste- Camille Corot La Cascata delle Marmore, di Antonio Canal detto il Canaletto Capriccio con architetture classiche e rinascimentali, di Antonio Donghi Paesaggio a Pavullo nel Frignano.

Apertura straordinaria: dalle 9.00 alle 10.00 per scuole e gruppi su prenotazione: bnleventistituzionali@bnlmail.com

Il Palazzo è visitabile gratuitamente nelle manifestazioni Invito a Palazzo: visite guidate gratuite nei palazzi storici delle banche solitamente chiusi al pubblico.

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Italy for movies: le location italiane del cinema e dei videogame

17 Mag

Italy for movies: le location italiane del cinema e dei videogame in un database con mappa e con itinerari consigliati.

Viaggia in Italia alla scoperta dei luoghi dei film e dei videogiochi che ti hanno fatto sognare, con una sezione che consente di navigare l’Italia alla scoperta delle location scelte dai registi e dagli sviluppatori come luoghi di ambientazione dei propri film, opere audiovisive e videogiochi. Le schede contengono rimandi ai siti delle produzioni e ai portali che promuovono quello specifico territorio sotto il profilo artistico, culturale ed enogastronomico.

Un portale web delle Direzioni Generali Cinema e Turismo del MiBACT e di Italian Film Commission per la promozione cinematografica delle location pubbliche offerte come set alle produzioni audiovisive  e degli incentivi economici. Facilita l’accesso ai beni culturali , la loro promozione nell’immaginario del pubblico e come destinazione turistica ai fini di un ritorno economico, grazie anche al cineturismo. 

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Borromini: tutte le opere a Roma

10 Mag

L’elenco di tutte le opere di Francesco Borromini a Roma:

  • Interventi nella chiesa di Sant’Andrea della Valle (1621-1623);
  • Interventi in palazzo Barberini (1625-1632);
  • Cappella del Sacramento in San Paolo fuori le Mura (1629);
  • Ultimazione del baldacchino di San Pietro (1631-1633);
  • Galleria prospettica di palazzo Spada (1653);
  • Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1634-1641);
  • Oratorio dei Filippini adiacente a Santa Maria in Vallicella (1637-1650);
  • Decorazione della cappella della Trinità nella chiesa delle monache agostiniane di Santa Lucia in Selci (1638-1639);
  • Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (1643-1662);
  • Rinnovamento della basilica di San Giovanni in Laterano (1646):
  • Vestibolo e scalone a palazzo di Spagna (1645-1648);
  • Palazzo di Propaganda Fide (1646);
  • Interventi in palazzo Giustiniani (1650-1652);
  • Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona
  • Ampliamenti nel convento annesso alla chiesa di Sant’Agostino (1659-1662);
  • Cappella Spada in San Girolamo della Carità (1660 circa).

Fonte: Wikipedia

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L'elenco di tutte le opere di Francesco Borromini a Roma

Pantheon: l’effetto ottico dell’arco di luce

16 Apr

Curiosità artistiche: l’effetto ottico dell’arco di luce al Pantheon nel giorno del Natale di Roma, quando la luce dell’oculo crea un arco sulla griglia metallica sopra la porta, illuminando il cortile porticato esterno.

L’effetto creato dalla luce che penetra nel Pantheon di Roma il 21 aprile, data della nascita della città, è riconducibile all’intuizione dell’imperatore Augusto.
Questa interpretazione, già avanzata in passato, è stata confermata in uno studio di Eugenio La Rocca, Soprintendente ai Beni Culturali della Capitale. Secondo i reperti rinvenuti nell’area antistante l’edificio infatti la luce che penetra attraverso l’oculo della monumentale cupola in quel giorno, alle 12 precise, centrava (e centra ancora) l’ingresso del tempio, illuminando così l’ingresso dell’imperatore.
Un fenomeno voluto quindi già nell’edificio originario, edificato da Agrippa, genero di Augusto nel 27 a.C., nel preciso luogo in cui Romolo, primo re della Città Eterna, era asceso al cielo durante una cerimonia.

Fonte: RaiNews

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Emilie Flöge, la compagna e musa di Gustav Klimt

8 Gen

Curiosità artistiche: Emilie Flöge, la compagna e musa di Gustav Klimt.

Emilie Louise Flöge (30 agosto 1874 Vienna – 26 maggio 1952 Vienna) è stata una stilista austriaca e imprenditrice. Era la compagna di vita del pittore Gustav Klimt.
Quarta figlia del maestro tornitore e produttore dei tubi di Meerschaum, Hermann Flöge (1837-1897), Emilie aveva due sorelle, Pauline ed Helene e un fratello, Hermann.
Il suo primo lavoro è stato come sarta, ma in seguito è diventata una couturière. Nel 1895, Pauline, la sorella maggiore, aprì una scuola di sartoria e Emilie lavorò con lei. Nel 1899 le due sorelle vinse una gara di sartoria e furono incaricate di realizzare un abito da batista per una mostra.

In collaborazione con la sorella Helene, Emilie, dopo il 1904, si è affermata come una donna d’affari di successo e proprietaria del salone di alta moda noto come Schwestern Flöge (Flöge Sisters) in una delle principali arterie viennesi, la Mariahilfer Strasse. In questo salone, progettato nello Jugendstil dall’architetto Josef Hoffmann, ha presentato abiti firmati nello stile del Wiener Werkstätte. Durante i suoi viaggi a Londra e Parigi si familiarizzò con le ultime tendenze della moda di Coco Chanel e Christian Dior, tuttavia, dopo l’Anschluss con il Terzo Reich tedesco nel 1938, Flöge perse i suoi clienti più importanti e dovette chiudere il suo salone, che doveva diventare la sede principale della moda per la società viennese. Dopo il 1938 lavorò dall’ultimo piano della sua casa al numero 39 di Ungargasse.

Emilie Flöge era un membro dei circoli bohémien e fin de siècle viennesi. Era la compagna di vita del pittore Gustav Klimt. Nel 1891, Helene, la sorella maggiore di Emilie, sposò Ernst Klimt, fratello di Gustav Klimt, che morì nel dicembre del 1892. A quel tempo Emilie aveva diciotto anni e Gustav divenne un ospite frequente nella casa dei suoi genitori, trascorrendo le estati con la famiglia Flöge sul lago Attersee.

Dopo il 1891, Klimt la ritrasse in molte delle sue opere. Gli esperti ritengono che la sua opera Il bacio (1907-08) mostri l’artista e Emilie Flöge come amanti.

Klimt disegnò anche alcuni abiti per il salone Flöge nello stile razionale degli abiti – uno stile promosso dal movimento femminista – e dal 1898, altri vestiti disegnati dalla Secessione viennese; questi ultimi erano indossati senza un corsetto e appesi liberamente sulle spalle con comode e ampie maniche. La clientela per quello che all’epoca era una moda rivoluzionaria era troppo piccola per guadagnarsi da vivere, ma Klimt dipingeva molte donne dai vertici della società viennese e, quindi, fu in grado di introdurre Emilie Flöge in un prospero giro di clienti.

Klimt è morto per un ictus l’11 gennaio 1918. Emilie ereditò la metà della proprietà di Klimt, l’altra metà la famiglia del pittore.
Negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale, la sua casa nella Ungargasse prese fuoco, distruggendo non solo la sua collezione di indumenti, ma anche oggetti di valore dalla tenuta di Gustav Klimt.

Fonte: Wikipedia

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Olga Khokhlova, la prima moglie di Picasso

11 Set

Curiosità artistiche: durante il soggiorno a Roma, Pablo Picasso conobbe Olga Kokhlova, una ballerina di cui si innamorò, e che divenne motivo di ispirazione e soggetto di molti suoi lavori.

Ol’ga Stepanivna Khochlova (in ucraino: О́льга Степа́нівна Хо́хлова; in russo: О́льга Степа́новна Хо́хлова; Nižyn, 17 giugno 1891 – Cannes, 11 febbraio 1955) voleva diventare una ballerina sin da quando aveva visitato la Francia e visto uno spettacolo di danza di Madame Shroessont. Coronò il suo sogno entrando nel corpo di ballo di Sergej Djagilev.

Il 18 maggio 1917 Ol’ga danzò nello spettacolo, Parade al Théâtre du Châtelet – un balletto di Sergej Djagilev, Erik Satie e Jean Cocteau, del quale Pablo Picasso aveva disegnato i costumi e lo scenario. Successivamente Ol’ga lasciò il gruppo, per viaggiare per tutto il Sudamerica, e per convivere con Picasso a Barcellona. La madre del pittore, all’inizio si era allarmata dall’idea che il figlio dovesse sposare una straniera, così Picasso le donò un dipinto in cui Olga era rappresentata come una ragazza spagnola: Ol’ga Chochlova in Mantilla. Più tardi Ol’ga ritornò con Picasso a Parigi, dove iniziarono a vivere insieme alla Rue La Boétie.

Ol’ga sposò Picasso il 18 giugno 1918, in una chiesa russo-ortodossa di Rue Daru; Jean Cocteau e Max Jacob furono testimoni del matrimonio. Nel luglio 1919 Picasso e Ol’ga si recarono a Londra per la prima rappresentazione del balletto di de Falla Le tricorne, per il quale Picasso aveva avuto da Djagilev l’incarico di disegnare i costumi e le scene. Il balletto fu rappresentato per la prima volta al teatro Alhambra di Londra il 22 luglio 1919 e poco dopo replicato con grande successo all’Opéra National de Paris.

Il 4 febbraio 1921 Ol’ga diede alla luce un bambino al quale venne dato il nome di Paulo; tuttavia da questo momento la loro relazione cominciò a deteriorarsi. Nel 1927 Picasso iniziò una storia con una diciassettenne ragazza francese, Marie-Thérèse Walter; la storia venne scoperta da Ol’ga nel 1935 quando un amico la informò che la Walter era incinta. Immediatamente, Ol’ga insieme al figlio Paulo lasciò il tetto coniugale e viaggiò verso il sud della Francia, presentando successivamente istanza di divorzio. Picasso rifiutò di dividere equamente le sue proprietà, come richiesto dalla legge francese, così Ol’ga rimase legalmente sposata con lui fino alla sua morte per cancro avvenuta a Cannes, in Francia, nel 1955.

Fonte: Wikipedia

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