Tag Archives: architettura

Palazzo Bonaparte e il balconcino della madre di Napoleone

8 Lug

Curiosità romane: Palazzo Bonaparte e il balconcino da pettegolezzo della madre di Napoleone.

Il palazzo Bonaparte, già D’Aste Rinuccini, è un palazzo sito in piazza Venezia, a Roma, nel rione Pigna.
L’edificio è una delle opere più importanti dell’architetto Giovanni Antonio De Rossi.
Dalla sua fondazione nel 1677 (i lavori iniziarono vent’anni prima, nel 1657) Palazzo Bonaparte ha visto avvicendarsi le famiglie romane dei Cervini, Margani, D’Aste e Rinuccini fino ad essere acquistato nel 1818 da Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, che visse in questo palazzo situato all’angolo tra Piazza Venezia e via del Corso, fino alla morte, avvenuta nel 1836.
Fu proprio lei a volere il famoso balconcino verde, tutt’oggi visibile proprio dallo scorcio tra Piazza Venezia con via del Corso, diventato simbolo del Palazzo stesso dove Madame Mère – così firmava Letizia Bonaparte la sua corrispondenza con i Sovrani dell’epoca – trascorreva le sue giornate osservando senza essere vista il passaggio delle carrozze nella Roma di inizio Ottocento quando, ormai ottuagenaria, era impossibilitata a uscire di casa.
Quando divenne cieca, si faceva raccontare dalla dama di compagnia quello che succedeva nella piazza (allora detta piazza San Marco) e nella strada.

Sempre a lei lo scultore Canova regalò il modello in gesso della gigantesca statua del Marte Pacificatore, dedicato alla figura dell’Imperatore, ancora oggi conservato al centro dell’anticamera dei suoi appartamenti.

Fonte: Wikipedia e Generali.it

Vedi anche:

Annunci

Borromini: tutte le opere a Roma

10 Mag

L’elenco di tutte le opere di Francesco Borromini a Roma:

  • Interventi nella chiesa di Sant’Andrea della Valle (1621-1623);
  • Interventi in palazzo Barberini (1625-1632);
  • Cappella del Sacramento in San Paolo fuori le Mura (1629);
  • Ultimazione del baldacchino di San Pietro (1631-1633);
  • Galleria prospettica di palazzo Spada (1653);
  • Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1634-1641);
  • Oratorio dei Filippini adiacente a Santa Maria in Vallicella (1637-1650);
  • Decorazione della cappella della Trinità nella chiesa delle monache agostiniane di Santa Lucia in Selci (1638-1639);
  • Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (1643-1662);
  • Rinnovamento della basilica di San Giovanni in Laterano (1646):
  • Vestibolo e scalone a palazzo di Spagna (1645-1648);
  • Palazzo di Propaganda Fide (1646);
  • Interventi in palazzo Giustiniani (1650-1652);
  • Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona
  • Ampliamenti nel convento annesso alla chiesa di Sant’Agostino (1659-1662);
  • Cappella Spada in San Girolamo della Carità (1660 circa).

Fonte: Wikipedia

VEDI ANCHE:

L'elenco di tutte le opere di Francesco Borromini a Roma

Ostia Antica: riapre il Castello di Giulio II

14 Mar

Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica è stato finalmente riaperto al pubblico.

AGGIORNAMENTO 2018:

  • riapre alla fruizione del pubblico dal 7 luglio al 16 dicembre 2018 ogni sabato e domenica e giorni festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00 (ultimo ingresso orario estivo ore 16:30)
  • l’ingresso è gratuito
  • le visite sono accompagnate con partenza alle ore 10:30, 12:00, 14:30 e 16:30 per un numero massimo di 20 persone per volta
  • la prenotazione avviene direttamente sul posto (la lista si chiude raggiunto il numero massimo stabilito)

    I visitatori potranno apprezzare ogni fase costruttiva dell’antico maniero e godere di un magnifico quanto singolare giro d’orizzonte sull’intero territorio circostante, si invita ad accedere alla struttura con calzature adeguate (no tacchi, no infradito) e vestiti comodi, rispettare le indicazioni fornite dal personale e le modalità di fruizione comunicate prima dell’inizio della visita, seguire i percorsi aperti al pubblico, controllare costantemente i bambini e tenerli per mano.
    Si fa presente che i percorsi possono risultare particolarmente difficoltosi per persone con necessità speciali

Rimasto vuoto e silenzioso per molti anni, domenica 12 marzo 2017 il castello di Giulio II a Ostia Antica ha riaperto in pianta stabile i cancelli a turisti e cittadini.
Il Castello fu voluto fra il 1483 e il 1486 dal cardinale Giuliano della Rovere – il futuro papa Giulio II – come elemento nevralgico di un sistema difensivo a salvaguardia della foce Tevere, una delle principali vie d’accesso a Roma. Esso fu progettato da un allievo e seguace di Leon Battista Alberti, il fiorentino Baccio Pontelli, inglobando alcune strutture dell’antico nucleo di Ostia. A distanza di qualche anno l’aggiunta di raffinati corredi decorativi e di soluzioni tecnologicamente all’avanguardia – basti pensare al sistema termale – lo rese adatto a ospitare lo stesso Giulio II. Grazie alla sostanziale integrità, il castello costituisce oggi un esempio rimarchevole di architettura fortificata del Rinascimento.

Nell’ottobre 2016 il monumento è passato in gestione al Polo Museale del Lazio. Sotto il coordinamento dell’architetto Gabriella Musto hanno avuto subito inizio accurate operazioni di analisi, manutenzione e adeguamento delle strutture, appunto in vista della riapertura. Una particolare cautela è stata rivolta al ‘mastio’, ovvero al possente bastione che svetta sul circuito delle mura, e alla zona sottostante, che ospita appunto il sistema termale di papa Giulio II.

Vedi anche:

Open House Roma 2017

13 Mar

Open House Roma 2017: sabato 6 e domenica 7 maggio 2017 aperture speciali e visite guidate gratuite.

Oltre 170 siti di architettura antica, moderna e contemporanea e 60 eventi speciali: torna il 6 e 7 maggio 2017, per la sesta edizione, Open House Roma, la manifestazione che ogni anno, in un solo weekend e in maniera completamente gratuita, apre le porte dell’architettura più rappresentativa della Capitale.

Organizzata dall’Associazione Open City Roma, anche quest’anno saranno presenti case private con progetti di interior design, studi di architettura, cantieri e tantissimi eventi collaterali.

Per ogni informazione è necessario andare sul sito web www.openhouseroma.org.

L’evento è patrocinato dal Senato della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e sostenuto da MiBACT-Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, Roma Capitale e Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia.

Open House Roma è reso possibile grazie al lavoro che, dal 2012, svolge l’Associazione Open City Roma, insieme ai suoi partner e ai più di 700 volontari tra studenti, professori, architetti e semplici appassionati, che ogni anno fanno sì che i tesori della Capitale possano di nuovo rivelarsi gratuitamente a tutti gli appassionati.

Vedi anche:

Open House Roma 2017: sabato 6 e domenica 7 maggio 2017 aperture speciali e visite guidate gratuite

Open House Roma 2017: sabato 6 e domenica 7 maggio 2017 aperture speciali e visite guidate gratuite

Un giardino zen per viale Agosta

30 Dic

Curiosità romane: un giardino zen a viale Agosta. Inaugurato il 29 dicembre 2015, è frutto della trasformazione della preesistente fontana.
Il progetto è nato con l’obiettivo di risolvere definitivamente l’annosa vicenda delle presunte infiltrazioni, ma soprattutto restituire agli abitanti uno spazio sociale di condivisione, superando così lo stato di abbandono e pericolosità in cui versava la vasca. Ciò ha consentito di realizzare un’opera senza un coinvolgimento economico troppo oneroso per la Pubblica Amministrazione.

Qui il progetto del giardino.

“Con il giardino zen, il terzo sul territorio della Capitale, si è voluto realizzare un’area che, nella filosofia di appartenenza, possa infondere serenità ed armonia” dichiara in una nota il presidente del Municipio Giammarco Palmieri “Per preservarlo nel tempo, sarà fondamentale individuare delle soluzioni di gestione e manutenzione partecipata, che coinvolgano concretamente gli abitanti”.

Fonte: Comune di Roma

Vedi anche:

Il giardino zen a viale Agosta

La casa sperimentale di Giuseppe Perugini a Fregene

18 Dic

Curiosità romane: la casa albero o casa sperimentale progettata da Giuseppe Perugini, Raynaldo Perugini e Uga De Plaisant a Fregene alla fine degli anni ‘60.

Si tratta di un progetto sperimentale sia nella forma che nell’uso dei materiali, che rimandano all’architettura brutalista caratterizzata dall’uso del calcestruzzo grezzo in facciata. L’edificio sembra quasi sospeso tra gli alti alberi che la circondano, evocando allo stesso tempo l’archetipo del “nido” come luogo sicuro dove nascondersi, studiare, riprendere le forze. La costruzione, in deciso contrasto con le tradizionali abitazioni circostanti, colpisce per il suo singolare aspetto esteriore, con la tessitura delle travi e dei pilastri a vista che sostengono dei volumi prefabbricati, l’impianto non regolare, come anche il recinto del lotto in cemento con inglobate strisce d’acciaio tinte di rosso che riprendono la forma ricurva del recinto stesso.

Pochi materiali vengono utilizzati per la costruzione: cemento armato, vetro e acciaio. Perugini rifiuta quindi i materiali tradizionali da costruzione e sceglie il calcestruzzo armato, che assolve pienamente la funzione di sostenere/sorreggere i volumi che racchiudono i vari ambienti della casa, disposti in un ordine apparentemente casuale. Alle travi principali sono affiancate delle travi secondarie posizionate sopra e sotto i moduli che supportano il peso di questi attraverso particolari elementi cruciformi in acciaio verniciato di rosso. Le travi principali hanno altezze variabili ed in alcuni punti lo sbalzo di una trave è sorretto da una trave soprastante con degli agganci particolari, anch’essi in acciaio. Gli infissi, dipinti di rosso come tutti gli elementi in ferro della casa, riprendono la composizione generale della casa, reiterando il motivo del cubo, sia in aggetto verso l’esterno sia rientrando all’interno della casa. La scala/passerella, un dettaglio della composizione segnalata con il colore rosso delle ringhiere, conduce all’ingresso della casa e sembra un elemento estraneo, aggiunto alla struttura. È concepita come passerella mobile che si può anche alzare, isolando completamente gli abitanti dal mondo esterno. Le facciate dei volumi presentano anch’esse delle sporgenze e rientranze: in alcuni casi contengono infissi, in altri sono elementi pieni: cubi in conglomerato che modellano plasticamente l’esterno degli alloggi accentuando l’uso del materiale scelto. Caratteristici in facciata sono gli elementi dalla forma arrotondata, veri e propri contenitori di servizi che caratterizzano l’architettura ammorbidendone l’aspetto “squadrato”.

Le funzioni della casa sono racchiuse come già detto nei “gusci” in calcestruzzo che si trovano a quote diverse e prevedono gradini per superare i leggeri dislivelli interni. Anche gli ambienti interni della casa non dissimulano la complessità spaziale che si percepisce dall’esterno, con il salone open-space a doppia altezza e l’articolazione degli infissi che dall’interno accentuano il loro aspetto elaborato. Un’altra scala, a chiocciola e ancorata ai pilastri, questa volta conduce sul tetto e parte dal livello rialzato degli alloggi. Alcuni ambienti sono distribuiti nel parco che circonda la casa, come ad esempio la stanza della meditazione, caratterizzata da una sfera in cemento, o la piscina situata sotto la casa. In quest’opera c’è la volontà di creare un contrasto tra la struttura, con i suoi pilastri che si ergono verso il cielo esprimendo il desiderio di libertà, i gusci appesi che accentuano l’idea di leggerezza della composizione e il materiale grezzo, il calcestruzzo, che allude alla pesantezza.

La casa vuole rappresentare una sintesi di tutte le intenzionalità progettuali della famiglia Perugini. Come ricorda il figlio di Giuseppe, Raynaldo: “Essendo tutti e tre architetti (anche la madre Uga de Plaisant) era un po’ il giocattolo di famiglia, nel momento della realizzazione ognuno di noi proponeva soluzioni e nascevano discussioni…era una sorta di grande laboratorio… immaginatevi un plastico in scala reale! Questa era la casa di Fregene, un plastico al vero in cui ognuno metteva del suo. Una sorta di bottega globale nella quale lavoravamo tutti e per ogni problema c’erano un’infinità di soluzioni possibili. Infatti la cura dei dettagli e la messa a punto di tutte quelle soluzioni che hanno portato alla casa com’è oggi sono stati affrontati nella messa in opera. La particolare caratteristica costruttiva la rende un grande gioco di costruzioni…”.

Fonte: www.archidiap.com

Ispirazione: DailyBest

Casa sperimentale di Giuseppe Perugini
Via Porto Azzurro, 57, 00054 Fregene RM, Italia, 1968 -1971

Vedi anche:

Open House Roma 2015: il 9 e 10 maggio apertura gratuita di centinaia di edifici della Capitale

1 Apr

Sabato 9 e domenica 10 maggio 2015 torna Open House Roma, l’evento che dal 2012 ha aperto gratuitamente le porte di più di 300 luoghi a cittadini e turisti.

Ogni anno, Open House Roma apre GRATUITAMENTE le porte della città: centinaia tra luoghi di pregio architettonico-artistico, eventi speciali e tour!

Open House Roma è un evento annuale che in un solo week end consente l’apertura gratuita di centinaia di edifici della Capitale notevoli per le peculiarità architettoniche – artistiche e che, a differenza di iniziative simili, rivolge particolare attenzione oltre che al patrimonio storico, anche e soprattutto a quello moderno e contemporaneo, fino ad aprire la visita anche dei cantieri della città in trasformazione.

Open House è il grande evento di architettura sviluppato in 4 continenti e 25 città parte dell’evento internazionale Open House Worldwide.

Le visite guidate, effettuate dai progettisti stessi, dagli studenti di architettura delle facoltà di Roma e dai cultori dell’architettura, i tour pedonali e ciclabili, più i numerosi eventi speciali permetteranno ai cittadini di scoprire il patrimonio nascosto della capitale: quegli spazi che per la loro quotidiana funzione o per mancanza di occasioni non sono aperti alla fruizione pubblica.

Gli edifici presentati hanno raccontato, nelle tre precedenti edizioni, la sorprendente stratificazione di architettura storica, moderna e contemporanea della Città Eterna.

Questo è stato possibile grazie al costante impegno di un gruppo di giovani che una dopo l’altra hanno provato a varcare le soglie e i limiti fisici e culturali di Roma convinti che questa città debba, oggi più che mai, essere un luogo a disposizione della collettività.

Quest’anno, grazie anche all’aiuto di più di 400 volontari, siamo pronti ancora una volta a fare del nostro meglio poiché vogliamo che il valore sociale di quest’evento diventi patrimonio duraturo della città.

PROGRAMMA COMPLETO 2015

Vedi anche:

openhouseroma2015

Il Quartiere Coppedè: il lato fiabesco di Roma

29 Gen

Il Quartiere Coppedè è un complesso di edifici situato a Roma, nel quartiere Trieste, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento.  Pur non essendo propriamente un quartiere, venne così chiamato dallo stesso architetto che lo ha progettato. È composto da diciotto palazzi e ventisette tra palazzine ed edifici disposte intorno al nucleo centrale di piazza Mincio.

Vedi anche: visite guidate al Quartiere Coppedè

Nel 1915 la Società Anonima Edilizia Moderna, con sede in piazza Pietra, avente come amministratore delegato Aonzo Arnaldo, idea una zona abitativa a Roma, adiacente a piazza Quadrata (piazza Buenos Aires), tra i confini dei Parioli e tra i nuovi, per l’epoca, quartieri Salario e Trieste. Il progetto viene affidato a Gino Coppedè. I finanzieri Cerruti, con Coppedè, vollero ripercorrere, su Roma, il percorso avviato a Genova con lo stesso Coppedè. Il quartiere nasce sul piano regolatore Bonfiglietti del 1909, tra non poche difficoltà e contrasti tra la commissione edilizia e l’architetto Coppedè, con vincoli imposti dalla sovraintendenza della commissione edilizia, come accadde nel 1918 su concessione dell’allora assessore all’urbanistica, Galassi, sul lotto di Via Po. Anche se il dizionario architettonico di Pevsner, Fleming e Honour cita la data del 1912, la prima presentazione del progetto sarebbe avvenuta il 19 ottobre 1916 e la progettazione risalirebbe quindi al 1915 quando Coppedè fu incaricato dai finanzieri Cerruti e Becchi. Nel 1921 vengono terminati i Palazzi degli Ambasciatori ed il quartiere rimase incompiuto da Coppedè alla sua morte avvenuta nel 1927.
Il quartiere fu completato da Paolo Emilio André. Il piano dell’opera comprendeva inizialmente la costruzione di 18 palazzi e 27 edifici tra palazzine e villini. Il 23 agosto 1917 la commissione edilizia fece una richiesta a Coppedè di dare al quartiere un’impronta romana. Così Coppedè utilizzò il tema della Roma antica come le cornici e le modanature alla Roma imperiale ed un arcone richiamante gli archi di trionfo del Foro Romano.
Nel febbraio del 1918 viene approvato il progetto dei Palazzi degli ambasciatori con la condizione di chiudere la via diagonale (l’attuale via Dora) per farla diventare una via privata. Nel 1920 venne rifiutata la costruzione dei Villini delle Fate in via Rubicone. Per la realizzazione venne usato il travertino (sempre in onore della Roma imperiale) mentre gli interni sono realizzati in: maiolica smaltata per le cucine, con parquet in legno per i soggiorni, mosaici in stile pompeiano per i bagni.

L’ingresso principale del Quartiere Coppedè, dal lato di via Tagliamento, è rappresentato da un grande arco che congiunge due palazzi. Poco prima dell’arco si trova un’edicola con una statua di Madonna con Bambino. Sotto l’arco, oltre a due balconi, si trova un grande lampadario in ferro battuto. L’arco è decorato con numerosi elementi architettonici, che hanno la caratteristica di essere disposti in modo asimmetrico.
Superato l’arco si giunge a piazza Mincio, centro del quartiere. In mezzo alla piazza sorge la Fontana delle Rane, costruita nel 1924. La fontana è costituita da una vasca centrale, di pochi centimetri più alta del livello stradale, con quattro coppie di figure, ognuna delle quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua all’interno della vasca. Dal centro della fontana si innalza una seconda vasca, di circa due metri di altezza, il cui bordo è sormontato da altre otto rane.
L’arco che sormonta l’ingresso del palazzo situato al numero civico 2 della piazza è una fedele riproduzione di una scenografia del film del 1914 Cabiria.

Gli interni di soggiorno erano divisi dalle zone di ambito privato quasi a formare dei «Quartieri di ricevimento» e dei «Sacrari di vita privata». Nei Villini delle Fate viene esaltata la Firenze con una scritta «Fiorenza sei bella» e con delle decorazioni fiorentine con Dante e Petrarca. Invece il lato di via Brenta è dedicato a Venezia con un leone di San Marco. Il Palazzo del ragno inneggia al lavoro tramite la decorazione raffigurante un cavaliere con la scritta «labor».
Tutti gli immobili progettati dall’architetto Coppedè sono orientati ad una visione moderna degli ambienti, con la suddivisione delle zone giorno e notte, la rivisitazione degli spazi facendo attenzione alle richieste della clientela, curando finemente le decorazioni dei vari ambienti: mosaici nei bagni, soffitti a cassettoni, caldaie in rame, cucine con lavatoi in marmo, citofoni e garage.

I Villini delle Fate

Sono siti in via Aterno 4, piazza Mincio 3 via Brenta 7-11. Il lato di via Aterno consta sul lato sinistro una partizione a fasce orizzontali: nella zona bassa presso il primo piano vi è una decorazione geometrica, mentre al secondo piano vi è un dipinto con figure umane nelle bifore che richiama i disegni di personaggi famosi della Villa Carducci alla Legnaia di Andrea del Castagno. Le figure sono: una donna togata, una donna con peplo, una donna con vestiti all’antica, un uomo con barba, armatura ed una scimitarra ed un uomo con spada e cappello. Fra i materiali utilizzati abbiamo marmo, laterizi, travertino, terracotta, vetro, e legno e ferro battuto per il cancello. Particolarissime sono le facciate esterne, finemente realizzate, che in alcuni punti quasi sembrano esse essere tessute in seta e ricami d’oro. Il prospetto su questa via è composto da più corpi aggettanti.

  • Il primo corpo a sinistra consta di una quadrifora tra i ritratti di Petrarca e Dante. Una firma con data 1954 è da ritenersi verosimilmente ad un restauro. Al piano rialzato vi è una finestra con due colonnette un dipinto con festone e putti ed una decorazione a rilievo rappresentante un’ape.
  • Il secondo corpo consta di una serie di tre finestre separate da piccole colonne. Al secondo piano vi è un dipinto rappresentante Firenze con la scritta «Fiorenza sei bella». In un angolo vi è una decorazione di un personaggio a cavallo. Il piano consta di un arcone con dei rilievi di api e degli stemmi. Sotto la loggia vi è una decorazione con un falconiere ed un falcone.
  • Il terzo corpo costa di una torretta con festoni e putti. Sotto una bifora vi è un orologio con motivi zodiacali. In basso vi è uno stemma con un biscione. Al secondo piano vi è un dipinto con una scena di una processione con monache e frati francescani. All’angolo vi è una scala d’accesso con loggiato. Nel loggiato vi è una decorazione con angeli.

Il lato di via Brenta è composto da tre corpi aggettanti.

  • Il primo corpo a sinistra consta di una torretta in cui, al secondo piano vi sono delle decorazioni raffiguranti il leone alato di San Marco e l’aquila di San Giovanni. Sotto l’aquila vi è una decorazione rappresentante una processione, mentre sotto il leone vi è rappresentato un veliero. Completa la facciata una nuova decorazione con festoni e puttini.
  • Il secondo corpo consta di una piccola loggia con decorazioni floreali, due arconi con dei rilievi raffiguranti delle api e l’uva sull’archivolto, degli stemmi e piccole foglie all’interno ed un finto graffito rappresentante due angioletti.
  • Il terzo corpo costa di decorazioni di putti in alto. Nel piano centrale vi è un balconcino con una decorazione rappresentante la lupa con Romolo e Remo. Il piano in basso consta di decorazioni raffiguranti dei putti e delle foglie stilizzate.

Sul prospetto di via Olona vi è una raffigurazione dell’albero della vita. Al centro vi è un dipinto raffigurante una meridiana. Tra le altre decorazioni vi è una rappresentazione di una scena di una battaglia con la scritta «Domus pacis» ed altre scritte «Domino laetitia praebeo» ed «E paetre/ex arte venustas» ed una colombaia sotto l’angolo del tetto a capanna.

Palazzi degli Ambasciatori

Sono siti in via Tagliamento 8-12, via Brenta 2-2a, piazza Mincio 1, via Dora 1-2, via Tanaro 5. Questo complesso edilizio è composto da due unità triangolari suddivise da via Dora e sono suddivisi in cinque livelli. Presso l’angolo tra via Arno e via Tagliamento vi sono due torrette. La copertura del palazzo è mediante un terrazzo. Tra i due blocchi triangolari vi sono dei locali di servizio e cinque pozzi scala per degli ascensori. Il lato di via Tanaro è suddiviso da vari corpi aggettanti su vari livelli con finestre differenti per ogni piano. Sulla torretta d’angolo di via Tagliamento vi è la scritta «Anno Domini MCMXXI» che indica verosimilmente la data di costruzione e dei bassorilievi con figure antropomorfe. Il grande arco centrale è decorato con pitture rappresentanti una Vittoria alata e mosaici raffiguranti delle aquile. All’interno dell’arco vi è la dedica a Coppedè. Al terzo piano vi è una decorazione di una coppa ricordante il Santo Graal.

Palazzo del Ragno

Il palazzo è sito in piazza Mincio 4 e risale al 1916-1926. Il nome è dovuto dalla decorazione sul portone d’ingresso principale. È suddiviso in quattro piani. Consta di una torretta. Al terzo livello vi è un balconcino con loggia. Sopra di esso vi è un dipinto color ocra e nero raffigurante un cavaliere tra due grifoni sormontato dalla scritta «Labor». Sul prospetto di via Tanaro vi è effigiato il motto «Maiorum exempla ostendo/artis praecepta recentis».

Palazzo di via Olona 7

Risale al 1925 circa. Ha planimetria ad L. La facciata è suddivisa in quattro corpi aggettanti. Il corpo centrale è a cinque piani mentre i laterali sono a quattro. All’ultimo piano ed intorno ad i balconi vi sono delle decorazioni geometriche.

Villino di via Brenta 26

Attualmente è sede del liceo scientifico statale “Amedeo Avogadro”. È suddiviso in due livelli. Alla destra della facciata vi è l’ingresso con loggia. Al primo piano vi è un mosaico raffigurante un gallo, una coppa e tre dadi con i numeri uno, tre e cinque.

Villino di via Ombrone 7

La costruzione è a pianta quadrilatera. È suddiviso in due livelli oltre un seminterrato. Il primo livello è a bugnato. Al livello dell’attico vi sono dei rilievi raffiguranti delle api.

Villino di via Ombrone 8

L’edificio è a due livelli più seminterrato e, sulla sinistra, una piccola loggia.

Villino di via Ombrone 11

L’edificio è a pianta quadrangolare. È suddiviso in due piani più un seminterrato. Gli esterni sono a vari tipi di bugnato. Le finestre sono ad arco con decorazioni a stemmi.

Palazzo di via Olona 2

In questo periodo è sede dell’ufficiale del consigliere della Polonia a Roma. Sul lato destro vi è una raffigurazione di caccia, mentre sulla loggia vi sono degli ovali con delle colombe alternati ad uno raffigurante San Giorgio. L’edificio è di paternità dubbia di Coppedè.

Fonte: Wikipedia

Vedi anche: visite guidate al Quartiere Coppedè

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: