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Raffaello e la Leggenda della Fornarina: un musical al Salone Margherita

22 Apr

Raffaello e la Leggenda della Fornarina. Il pittore e la modella in una grande storia d’amore
Dal 1 maggio 2014 a Roma al Salone Margherita, tutti i lunedì, giovedì e domenica alle 20:30
con sottotitoli in inglese – with english subtitles

Musical in 2 atti con
BRUNELLA PLATANIA (Fornarina)
ENRICO D’AMORE (Raffaello Sanzio)
MINO CAPRIO (Shoping)
e con la partecipazione di: SIMONE SIBILLANO (Tommaso) LUCIANA TURINA (Imperia) LORENZO TOGNOCCHI (Mario) VALENTINA GULLACE (Lucrezia) ANDREA RIZZOLI (Giacinto Luzi) e un ensemble di 12 ballerini cantanti
Libretto e Musiche GIANCARLO ACQUISTI
Liriche GIANCARLO e ALESSANDRO ACQUISTI
Regia e Coreografie MARCELLO SINDICI

Un grande Musical per la città di Roma!
Dopo l’entusiasmante Vernissage del Teatro Argentina di Roma e l’altrettanto apprezzata performance nei Saloni dei Musei Capitolini in Campidoglio, torna in scena il musical in due atti: ‘Raffaello e la Leggenda della Fornarina’. Con la presenza di un cast di interpreti di primo livello, per tutto il mese di maggio 2014, sarà riproposta, in chiave musicale, la romantica storia d’amore tra il famoso pittore Raffaello Sanzio e la sua modella Fornarina in una delle più classiche strutture romane, il Salone Margherita (Bagaglino). ‘Raffaello e la Leggenda della Fornarina’ è un musical scritto da GIANCARLO ACQUISTI (Libretto e Musiche) e ALESSANDRO ACQUISTI (Liriche) e diretto da MARCELLO SINDICI (Regia e Coreografie) e nasce come uno spettacolo per la città di Roma destinato al pubblico locale e ai turisti italiani ed esteri in transito nella capitale. Nel cast la presenza di due tra i più affermati performer del musical italiano: BRUNELLA PLATANIA (Fornarina) ed ENRICO D’AMORE (Raffaello Sanzio). Prestigiose le partecipazioni di MINO CAPRIO (Shoping), affermato attore e doppiatore italiano famoso al grande pubblico per il doppiaggio di PETER GRIFFIN, di SIMONE SIBILLANO (Tommaso) già protagonista di Jesus Christ Superstar della Compagnia della Rancia e di LUCIANA TURINA nel ruolo di Imperia, un ritorno sulle scene di una grande artista dell’ultimo trentennio. A completare il cast LORENZO TOGNOCCHI (Mario), VALENTINA GULLACE (Lucrezia), ANDREA RIZZOLI (Giacinto Luzi) e un ensemble e corpo di ballo di 12 elementi. Ricchi costumi di scena ed effetti visivi di luci e proiezioni completano lo spettacolo che si ispira ad una storia popolare romana mantenendo un taglio moderno ed attuale adattandosi quindi ad un pubblico di tutte le età.

La trama dello spettacolo
È un giornalista dei nostri giorni – uno scrittore fallito, con fama di perdigiorno e attaccabrighe a ricostruire la storia, una storia in cui leggenda, realtà e fantasia popolare si intrecciano in un groviglio inestricabile. La sensazione che ci siano stati trapassi di anime da un corpo all’ altro (metempsicosi? reincarnazione?) è più che palpabile. Lui, Shoping, stava cercando una storia vera, ricca di passione, amore, scandali… Ne aveva bisogno per riscattarsi. E, tra una sbornia e l’ altra, l’ ha trovata in Trastevere.

La storia
Nell’antico Rione di Trastevere, al n° 20 di Via di Santa Dorotea, vicino Porta Settimiana, c’è una modesta abitazione dove intorno ai primi anni del 1500 ha vissuto Margherita Luzi, conosciuta da tutti con il sopranome di Fornarina in quanto figlia del fornaio del rione. Fornarina – donna bellissima e, si dice, di temperamento piuttosto… vivace – fu l’ispiratrice e la modella di numerosi quadri di Raffaello. Il grande Pittore ne era innamoratissimo e preso a tal punto da trascurare gli importanti lavori in cui era impegnato. La storia d’amore tra Raffaello e Fornarina fu ardente ma breve e si concluse tragicamente: Raffaello muore improvvisamente, a soli 37 anni, proprio nel letto di Fornarina. Le cronache dell’epoca non chiariscono bene le cause del decesso. Fornarina, sconvolta dalla triste vicenda si ritirerà nel Convento delle Suore di S.Apollonia dove trascorrerà il resto della sua vita. Della avvenente modella non si saprà più nulla.

La leggenda
Shoping raccoglie una leggenda, trasferita di bocca in bocca dai vecchi del Rione Trastevere, secondo cui, alla morte di Fornarina, si sia riunito un tribunale di defunti per giudicarla. Erano presenti le anime dei suoi cari, degli amici, degli abitanti del rione e dell’amato Raffaello. Purtroppo per Fornarina il tribunale è presieduto dal ricco e potente banchiere Agostino Chigi, un suo precedente amante, che nutre per lei un profondo rancore. La giudicherà responsabile della morte di Raffaello e la condannerà ad una dura pena: dovrà scontare le sue colpe vagando per le stanze che hanno visto concludersi tragicamente la breve vita del Pittore, fino al giorno in cui una sua discendente non la riscatterà con un grande atto d’amore. Passeranno quasi trecento anni prima che questa discendente, la giovane Lucrezia Luzi, con un grande, terribile atto d’amore, possa riscattarla. Attraverso il racconto dello scrittore prenderanno vita i personaggi del ‘500; alcuni li incontreremo nuovamente (metempsicosi? reincarnazione?) – nell’800; conosceremo Mario, il giovane yankee innamorato di Lucrezia; l’arrogante, affascinante Tommaso discendente della famiglia dei Chigi, Imperia una saltimbanco eternamente etilica, papà Giacinto Luzi autoproclamatosi ‘Il re della ciriola’. Fornarina, ricorderà momenti della propria vita, la triste vicenda di Lucrezia, del suo sacrificio … e nel finale rivelerà il mistero della morte di Raffaello.

MAGGIORI INFORMAZIONI

Vedi anche: Raffaello e La Fornarina

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Raffaello e La Fornarina

14 Apr

La Fornarina è un dipinto a olio su tavola (85×60 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1518–1519 circa e conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. È firmato sul bracciale della donna: RAPHAEL VRBINAS

Il dipinto, forse modificato da Giulio Romano, fu conservato da Raffaello nel proprio studio fino alla morte, giunta poco dopo il completamento dell’opera. Menzionato per la prima volta nella collezione di Caterina Nobili Sforza di Santa Fiora in una lettera del vice cancelliere Corasduz all’imperatore Rodolfo II del 1595, viene descritto come “una donna nuda ritratta dal vivo, mezza figura di Raffaele”. Alla morte della contessa, nel 1605, raggiunge la collezione del genero Giovanni Buoncompagni, duca di Sora, dove è notato da Fabio Chigi che la definisce “non admodum speciosa”. Fu acquistato poi dai Barberini ed è citato nei loro inventari a partire dal 1642. Negli anni sessanta-settanta del Novecento venne trasferito per alcuni anni alla Galleria Borghese. L’identità della modella è controversa. Prevale tuttora l’identificazione con Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere in contrada Santa Dorotea, che sarebbe stata in quel periodo la donna amata da Raffaello e passata quindi alla storia col nome di “Fornarina”. È bene notare, tuttavia, che
« [i]l nome di fortuna con cui [il quadro] è stato battezzato non è attestato prima del diciottesimo secolo e deriva dalla didascalia aggiunta in calce a un’incisione degli anni settanta del Settecento »
(Bette Talvacchia, Raffaello, Londra, Phaidon, 2007, pagg. 122 e 126)

Inoltre ad inizio Ottocento quattro diversi ritratti erano noti come Fornarina: questo di Raffaello, la cosiddetta Fornarina della Tribuna degli Uffizi (oggi attribuita a Sebastiano del Piombo), la Dorotea dello stesso Sebastiano ed una copia di quest’ultima sita in Verona. Non è sicuramente documentabile ma somiglianze nei lineamenti del volto (fisiognomica) hanno accreditato l’ipotesi che Raffaello abbia usato la stessa modella in varie opere, quali il Trionfo di Galatea, La Velata o la Madonna Sistina. La critica rimane oggi divisa, specie nel raffronto con La Velata e la Madonna Sistina. Ad esempio l’Acidini Luchinat parla in proposito di “gentile leggenda”, affermando che “L’immagine si collega in realtà ad una serie di bellezze muliebri ideali, raffigurate da Raffaello nell’arco della sua attività artistica”. Tom Henry e Paul Joannides reputano impossibile che i due quadri, vale a dire La Velata e La Fornarina, possano essere dello stesso artista foss’anche in momenti distinti del suo sviluppo stilistico.
« Il y a des similitudes – petit menton, yeux bruns et nez assez long -, mais les yeux paraissent plus grands et les oreilles ont une autre forme. S’il s’agit de la même femme, sa nudité et son bracelet la rattachent directement à Vénus, incarnation de l’amour, et à Raphaël, mais les deux oeuvres sont si différentes qu’il nous paraît impossible d’y voir la main du même artiste, même à des dates différentes »
(Tom Henry; Paul Joannides, cit., pag. 290)

Occorre, tuttavia, distinguere le due tesi: la prima, concerne la diversa identità del modello della Velata e della Fornarina; la seconda, concerne la diversa identità del pittore, Raffaello per la Velata e Giulio Romano per la Fornarina. Sulle orme di Giovanni Morelli e, più tardi, di Konrad Oberhuber, la prima tesi sembra vincere l’adesione anche di chi pende per l’autografia della Fornarina. Sulla seconda tesi, invece, il dibattito rimane ancora molto aperto. Infatti, l’attribuzione del dipinto a Raffaello è oggetto di discussione sin dal 1799. Sembra prevalere sin qui l’ipotesi che si tratti di un lavoro a più mani secondo la prassi della bottega romana di Raffaello. In proposito, la critica è divisa sulla presenza di un intervento di Giulio Romano: alcuni critici enfatizzano il ruolo dell’allievo di Raffaello, mentre altri lo considerano marginale.

Il ritratto, di discinta seminudità, doveva essere destinato a una collocazione privata, lontana da sguardi indiscreti. La donna è infatti ritratta a seno scoperto, coperta appena da un velo che regge al petto con la mano destra e da un manto rosso che copre le gambe. Ritratta di tre quarti verso sinistra, la donna guarda a destra, oltre lo spettatore, e il bracciale con la firma dell’artista che porta sul braccio sembra un suggello d’amore. In testa porta un turbante fatto di una seta dorata a righe verdi e azzurre annodata tra i capelli, con una spilla composta di due pietre incastonate con perla pendente, non insolito nella moda dell’epoca. Il gioiello è già documentato nell’opera di Raffaello nel Ritratto di Maddalena Doni (1506 ca) e nella Velata (1512-1518 ca). Il turbante si ritrova nella Sacra Famiglia di Francesco I (1518). Lo sfondo è costituito da un folto cespuglio di mirto, pianta dedicata a Venere. L’effigie è di fresca immediatezza, con una sensualità dolce e rotonda, amplificata dalla luce diretta e fredda che proviene da sinistra, inondandola, e risaltata dallo sfondo scuro.

Il dipinto, come hanno testimoniato gli esami radiografici, fu realizzato in due riprese: in un primo momento sullo sfondo, al posto del cespuglio di mirto sacro a Venere, appariva un paesaggio di ispirazione leonardesca. Pare infatti che il dipinto si rifacesse al modello perduto della Monna Vanna del pittore di Vinci. La posa della mano destra sul seno richiama il gesto della Velata, tuttavia il disegno dell’orecchio differisce da quest’ultima mentre è piuttosto simile a quello della Maddalena che compare nella Estasi di Santa Cecilia (1515-1516 ca). Il diverso disegno dell’orecchio, messo in luce da Cecil Gould, è l’argomento decisivo per refutare la tesi dell’identità tra il modello della Velata e quello della Fornarina. Il dibattito sull’autografia raffaellesca della Fornarina si incentra invece sulla disparità stilistica che si riscontra a prima vista tra il trattamento pittorico del capo della donna e quello del resto del suo corpo.

Fonte: Wikipedia

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