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Giornate Europee del Patrimonio 2017: sabato 23 e domenica 24 settembre

28 Mar

Giornate Europee del Patrimonio sabato 23 e domenica 24 settembre 2017: il tema è Cultura e Natura.

Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo promuove le Giornate Europee del Patrimonio (GEP) in Italia.

Le Giornate Europee del Patrimonio sono una manifestazione promossa dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Si tratta di un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana.

All’iniziativa, com’è ormai tradizione, aderiscono anche moltissimi luoghi della cultura non statali tra musei civici, comuni, gallerie, fondazioni e associazioni private, costruendo un’offerta culturale estremamente variegata, con un calendario che spesso arriva a sfiorare i mille eventi.

Uno straordinario racconto corale che rende bene l’idea della ricchezza e della dimensione “diffusa” del Patrimonio culturale nazionale: da quello più noto dei grandi musei alle meno conosciute eccellenze che quasi ogni paese può vantare e deve valorizzare.

Per queste ragioni il MiBACT ha sempre colto occasioni come quella delle GEP per promuovere la progettualità elaborata dai singoli Istituti e continuare a rafforzarne lo stretto legame con i rispettivi territori e con le loro identità culturali.

Dopo il successo delle passate edizioni (#GEP2015: http://www.beniculturali.it/GEP2015 – #GEP2016: http://www.beniculturali.it/GEP2016) con un elevato numero di eventi dedicati e una partecipazione di pubblico superiore alle aspettative, le GEP tornano in tutta Italia il 23 e 24 settembre 2017.

Il tema scelto del Consiglio d’Europa per la nuova edizione è “Cultura e Natura”.

In questa pagina saranno pubblicati i materiali dell’evento e le informazioni sulle modalità di adesione per i musei e gli istituti culturali, mentre sono già disponibili su questo sito le “Linee guida per la compilazione degli eventi delle Giornate Europee del Patrimonio sulla piattaforma europea“.

Per seguire e raccontare l’evento sui social: #GEP2017 #culturaenatura #culturaèpartecipazione

Vedi anche:

Giornate Europee del Patrimonio sabato 23 e domenica 24 settembre 2017

Giornate Europee del Patrimonio sabato 23 e domenica 24 settembre 2017

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A Castel Sant’Angelo aprono le cucine dei Papi, le Oleare, le Prigioni, la Cagliostra, la Stufetta e le Mole per due serate di degustazioni

15 Set

A Castel Sant’Angelo aprono le cucine dei Papi, le Oleare, le Prigioni, la Cagliostra, la Stufetta e le Mole per due serate di degustazioni.

Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, presenta in occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio 19/20 Settembre 2015”, nel Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo: “La cultura attraverso il cibo a Castello: dalla corte al Rinascimento”.

Nella serata del 19 settembre sarà possibile degustare un piatto composto da 5 assaggi monoporzione, ispirati alla cucina rinascimentale e supervisionati dallo chef Andrea Misseri. Il tutto nel Cortile di Alessandro VI.
Per le degustazioni sarà obbligatoria la prenotazione (vedi sotto).

Nella stessa serata del 19 settembre si potrà visitare il Museo dalle 20.00 alle 24.00 e straordinariamente si apriranno le Prigioni storiche, le Oleare dove veniva immagazzinato l’olio sia per l’uso alimentare che per l’illuminazione. Fu nel primo deposito delle Oleare che nel 1981 fu girata una celebre scena del film di Mario Monicelli, “Il Marchese del Grillo”. I Silos dove veniva immagazzinato il grano, la Stufetta di Clemente VII un vero gioiello architettonico della prima metà del Cinquecento, sala da bagno dei Pontefici, uno dei rarissimi esempi di bagno rinascimentale, la sala Cagliostra, ‘prigione di lusso’ destinata a detenuti di riguardo, che deve il suo nome a uno dei più famosi reclusi il Conte di Cagliostro e le Mole con le macine del tardo XVI secolo, e dove venivano immagazzinate le farine destinate alla guarnigione di castello.

Il 20 settembre il Museo sarà aperto dalle 09,00 alle 19,30 e saranno aperti straordinariamente gli stessi ambienti escluso le Mole.

Ufficio Stampa Polo Museale del Lazio
Marco Sala, Davide Latella.
Tel. 06 6999 4347
pm-laz.ufficiostampa@beniculturali.it

  • NOTIZIE UTILI PER L’EVENTO

Data Inizio: 19 settembre 2015
Data Fine: 20 settembre 2015
Costo del biglietto: 7,00 € ingresso al museo – degustazione piatto di 5 assaggi ispirati alla cucina rinascimentale € 10,00; possibilità di un’ulteriore degustazione di vini selezionati per l’occasione dal punto ristoro del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo.
Riduzioni: gratuità e riduzioni come previste dalla legge; Per informazioni +39 06 32810

Prenotazione: Obbligatoria per le degustazioni. Le degustazioni si attivano superate n. 50 prenotazioni.

Telefono prenotazioni: +39 06 32810;
Url prenotazione: http://www.gebart.it//

Luogo: Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Orario: 19 settembre 9.00 – 19,30 (ultimo ingresso ore 18.30); 20,00 – 24,00
(ultimo ingresso ore 23,00)
20 settembre 9.00 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)

Telefono: 06 69994207, 06 68191175
E-mail: pm-laz.ufficiostampa@beniculturali.it
Sito web: http://polomusealelazio.beniculturali.it
http://castelsantangelo.beniculturali.it

La cucina coinvolge il nostro mondo sensoriale attraverso sapori, profumi, sensazioni tattili e visive: addirittura suoni. Tutte le proprietà organolettiche di un vino o di un preparato sono sempre state oggetto di attenzione degli “scalchi” per raccontare un piatto, per tramandarne e perfezionarne la ricetta. Tali figure coordinavano tra gli altri i bottiglieri di corte che si occupava del vino, della scelta e primo assaggio. Esemplare è la figura di Sante Lancerio, bottigliere di Paolo III Farnese, il quale in una lettera inviata al cardinale Ascanio Guido Sforza, nipote del Papa, ci permette di rintracciare, con le sue 57 schede di vini conosciuti alla tavola farnesiana, quella che è considerata dai cultori enologici, la prima carta dei vini. Oltre alla figura del bottigliere la corte rinascimentale attribuiva ruolo al cantiniere ed al coppiere per il servizio delle bevande alla tavola; al piano delle prigioni storiche di Castel Sant’Angelo c’è una cantina per lo scarico dall’alto come per le adiacenti oleare. Bartolomeo Scappi cuoco personale di Pio IV e Pio V e forse anche di Paolo III, fu il primo che introdusse l’impanatura prima della frittura, lasciandoci un’importante opera, il più grande trattato di cucina del tempo, che includeva oltre mille ricette e trattava degli strumenti di cucina e di tutto ciò che doveva conoscere un cuoco rinascimentale di alto livello. La cucina di corte a Castel Sant’Angelo nel XVI secolo, si ipotizza fosse negli ambienti adiacenti al Cortile delle Prigioni, tra la Stufetta di Clemente VII ed il Cortile di Leone X.

Fonte: Pagina Facebook ufficiale

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Giornate Europee del Patrimonio 2015 sabato 19 e domenica 20 settembre

28 Lug

Giornate Europee del Patrimonio sabato 19 e domenica 20 settembre 2015, con aperture straordinarie ed eventi in tutta Italia sul tema L’alimentazione e la storia dell’Europa: identità culturali e alimentari alle radici dell’Europa.

Per le Giornate Europee del Patrimonio 2014, i principali musei, monumenti e aree archeologiche rimasero aperti al pubblico fino alle 24.00 al costo simbolico di 1 euro. All’iniziativa parteciparono anche i Musei Civici di Roma. In attesa di aggiornamenti al riguardo per il 2015.

La storia dell’alimentazione rappresenta una delle chiavi di lettura dell’identità di una nazione, delle sue evoluzioni culturali, anche quale conseguenza di relazioni con altre popolazioni. Rispetto ad altre espressioni culturali l’alimentazione è in grado di esprimere in modo facile e intuitivo il radicamento identitario che è implicito nella prassi alimentare di ciascuno di noi e che, negli ultimi anni, ha giustificato una politica accorta di preservazione delle peculiarità agroalimentari dei nostri territori, promuovendo la diffusione di marchi di qualità (DOP, IGP, DOC e STG) direttamente legati alle origini geografiche e alle tradizioni culinarie della filiera enogastronomica europea.
Uno spirito di conservazione che si scontra quotidianamente con il progressivo processo di livellamento legato alla globalizzazione che, pur favorendo l’incontro e l’integrazione culturale, spesso annulla le peculiarità locali, innescando una competizione al ribasso sia in termini qualitativi che, conseguentemente, identitari.
“Noi siamo ciò che mangiamo” (“Man ist, was man isst”), asseriva nella seconda metà dell’800 il filosofo Ludwig Feuerbach facendosi interprete di un concetto che negli ultimi anni si è particolarmente consolidato nell’immaginario collettivo, affiancandosi a locuzioni cristallizzate dalla sapienza popolare come il celebre motto “mangia come parli” che bene esprime il ruolo del cibo come metafora di integrazione e trasformazione, in quanto risorsa indispensabile per la vita e motore identitario del quotidiano; un quotidiano che, tuttavia, è al tempo stesso stabile e mutevole, così come mutano e si evolvono nel tempo la lingua, le mode e le consuetudini (cfr. C. Scaffidi, Mangia come parli. Com’è cambiato il vocabolario del cibo, Bra 2014, con prefazione di Tullio De Mauro).
Anche per queste ragioni un evento per definizione globalizzante come l’Expo Milano 2015, Nutrire il Pianeta, Energia per la vita (che per la terza volta dal 1851 torna ad essere ospitato in Italia, 104 anni dopo l’edizione torinese del 1911) ha scelto ambiziosamente di confrontarsi “sulla storia dell’Uomo e sulla produzione di cibo, nella sua doppia accezione di valorizzazione delle tradizioni culturali e di ricerca di nuove applicazioni tecnologiche”. Si è così cercato di conciliare la dialettica apparentemente ossimorica tra innovazione e tradizione, facendo sì che esse fossero finalmente intese come tappe di un “percorso culturale, di crescita e di cambiamento che valorizza l’interazione tra i popoli nel rispetto del Pianeta”
L’Expo di Milano, dunque, con il suo “capitale” di valori e di visitatori italiani e stranieri, offre una opportunità di straordinaria importanza per la promozione del nostro patrimonio culturale, consentendo di indagarne la profondità materiale, artistica e storica attraverso uno degli aspetti più comuni del nostro vivere quotidiano: la produzione, il consumo, la sociologia e la ritualità del cibo.

Con questi intenti la Direzione generale Musei ha individuato per l’edizione 2015 delle GEP il seguente tema portante: “La Cultura è il cuore dell’Europa. Ritualità e storia dell’alimentazione attraverso l’arte italiana”.
Com’è nello spirito dell’iniziativa, le GEP si pongono come obiettivo quello di implementare la tradizionale offerta culturale sia rendendo fruibili al pubblico con aperture straordinarie luoghi normalmente inaccessibili sia offrendo eventi speciali e visite guidate inedite a monumenti, musei e aree archeologiche, al fine di sottolineare la centralità della cultura quale essenziale fattore di coesione sociale, da cui ripartire verso nuovi modelli di sviluppo sostenibile.

Le tematiche in discorso si prestano a molteplici approfondimenti e sviluppi prospettici, da declinare assecondando le peculiarità, le risorse e l’inventiva dei singoli Istituti.
Ad un approccio di tipo storico-artistico legato all’analisi stilistica e iconografica di opere più o meno direttamente correlate alle tematiche dell’alimentazione possono, ad esempio, corrispondere approfondimenti legati maggiormente agli aspetti materiali ed economici della produzione\trasformazione degli alimenti e, conseguentemente, della loro circolazione. Come si è accennato al principio, l’indagine delle radici delle nostre tradizioni alimentari anche in termini identitari può essere un accattivante strumento di correlazione dialettica tra passato e contemporaneità; così come, in una prospettiva antropologica (di tipo sia culturale che biologico) e storica di lunga durata, può risultare illuminante l’esame delle interrelazioni esistenti tra l’evoluzione delle pratiche alimentari e, più in generale, i progressi tecnologici, anche al fine di comprendere e giustificare le origini di alcune delle più comuni intolleranze oggi diffuse.
Il tutto a partire dalla consapevolezza profonda che la storia dell’umanità coincide con quella dell’alimentazione e che l’uomo è tale anche in virtù della sua capacità di cucinare, come ha efficacemente ricordato Massimo Montanari, sulla scia di una lunga tradizione di studi che, nel corso del ’900, ha visto confrontarsi l’antropologia sull’opposizione tra categorie come natura e cultura, crudo e cotto: “Cucinare è attività umana per eccellenza, è il gesto che trasforma il prodotto di natura in qualcosa di profondamente diverso: le modificazioni chimiche indotte dalla cottura e dalla combinazione degli ingredienti consentono di portare alla bocca un cibo, se non totalmente artificiale, sicuramente costruito” (M. Montanari, Il cibo come cultura, Roma-Bari 2004, p. 36).
Come oggi tutti ben sappiamo, la produzione del cibo comporta, inevitabilmente, una trasformazione più o meno radicale del paesaggio naturale e/o un adeguamento di quello antropico legato all’introduzione e alla diffusione di nuove tecniche o di nuove colture. Tema, quest’ultimo, che si presta ad essere approfondito con l’ausilio del nostro patrimonio storico culturale, sia per evidenziare strumenti ed esiti correlati alla plasmazione per fini alimentari del territorio, sia per esibire le testimonianze materiali (archeologiche, iconografiche, letterarie ecc.) correlate all’introduzione nel corso del tempo di nuovi alimenti e/o di nuove prassi alimentari. La stessa circolazione degli alimenti costituisce, com’è ben noto, un fulcro economico e strategico di primaria importanza, veicolo di scambi e, inevitabilmente, di contatti e di interazioni culturali, come testimoniano le molte “vie del sale” (prima fra tutte per fama: la Salaria) legate ai circuiti della transumanza, o, su di una scala globale ben più ampia, la celebre “via delle spezie”, porta d’eccellenza verso l’Oriente. Percorsi oggi reinterpretati attualizzandoli grazie alla riscoperta delle tradizioni enogastronomiche che, più o meno in tutta la Penisola, hanno consentito di proporre a vario titolo “vie dell’olio” o “del vino”.
Relitti, frammenti di anfore da trasporto, resti bioarcheologici (carpologici, malacologici, pollinici o faunistici) o residui chimici ricostruiti attraverso analisi molecolari, accanto al più tradizionale approccio tipologico, iconografico, letterario ed epigrafico (ove possibile) sono alcuni tra i molti indizi disponibili ad essere valorizzati per ricomporre il quadro conoscitivo dell’evoluzione delle pratiche alimentari, dalla preistoria fino alla modernità. Una indagine che può passare anche attraverso la materialità corporea, consentendo di ricostruire parametri come la dieta e gli stress alimentari per tramite di analisi chimiche su distretti ossei particolarmente significativi, come i denti o – dove il caso, l’uomo o la natura lo consentono come si è verificato ad esempio per il celebre uomo del Similaun – grazie allo studio diretto di tessuti molli mummificati.
Al termine di questa rapida rassegna dei molteplici approcci possibili, accanto agli aspetti propriamente economici, materiali e fisiologici correlati a testimonianze come quelle appena menzionate, è necessario annoverare infine anche le componenti “immateriali” correlate alla sociologia e alla ritualità del cibo.
L’alimentazione oltre ad essere necessariamente una pratica quotidiana è, salvo rare eccezioni, anche una fondamentale prassi sociale, sia nelle fasi che sovrintendono all’acquisizione \ produzione \ trasformazione \ conservazione delle risorse che, poi, ovviamente, in quelle che presiedono al loro consumo, in una prospettiva che può essere al contempo individuale e collettiva.
Produzione, consumo ed eventuale condivisione possono essere strettamente collegate all’organizzazione familiare e a quella sociale della comunità, creando un legame più o meno diretto tra il modo in cui si mangia e il posto occupato nella società. Aspetti documentati in vario modo dal nostro patrimonio culturale, dall’organizzazione e disposizione di un semplice focolare preistorico alla strutturazione e all’organizzazione delle cucine e delle sale da pranzo nelle residenze nobiliari medievali e moderne. I set da banchetto e da simposio ricorrenti nelle sepolture dell’Italia antica presuppongono non solo l’apparato correlato allo svolgimento della cerimonia funebre ma anche l’immagine traslata dell’ultimo banchetto e/o dell’ultimo simposio di cui è partecipe il defunto, all’atto del congedo dai suoi congiunti. Una condizione in parte legata anche al suo status, che gli consentiva idealmente di imbandire quell’ultimo pasto e quell’ultimo brindisi che, si auspicava, egli avrebbe continuato a celebrare nell’eternità, come attesta la ricorrenza del motivo nell’iconografia funeraria dell’Italia preromana. Un immaginario che perdura trasformandosi nel tempo, fino ad acquisire ricodificandosi la conformazione del “cenacolo” cristiano, nel quale la prassi cattolica ha sublimato la metafora del banchetto attraverso la cerimonia dell’eucaristia, in cui il pane ed il vino assurgono a proiezione del corpo e del sangue di Cristo, offerti come sacrificio per la salvezza degli uomini.
Una sublimazione che introduce l’ultima chiave di lettura precedentemente accennata, quella rituale e religiosa, ruotante intorno al cibo come fulcro della prassi rituale e/o offerta alla divinità, attraverso atti cerimoniali come il sacrificio o la dedica nei santuari di alimenti o di loro potenziali surrogati, assecondando un atteggiamento documentato sin dalla preistoria e ancora oggi comunemente attestato a livello folklorico.

Fonte: Ministero dei Beni Culturali

giornateeuropeepatrimonio2015

Giornate Europee del Patrimonio 2014: 20 e 21 settembre ingresso gratuito nei luoghi della cultura

20 Ago

Giornate Europee del Patrimonio 2014: sabato 20 e domenica 21 settembre ingresso gratuito nei luoghi della cultura in tutta Europa.

Per l’occasione saranno aperti al pubblico gratuitamente i luoghi della cultura che comprendono il patrimonio archeologico, artistico e storico, architettonico, archivistico e librario, cinematografico, teatrale e musicale.

Il 20 e il 21 settembre 2014 si celebrerà la 31a edizione delle Giornate Europee del Patrimonio, manifestazione ideata nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Si tratta di un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare, presso l’opinione pubblica, il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche sociali italiane.

Le giornate europee del patrimonio, promosse dal Consiglio d’Europa con l’appoggio della Commissione europea, dal 1991 aprono ai cittadini le porte di monumenti e siti storici, artistici e naturalistici.
La manifestazione coinvolge, in diversi fine settimana di settembre e ottobre, i 49 Stati Membri della Convenzione culturale europea, firmata nel 1954.

‘Roma aderisce con entusiasmo all’iniziativa delle Giornate europee del Patrimonio, voluta dal Consiglio d’Europa e accolta dal MIBACT’, lo hanno annunciato il Sindaco, Ignazio Marino, e l’Assessore capitolino alla Cultura, Giovanna Marinelli. Il prossimo 20 settembre infatti i Musei Civici di Roma Capitale saranno aperti e potranno essere visitati da romani e turisti al costo di 1 euro (musei a pagamento) e a costo zero (musei gratuiti).

Musei Civici a pagamento, con orario esteso fino alle 24: Musei Capitolini, Museo dell’Ara Pacis, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, Museo di Roma, Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, MACRO, MACRO Testaccio, Villa Torlonia – Casina delle Civette, Museo di Roma in Trastevere.

Musei Civici gratuiti: Villa di Massenzio, Museo delle Mura, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo Pietro Canonica, Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina , Museo Napoleonico, Museo Carlo Bilotti.
Inoltre, saranno aperti molti dei siti archeologici di Roma Capitale.

Giornate Europee del Patrimonio 2014

Giornate Europee del Patrimonio 2013: il 28 e 29 settembre INGRESSO GRATUITO nei luoghi della cultura

12 Feb

giornateeurpeedelpatrimonio2013Il MiBAC, come ogni anno, partecipa all’evento e organizza sull’intero territorio nazionale iniziative tese a valorizzare e mettere in evidenza i contenuti della cultura e del Patrimonio italiano, con l’obiettivo di condividere con altri Paesi europei le comuni radici continentali.

Per l’occasione saranno aperti al pubblico gratuitamente i luoghi della cultura che comprendono il patrimonio archeologico, artistico e storico, architettonico, archivistico e librario, cinematografico, teatrale e musicale.

Info: 800 99 11 99

In Italia la manifestazione avrà luogo il giorno sabato 28 settembre 2013 e prevederà anche l’apertura notturna dalle 20 alle 24 per quegli istituti che partecipano al progetto Una notte al Museo, che in via eccezionale saranno aperti gratuitamente.
Al fine di favorire la conoscenza del patrimonio culturale italiano verranno organizzate numerose iniziative sull’intero territorio nazionale e saranno aperti al pubblico gratuitamente tutti i luoghi della cultura statali. A questi si affiancheranno i luoghi d’arte appartenenti ad altre realtà (Istituzioni, Enti) che vorranno aderire alla manifestazione.

L’Italia aderisce, insieme ad altri 49 Stati Europei, alle Giornate Europee del Patrimonio 2013 che avranno luogo nel nostro Paese il 28 e il 29 settembre, con lo slogan, ormai consolidato: “L’Italia tesoro d’Europa”.
Le Giornate, fin dalla loro istituzione nel 1954, sono state apprezzate da tutti i cittadini che, attraverso questo momento di grande partecipazione, hanno avuto l’opportunità di conoscere lo straordinario patrimonio culturale europeo.
L’iniziativa, nel corso degli anni, ha assunto una tale rilevanza che nel 1999 il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea ne hanno fatto un’azione comune, con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio culturale, al fine di aumentare la consapevolezza dei cittadini nei confronti della grande ricchezza che la diversità culturale genera all’interno dell’Europa.
Occorre quindi riaffermare, insieme agli altri Paesi europei, radici culturali e storiche comuni, fondamentali per elaborare progetti e strategie condivise, atte a salvaguardare, tutelare, far conoscere e tramandare, anche nei momenti di crisi, il grande patrimonio culturale del nostro Paese e di tutta l’Unione.
La recente iscrizione di due nuovi siti italiani nel Patrimonio mondiale dell’Unesco, Italia Langobardorum e Siti palafitticoli dell’arco alpino, si colloca proprio nello spirito delle Giornate Europee. La serie dei siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino si estende sui territori di sei paesi – Svizzera, Austria, Francia, Italia, Germania e Slovenia – e comprende ben 111 villaggi palafitticoli: è la testimonianza dell’esistenza di un forte legame comune nelle tradizioni culturali del vecchio continente.

A questa grande festa europea, il MiBAC partecipa con tutti i suoi Istituti centrali e territoriali che, oltre ad organizzare eventi per l’occasione, aprono gratuitamente al pubblico tutti i luoghi d’arte statali, che comprendono il patrimonio archeologico, artistico e storico, architettonico, archivistico e librario, cinematografico, teatrale e musicale.
In sinergia con il MiBAC aderiscono all’iniziativa il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, il Ministero per gli Affari Esteri con gli Istituti Italiani di Cultura all’estero, Regioni e Province autonome, Comuni e Istituzioni culturali a carattere pubblico e privato, che danno un valore aggiunto all’iniziativa, aprendo gratuitamente i loro luoghi d’arte ed organizzando eventi.

Con l’ingresso gratuito nei luoghi d’arte e i molti eventi organizzati, si permette ai cittadini di scoprire o riscoprire liberamente musei, monumenti o siti archeologici noti e meno noti offrendo lo spunto per una riflessione sulle fondamenta della nostra storia. È necessario però uno sforzo ulteriore di comunicazione perché questa diventi un’opportunità per i cittadini dei singoli Stati europei di conoscere il patrimonio culturale delle altre realtà dell’Unione, apprezzare le differenze, cogliere le assonanze e comprendere così il senso di un’Europa comune, che non potrà essere tale senza la consapevolezza di idee, valori e sentimenti comuni.
In queste “Giornate” è l’intero patrimonio artistico e culturale europeo ad aprirsi al mondo.

MAGGIORI INFORMAZIONI

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