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La forma della seduzione. Il corpo femminile nell’arte del ‘900: Man Ray, Dalì, Picasso, Guttuso, Mirò, De Chirico in mostra alla GNAM

23 Mag

La seduzione del corpo femminile nell'arte del 900Dal 5 giugno al 5 ottobre alla Gnam La forma della seduzione. Il corpo femminile nell’arte del ‘900, una selezione di circa 130 opere che, tra sensualità e sessualità, declinano la figura della donna attraverso l’eterogeneità del linguaggio artistico.

Il percorso si articola in cinque sezioni dedicate a particolari aspetti della seduzione esercitata dal corpo femminile così come molti artisti, spesso diversissimi tra loro, l’hanno interpretata, convergendo verso una prospettiva ‘deformante’ che ne esprime la forza travolgente e per certi aspetti eversiva. Si innesta qui la provocatoria lettura che della seduzione ha offerto il sociologo francese Jean Baudrillard, secondo il quale essa non appartiene alla sfera della natura, ma a quella dell’artificio ed insieme a quella del segno e del rituale.

La prima sezione, dal titolo ‘le belle apparenze‘, presenta opere in cui il nudo femminile, quantunque esaltato da linee morbide e sinuose, e da pose languide e accoglienti, proprie della rappresentazione ‘classica’ del tema, viene ormai già declinato nel linguaggio inquieto delle avanguardie, in fuga da norme e convenzioni, alla ricerca semmai di trasgressione e provocazione, che in Modigliani, autore di raffigurazioni femminili tra le più sensuali e, appunto, seducenti, e nelle modelle fotografate in pose provocanti da Man Ray trovano esiti dirompenti.

La seconda sezione, intitolata ‘seduzione/sedizione‘, introduce alla eclissi del corpo, alla progressiva destrutturazione, nell’arte, della figura. Nelle opere, tra gli altri, di Gino Severini, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Manzù, Victor Brauner, Eric Heckel, Joan Mirò, Enrico Prampolini, il genere artistico del nudo femminile viene riformulato secondo logiche diverse dal naturalismo. Ora l’arte ha come fine la continua sperimentazione che persegue servendosi del geometrismo, del monumentalismo, del dinamismo e della scomposizione cubista. Gli autori di area surrealista, ben presenti nella rassegna grazie al fondo donato al museo da Arturo Schwarz nel 1998, offrono spesso un’immagine fortemente deformata della sessualità femminile. Infatti, la leggibilità della realtà è intaccata dall’interferenza dell’inconscio, conducendo all’autodistruzione ed alla cancellazione del corpo così come tradizionalmente l’arte l’aveva raffigurato, sino alla sua deformazione ai limiti del mostruoso.

La terza, dedicata all”oggetto del desiderio‘, attesta come la seduzione assuma le forme di particolari anatomici sessuali, ma anche di oggetti-feticcio. Si parte dalla rappresentazione di parti anatomiche femminili, spesso decontestualizzate, per giungere agli oggetti comuni investiti di implicazioni erotiche: dalla bambola di Hans Bellmer, alla donna-scarpa di Salvador Dalì, all’Objet mobile di Max Ernst.

La sezione ‘la bella e la bestia‘ allude all’incontro, e alla sovrapposizione dell’elemento umano con quello animale, o comunque non umano. E’ una confusione che ha sempre attratto e spaventato, e che nel gioco della seduzione esercitata dal nudo femminile, offre molteplici approdi: dall’inconscio e dall’automatismo di Surrealisti come Breton e Masson al simbolismo di Picasso.

La bella addormentata‘, infine, è il titolo dell’ultima sezione, che allude all’attrazione esercitata dal corpo femminile abbandonato nel sonno, fra vulnerabilità e passività. Il tema, trattato sin dall’antichità, raggiunge in molte delle opere qui presentate un effetto straniante, come nei nudi trattati con linearità arcaizzante da Modigliani o nelle ninfe dormienti di Giorgio De Chirico.

MAGGIORI INFORMAZIONI


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Aperture straordinarie e orari delle mostre a Roma a Natale e Capodanno

13 Nov

Aggiornamento: Gli orari di mostre e musei a Roma nei giorni festivi da novembre 2015 a gennaio 2016

Gli orari e le aperture straordinarie di mostre e musei a Roma durante le festività 2013/2014.

Vedi anche:

Cezanne e gli Artisti italiani del ‘900
8 Dicembre 9.30-20.30
24 Dicembre 9.30-15.30
25 Dicembre 15.30-20.30
31 Dicembre 9.30-15.30
1 Gennaio 15.30-20.30
6 Gennaio 9.30-20.30

Gemme dell’Impressionismo
Martedì-domenica 9.00-19.00
24 e 31 dicembre ore 9.00-14.00
La biglietteria chiude un’ora prima
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e 1° gennaio

Duchamp. Re-made in Italy
Da martedì a domenica ore 10.30 – 19.30
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio

Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti
8 dicembre: domenica 10.00 – 20.00
24 dicembre: martedì 10.00 – 16.00
25 dicembre: mercoledì 10.00 – 20.00
26 dicembre: giovedì 10.00 – 20.00
31 dicembre: martedì 10.00 – 16.00
1 gennaio mercoledì 12.00 – 20.00
6 gennaio lunedì 10.00 – 20.00

Il Tesoro di Napoli: i Capolavori del Museo di San Gennaro
8 dicembre 10.00 > 20.00
24 dicembre 10.00 > 14.00
25 dicembre 15.00 > 20.00
26 dicembre 10.00 > 20.00
31 dicembre 10.00 > 14.00
1 gennaio 15.00 > 20.00
6 gennaio 10.00 > 20.00

Cleopatra Roma e l’Incantesimo dell’Egitto
8 dicembre 10.00 – 21.00
24 dicembre 10.00 – 17.00
25 dicembre 16.00 – 21.00
26 dicembre 10.00 – 21.00
31 dicembre 10.00 – 18.00
1 gennaio 12.00 – 21.00
6 gennaio 10.00 – 21.00

Antoniazzo Romano Pictor Urbis
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00.
Chiusura il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio

Augusto
martedì 24 dicembre: 10.00 – 15.00
mercoledì 25 dicembre: 16.00 – 20.00
giovedì 26 dicembre: 10.00 – 20.00
martedì 31 dicembre: 10.00 – 15.00
mercoledì 1 gennaio: 16.00 – 20.00
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

National Geographic, la Grande Avventura: 125 anni nel mondo 15 in Italia
Anni ’70. Arte a Roma
martedì 24 dicembre: 10.00 – 15.00
mercoledì 25 dicembre: 16.00 – 20.00
giovedì 26 dicembre: 10.00 – 20.00
lunedì 30 dicembre: 10.00 – 20.00 (apertura straordinaria lunedì)
martedì 31 dicembre: 10.00 – 15.00
mercoledì 1 gennaio: 16.00 – 20.00
lunedì 6 gennaio: 10.00 – 20.00 (apertura straordinaria lunedì)
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

APERTURA STRAORDINARIA DEI MUSEI E DELLE AREE ARCHEOLOGICHE PER NATALE E CAPODANNO
Il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo rende noto che il 25 dicembre e il 1 gennaio oltre 250 tra musei, aree e parchi archeologici statali osserveranno apertura straordinaria. In molti dei siti sarà possibile inoltre partecipare a eventi e iniziative quali visite guidate, esposizioni speciali e accessi a luoghi solitamente chiusi al pubblico.
“Insieme all’ingresso gratuito del 28 dicembre – dichiara il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Massimo Bray – l’apertura straordinaria a Natale e Capodanno di molti musei e siti archeologici permetterà a cittadini e turisti di godere pienamente nel corso delle festività del nostro straordinario patrimonio culturale.”
Per informazioni: numero verde gratuito 800991199.

MUSEI CIVICI DI ROMA CAPITALE
Aperti 24 e 31 dicembre fino alle ore 14.00
Chiusi 25 dicembre e 1 gennaio (MACRO Testaccio sarà chiuso 24-25 e 31 dic e 1 gen)
Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano, Ara Pacis, Museo di Roma, Museo Napoleonico, Museo Barracco, Museo di Roma in Trastevere, Museo Bilotti, Museo Canonica, Musei di Villa Torlonia, Museo delle Mura, Villa di Massenzio, Museo della Civiltà Romana, Museo Civico di Zoologia, Museo Astronomico e Planetario, Museo della Repubblica Romana,.

Vedi anche:

Orari delle mostre a Roma a Natale e Capodanno

I colori dell’anima: Modigliani al cinema

29 Ott

i-colori-dell039anima-modigliani-film-poster-hd-andy-garcia-elsa-zylberstein-omid-djalili-smallI colori dell’anima – Modigliani (titolo originale: Modigliani) è un film del 2004 scritto e diretto da Mick Davis. Il film è una coproduzione di USA, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Romania.

Il film è una versione molto romanzata dell’ultimo periodo della vita di Modigliani. Quasi interamente girato in Romania, si avvale delle scenografie (pittoresche ma con qualche imprecisione) degli italiani Marchione e Forletta.

Interpreti e personaggi

  •     Andy Garcia: Amedeo Modigliani
  •     Elsa Zylberstein: Jeanne Hébuterne
  •     Omid Djalili: Pablo Picasso
  •     Eva Herzigová: Ol’ga Chochlova
  •     Hippolyte Girardot: Maurice Utrillo
  •     Udo Kier: Max Jacob
  •     Susie Amy: Beatrice Hastings
  •     Peter Capaldi: Jean Cocteau
  •     Miriam Margolyes: Gertrude Stein

Incongruenze storiche

Come in tutte le biografie romanzate, il film non è certo privo di errori, storici e non. Eccone alcuni.

  •     Fu alla nascita dello stesso Amedeo che avvenne il pignoramento (causa bancarotta ) dei beni di famiglia da parte delle autorità -col conseguente episodio degli oggetti accumulati sul letto della puerpera-, e non alla nascita di un fratellino come la presenza del “piccolo” Modigliani e la rievocazione del “grande” lasciano supporre.
  •     Modigliani e Jeanne si conobbero nel 1917, ma nel film l’incontro è posticipato al 1919.
  •     La presunta rivalità tra lui e Picasso non è mai stata provata con certezza.
  •     Al concorso finale, l’unica opera non fittizia visibile nel film è il Bue squartato di Soutine, che però fu realizzato ben tre anni dopo, nel 1923; tutti gli altri quadri sono inventati.
  •     Oltre che con Utrillo, Modigliani fu grande amico anche di Soutine, Rivera, Kisling, Foujita, Brâncuşi, Chagall e molti altri; ma nel film, tranne che col primo, con gli altri appare molto distaccato se non addirittura in urto, mentre gli ultimi non sono neppure presenti o nominati.
  •     Modigliani viene mostrato solo come pittore, mentre è noto che fosse anche un ottimo scultore.
  •     La personale alla Galerie Berthe Weill ebbe luogo nel novembre 1917, quindi prima del soggiorno nizzardo dell’artista; ma nel film, la prima è successiva al secondo.
  •     Leopold Zborowski era anche un poeta e letterato di origine polacca, e non solo un mercante d’arte come suggerito nel film. Della di lui moglie Hanka, più volte ritratta da Modì, nel film non v’è traccia.
  •     Beatrice Hastings, prima compagna di Modigliani a Parigi, era una poetessa e giornalista, e non una arrogante e viziata ereditiera come mostrato nel film.
  •     Modigliani e Jeanne ballano per strada al suono di La vie en rose di Edith Piaf: cosa impossibile, giacché la canzone risale agli anni quaranta.
  •     Inoltre, Modigliani entra in scena fischiettando (e lo ripeterà altre volte) l’Inno di Mameli, che all’epoca non era ancora Inno Nazionale, ma solo una canzone patriottica.
  •     Modigliani conobbe Renoir intorno al 1915, e senza l’intermediazione di Picasso come mostrato nel film; per di più, in quel periodo il grande pittore viveva sulla Costa azzurra, e non nella lussuosa villa alle porte di Parigi mostrata nel film.
  •     Da alcune battute, si comprende come Picasso sia già un pittore affermato e assai ricercato sul mercato, cosa che invece avverrà solo alcuni anni dopo i fatti narrati.
  •     Nel film si nota ripetutamente che Picasso dipinge e scrive con la mano destra, mentre è noto che fosse mancino.

Film su Amedeo Modigliani

  • Montparnasse di Jacques Becker (1958)
  • Modì di Franco Brogi Taviani (1990
  • I colori dell’anima – Modigliani di Mick Davis (2005)

Fonte: Wikipedia

Vedi anche:

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Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti in mostra a Roma

22 Ott
Modigliani in mostra a Roma

Elvire con colletto bianco (Elvire con collettino)
Amedeo Modigliani
1917 o 1918
Olio su tela
Firmato in alto a destra, cm 92 x 65
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

Dopo il grande successo a Milano, Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti arrivano a Roma: le opere della collezione Jonas Netter saranno esposte al Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla.

Più di 120 le opere in mostra per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero in un periodo affascinante della storia dell’arte nel quartiere di Montparnasse agli inizi del ‘900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri.

DAL 14 NOVEMBRE 2013 AL 6 APRILE 2014

‘Queste opere non sono state mostrate al pubblico da più di settant’anni, e oggi ricompaiono come per magia, come uscite da un altro mondo’.
Con queste parole Marc Restellini, curatore della mostra ‘Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter’ dà il senso all’esposizione che si apre il 14 novembre 2013 nelle sale del Museo della Fondazione Roma, promossa da Fondazione Roma, Comune di Milano, Palazzo Reale, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della Città di Roma e prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Pinacothéque de Paris.
Più di 120 le opere in mostra per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero in un periodo affascinante della storia dell’arte nel quartiere di Montparnasse agli inizi del ‘900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri.
Modigliani era sbarcato a Parigi nel 1906 sentendo che quello era il posto dove avrebbe potuto ‘salvare il suo sogno’. Va a vivere a Montparnasse che, in quegli anni, diventa il quartiere degli artisti; non solo pittori, ma anche scrittori, come Hemingway e Miller, intellettuali come Jarry e Cocteau, rifugiati politici come Lenin e Trockij.
I luoghi di incontro sono le trattorie a buon mercato e le bettole-cantine in cui si tira tardi parlando di arte e politica e non di rado le discussioni terminano in risse. Le condizioni di vita sono per tutti assai misere, ma è il fuoco sacro dell’arte, la consapevolezza che le loro opere stanno cambiando per sempre i canoni estetici, a dare la forza a Modigliani e compagni di andare avanti.
Se l’Impressionismo, pur avendo apportato una rivoluzione nel modo di dipingere, non usciva in fondo dai canoni del naturalismo, con i lavori di Modigliani, di Soutine, di Utrillo, l’arte diventa autonoma dal soggetto ritratto e dalle tradizioni culturali e artistiche dei paesi di provenienza dei singoli artisti, generando la prima vera rivoluzione nel mondo dell’arte e il ribaltamento dei canoni sino ad allora conosciuti. È in questo contesto – che di lì a poco verrà definito bohémien – che, come scrive il curatore Marc Restellini: ‘Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non è polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, è a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualità e i sogni propri a ciascuno di loro’.
E ancora: ‘Quegli anni corrispondono a un periodo d’emancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dell’arte. Ovunque in Europa era in corso una rivoluzione estetica, preludio a un’evoluzione dei costumi; ed è a Parigi, ‘l’unico luogo al mondo in cui la rivolta ha il diritto di cittadinanza’, prima a Montmartre e poi a Montparnasse, che quegli artisti – tutti ebrei – si sono ritrovati per tentare la sorte’. Ed ebreo era anche Jonas Netter, una figura importantissima per gli artisti in mostra, senza il quale molti tra loro non avrebbero avuto di che vivere e sostentarsi: il percorso espositivo, articolato in sei sezioni, mette a confronto i capolavori acquistati nell’arco della sua vita da Jonas Netter, che, affascinato dall’arte e dalla pittura, diventa un amateur illuminato e acuto riconoscitore di talenti, grazie all’incontro col mercante d’arte e poeta polacco Léopold Zborowski, anche egli ebreo.
Netter conosce Modigliani, Soutine, Utrillo ed entra in contatto con Valadon, Kisling, Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier. La loro produzione lo affascina e lo spinge a sostenerli generosamente e a comprare dal mercante i loro lavori: egli diventa quasi un “mecenate”, ispirato e geniale insieme tanto che, quando Modigliani è costretto a trasferirsi in Costa Azzurra a causa di problemi di salute, compra dal giovane italiano abbastanza tele da permettergli di affrontare il viaggio, durante il quale poi l’artista lavorerà intensamente. Di Modigliani Netter ammira l’originalità del genio creativo, ama profondamente i suoi volti femminili stilizzati su lunghi colli affusolati, come Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) del 1917-18 e Fillette en robe jaune (Portrait de jeune femme à la collerette) del 1917, entrambi esposti insieme a Portrait de Zborowski del 1916 e Portrait de Soutine, anch’esso realizzato nel 1916 dopo l’incontro tra i due artisti che stringono una solida amicizia, al punto che è proprio Modigliani a presentare a Netter Soutine. Di Chaim Soutine sono esposti in mostra oltre venti olii – una vera e propria mostra dentro la mostra – tra cui L’Homme au chapeau, L’Escalier rouge à Cagnes e La Folle.
Allo stesso modo Netter scopre i quadri del cosiddetto periodo bianco di Utrillo, soprattutto vedute, tra le quali in mostra Place de l’église à Montmagny, Église de banlieu e Rue Muller à Montmartre. Netter decide di proteggere questo eterno fanciullo disincantato, preda sin dall’adolescenza dei fumi dell’alcool, innamorato della madre, Suzanne Valadon, valente e originale pittrice, anche ella presente con le sue opere in mostra, come Ketty nue s’étirant o Église de Neyron.
Se oggi noi ammiriamo questi lavori come capolavori assoluti dell’arte, non dobbiamo dimenticare tuttavia che all’epoca in cui videro la luce venivano considerati veri e propri obbrobri. È per questo che l’intuizione di Netter appare una vera e propria profezia, oltre che un atto coraggioso e spesso disinteressato. Poco si sapeva di quest’uomo tale era la sua discrezione. Oggi, grazie al lavoro di ricostruzione di Restellini, possiamo farci un’idea del suo volto grazie al ritratto che gli fece, riconosciuto da vecchie fotografie familiari, Kisling, anch’esso in mostra.
E la leggenda vuole che sia stato proprio Modigliani a presentare Kisling a Netter. A causa del suo atteggiamento così discreto, di Jonas Netter non rimane nulla di personale. Tranne le opere che amò e collezionò e che anche noi oggi possiamo contemplare.

MAGGIORI INFORMAZIONI

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