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Orari e aperture straordinarie di mostre e musei a Roma nelle festività di autunno 2017 e inverno 2018

23 Ago

Gli orari e le aperture straordinarie di mostre e musei a Roma durante le festività di autunno 2017 e inverno 2018:

Monet al Complesso del Vittoriano

  • Mercoledì 1 novembre 9.30 – 20.30 (ultima fascia 19,00-19,30)
  • Venerdì 8 dicembre 9.30 – 22.00 (ultima fascia 20,30 -21,00)
  • Domenica 24 dicembre 9.30 – 15.30 (ultima fascia 14,00 -14,30)
  • Lunedì 25 dicembre 15.30 – 20.30 (ultima fascia 19,00 -19,30)
  • Martedì 26 dicembre 9.30 – 20.30 (ultima fascia 19,00 -19,30)
  • Domenica 31 dicembre 9.30 – 15.30 (ultima fascia 14,00 -14,30)
  • Lunedì 1 gennaio 15.30 – 20.30 (ultima fascia 19,00-19,30)
  • Sabato 6 gennaio 9.30 – 22.00 (ultima fascia 20,30 -21,00)

Hokusai all’Ara Pacis

  • Tutti i giorni 9.30-19.30
  • 24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00
  • Ultimo ingresso un’ora prima
  • Chiuso il 25 dicembre e 1 gennaio

Enjoy. L’arte incontra il divertimento al Chiostro del Bramante

  • 1 novembre 10.00-21.00
  • 8 dicembre 10.00-21.00
  • 24 dicembre 10.00-17.00
  • 25 dicembre 16.00-21.00
  • 26 dicembre 10.00-21.00
  • 31 dicembre 10.00-19.00
  • 1 gennaio 10.00-21.00
  • 6 gennaio 10.00-21.00
  • Ultimo ingresso sempre un’ora prima

Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925 alle Scuderie del Quirinale

  • Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
  • Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30
  • L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

PROGRAMMA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

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Le mostre a Roma nell’autunno 2017

19 Mag

Le mostre in programma a Roma nell’autunno 2017:

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Monet in mostra a Roma al Complesso del Vittoriano

18 Mag

Monet in mostra a Roma al Complesso del Vittoriano dal 19 ottobre 2017. Mostra confermata.
In arrivo a Roma la mostra dedicata al grande maestro dell’Impressionismo, un’occasione unica per ammirare i dipinti più cari a Monet: oltre 60 opere, tra cui le splendide ninfee, custodite nella casa di Giverny fino alla sua morte e oggi conservate presso il Musée Marmottan Monet di Parigi.

L’esposizione, curata da Marianne Mathieu, presenta circa sessanta opere del padre dell’Impressionismo, provenienti dal Musée Marmottan Monet – che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita – testimonianza del suo percorso artistico, ma soprattutto dell’artista medesimo, dacché si tratta di opere che Monet conservava nella sua ultima dimora di Giverny e che il figlio Michel donò al museo.

Dai primissimi lavori, le celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800, attraverso i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville, ai ritratti dei figli, alle tele dedicate agli amatissimi fiori del suo giardino (rose, glicini, agapanti) fino alla inquietante modernità dei salici piangenti, del viale delle rose o del ponticello giapponese, per arrivare alle monumentali Ninfee e Glicini, la mostra renderà conto delle molteplici sfaccettature del suo lavoro, restituendo la ricchezza artistica di Monet.

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Le mostre a Roma nella primavera 2017

3 Dic

Le mostre a Roma nella primavera 2017:

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Monet, l’Italia e gli Italiani in mostra al Complesso del Vittoriano

4 Mar

ERRATA CORRIGE: LA MOSTRA DELL’AUTUNNO 2014 AL COMPLESSO DEL VITTORIANO SARA’ DEDICATA A MARIO SIRONI

Monet in mostra a Roma al Complesso del Vittoriano nell’autunno 2014.

Monet, l’Italia e gli Italiani è il titolo della mostra dedicata a Claude Oscar Monet (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 6 dicembre 1926), pittore francese padre dell’Impressionismo, in programma al Complesso del Vittoriano da ottobre 2014 a febbraio 2015.

DATE PROVVISORIE, PROGRAMMA IN AGGIORNAMENTO

Vedi anche: Speciale mostre a Roma

Monet in mostra al Complesso del Vittoriano

Capolavori dal Museo d’Orsay di Parigi in mostra al Complesso del Vittoriano nella primavera 2014

19 Ott

Dal 22 febbraio all’8 giugno 2014 il Complesso del Vittoriano presenta la grande mostra “Musée d’Orsay. Capolavori”. L’esposizione porta per la prima volta a Roma straordinarie opere realizzate tra il 1848 e il 1914 dai grandi maestri francesi, Gauguin, Monet, Degas, Sisley, Pissarro, Van Gogh, Manet, Corot, Seurat e molti altri, proponendo un percorso artistico che – attraverso una selezione di settanta opere – parte dalla pittura accademica dei Salon e attraversa la rivoluzione dello sguardo impressionista fino ad arrivare alle soluzioni formali dei nabis e dei simbolisti.

La storia delle avanguardie e della modernità sarà preceduta dall’inedito racconto di come una ex stazione ferroviaria nel cuore di Parigi sia divenuta uno dei musei più importanti al mondo. Dalle diverse origini delle sue collezioni alla costruzione dell’edificio per l’Esposizione Universale del 1900 fino alle trasformazioni successive, con una particolare attenzione al fondamentale lavoro di allestimento e museografia realizzato nel 1986 dall’architetto italiano Gae Aulenti, scomparsa l’anno scorso.

“Musée d’Orsay. Capolavori”, curata da Guy Cogeval e da Xavier Rey, è articolata in cinque sezioni: la prima è incentrata sull’arte dei Salon, nucleo originario della collezione, che viene posta a confronto diretto con l’allora emergente arte realista, al tempo disprezzata; il rinnovamento della pittura accademica da parte di artisti come Cabanel, Bouguereau ed Henner, che ottennero grande successo tra il 1860 e il 1870, si svolge parallelo alla nascita e all’affermarsi della pittura realista di Courbet.

La seconda sezione illustra i cambiamenti apportati alla pittura di paesaggio dalla Scuola di Barbizon, che danno inizio allo studio impressionista della luce. I pittori che popolano la foresta di Barbizon aprono la strada, attraverso le loro ricerche atmosferiche, al paesaggio impressionista, pur mantenendo nelle loro opere una certa poesia. È infatti proprio a Barbizon che Monet e il suo amico Bazille realizzano i loro primi capolavori e sperimentano quella decisiva frammentazione della pennellata che sarà a fondamento della resa della luce realizzata dagli impressionisti.

Seguirà quindi la sezione dedicata alla modernità ritratta dagli impressionisti. Malgrado il loro interesse per la resa degli effetti della luce en plein air, le loro opere non si limitano ai paesaggi di campagna e ai suoi piaceri. Al contrario, gli impressionisti cercano una corrispondenza tra la modernità della loro tecnica e i soggetti rappresentati. Parigi, simbolo d’eccellenza della trasformazione operata dall’industrializzazione e dal progresso della tecnica, offre loro molteplici e nuovi soggetti pittorici. “La nuova pittura”, come viene chiamato l’impressionismo, deve abbandonare i modelli antichi ereditati dal passato per stare al passo con l’accelerazione storica della civiltà del xix secolo.

La mostra seguirà poi l’evolversi del linguaggio pittorico della seconda metà dell’Ottocento nella sua declinazione simbolista. Questo movimento, difficile da descrivere potendo assumere numerose forme e occuparsi di diversi generi, come ritratti, scene di costume o paesaggi, testimonia un sentimentalismo insistito. Dopo aver a lungo meditato sulla lezione impressionista, i pittori che seguirono Gauguin a Pont Aven, in una Bretagna allora percepita ancora lontana dalle grandi trasformazioni del secolo, come il gruppo dei nabis, inventarono un nuovo registro di forme, dando alle loro opere un particolare contenuto emotivo.

Ed infine la mostra si concluderà con l’eredità lasciata dall’impressionismo, il cui valore postumo è immenso e quasi immediato. A partire dagli anni 1880 i pointillisti spingono al limite la separazione delle macchie cromatiche portata avanti dagli impressionisti. Alcuni impressionisti abbandonano il realismo, come Monet, i cui colori sono sempre più indipendenti dalla natura e stesi con un numero crescente di pennellate. L’abbandono della prospettiva è ormai definitivo e le sperimentazioni si moltiplicano, dal cloisonnisme di Gauguin ai nabis, che riaffermano la dimensione decorativa della pittura in opere di grande formato. In un certo senso si ritrova, grazie alla complessità delle nuove tecniche, la maestà e la grandezza della pittura classica e, allo stesso tempo, un’apertura alle avanguardie del XX secolo.

 

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Gemme dell’Impressionismo: Manet, Monet, Degas, Renoir, Boudin, Pissarro, Bonnard, Toulose-Lautrec, Cèzanne, Gauguin, Van Gogh e Seurat in mostra all’Ara Pacis

2 Ott

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Gemme dell’Impressionismo: dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard in mostra all’Ara Pacis dal 23 ottobre 2013 al 23 febbraio 2014.
A Roma, unica tappa europea, per la prima volta i capolavori della collezione impressionista e post impressionista della National Gallery of Art di Washington.

La National Gallery of Art di Washington è uno dei musei d’arte più vasti ed importanti del mondo, che copre, con le sue collezioni ricche di capolavori, quasi settecento anni di storia dell’arte, spaziando dall’arte europea a quella del Nuovo Mondo. A Roma saranno in mostra meraviglie del periodo impressionista e post impressionista.

MAGGIORI INFORMAZIONI

Dal 23 ottobre al 23 febbraio al Museo dell’Ara Pacis, nell’ambito del programma di scambio internazionale che porterà il Galata capitolino in America, sarà possibile ammirare 68 opere organizzate tematicamente: dal paesaggio al ritratto, dalla figura femminile alla natura morta, fino alle rappresentazioni della vita moderna. Il percorso è anche temporale, a partire dalle opere di Boudin – precursore dell’Impressionismo e maestro di Monet, passato alla storia per aver raccontato la vita mondana dell’epoca – fino all’apertura dell’Impressionismo al nuovo secolo con Bonnard e Vuillard.

La mostra Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington, nasce dall’incontro e dalla collaborazione di due grandi istituzioni, Roma Capitale – Assessorato Cultura, Creatività e Promozione Artistica, e la National Gallery of Art di Washington.

Verso la fine degli anni ‘20 del XX secolo, uno dei massimi esponenti del capitalismo statunitense, imprenditore e banchiere, Andrew W. Mellon, avviò quella che sarebbe poi diventata una delle collezioni d’arte più importante al mondo, con l’ambizione di abbracciare il meglio dell’arte europea dal medioevo al XVIII secolo. Dopo la sua morte, 1937, a raccogliere la sua eredità furono i figli, Paul ed Ailsa, i quali coltivarono la stessa passione del padre, arricchendo quella che a noi oggi è nota come Collezione Mellon ed è conservata, a seguito di una donazione, presso la National Gallery of Art di Washington.

Gli artisti francesi in genere e quelli impressionisti e postimpressionisti in particolare, hanno sempre avuto una grande preminenza nella collezione Mellon, non a caso ne annovera i capolavori più eloquenti. Ad occupare gli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis di Roma saranno infatti artisti quali Manet, Monet, Degas, Renoir, Boudin, Pissarro, Bonnard, Toulose-Lautrec, Cèzanne, Gauguin, Van Gogh e Seurat.

La mostra realizza un focus sulle opere impressioniste e postimpressioniste della Collezione. È così che nasce un percorso espositivo unico nel suo genere, e reso possibile grazie al prestito di ben 68 opere, con l’intento di presentare al grande pubblico non una mostra qualunque di artisti impressionisti e postimpressionisti, ma una mostra che ambisca a comunicare un punto di vista diverso ed esclusivo, ovvero quello di una collezione d’arte privata, dunque opere acquisite secondo un’idea ed un gusto, del tutto personale quale quello del collezionista, filtrato, intimo, ma con la forza comunicativa che solo i grandi capolavori possiedono.

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