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Arcimboldo in mostra a Roma a Palazzo Barberini

9 Ott

Arcimboldo in mostra a Roma alla Galleria Nazionale d’Arte Antica a Palazzo Barberini dal 20 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018.

Dal 20 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018, a Roma, Palazzo Barberini, si terrà la mostra Arcimboldo organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e da Mondo Mostre Skira, a cura di Sylvia Ferino Pagden, una delle maggiori studiose di Arcimboldo e già Direttore della Pittura al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e con la direzione scientifica delle Gallerie.

Per la prima volta nella capitale sarà possibile ammirare una ventina di capolavori autografi, disegni e dipinti, di Giuseppe Arcimboldi (Milano, 1526 – 1593) meglio noto come Arcimboldo, provenienti da Basilea, Denver, Houston, Madrid, Monaco, Stoccolma, Vienna, Como, Cremona, Firenze, Genova, Milano. Un’occasione eccezionale, anche per la difficoltà di ottenere i prestiti delle sue opere, che spiega la rarità delle esposizioni dedicate a questo artista.

Formatosi alla bottega del padre, nell’ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, Arcimboldo, pittore, ma anche poeta e filosofo, è celebre soprattutto per le famose “teste compostedi frutti e fiori. Grazie alle sue “bizzarrie” e alle sue “pitture ridicole”, è stato uno dei protagonisti della cultura manierista internazionale, esponente di una corrente artistica, scientifica, filosofica e umanistica lontana da quella classicheggiante della Roma dell’epoca. Apprezzato dalle corti asburgiche di Vienna e Praga, al servizio di Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II, Arcimboldo guadagnò persino il titolo nobiliare, rarissimo per gli artisti, di “Conte Palatino”.

Riscoperto negli anni Trenta del Novecento, l’artista venne considerato il più importante antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.

Esposte al pubblico circa settanta opere: i capolavori più noti di Arcimboldo – dalle Stagioni agli Elementi, dal Bibliotecario al Giurista, da Priapo (Ortolano) al Cuoco –  i ritratti, i suoi preziosissimi disegni acquerellati di giostre e fontane, in dialogo con dipinti e copie arcimboldesche, oltre a una serie di oggetti delle famosissime Wunderkammern imperiali, delle botteghe numismatiche e di arti applicate, milanesi e non, fino a disegni di erbari, frutta, animali, di cui all’epoca si faceva gran studio al fine di incrementare serre, serragli e giardini ma, anche e soprattutto, la conoscenza scientifica.

La mostra articolata in sei sezioni, si apre con una sala introduttiva che mostra il celeberrimo Autoritratto cartaceo, dove Arcimboldo si presenta come scienziato, filosofo e inventore, nell’ambiente dei letterati e degli umanisti milanesi (Giovanni Paolo Lomazzo, Paolo Morigia, Gregorio Comanini), che furono promotori e diffusori della fama dell’artista. L’ambiente milanese, prima sezione della mostra, raccoglie una serie di opere religiose di artisti, piú o meno suoi contemporanei, fra i quali alcuni Leonardeschi come Cesare de Sesto, in dialogo oppositivo con le personificazioni delle stagioni Estate, Inverno. Molte anche le opere di arte applicata (cristalli, armature, arazzi e vetrate, queste ultime su disegno di Arcimboldo) a testimoniare una città che in quegli anni era uno dei massimi centri di produzione di oggetti di lusso.

Si prosegue poi con la sezione A corte tra Vienna e Praga, periodo in cui l’artista divenne il ritrattista della corte asburgica: il ritratto dell’Arciduchessa Giovanna, figlia dell’imperatore Massimiliano II, testimonia la sua abilità nel cogliere le personalità dei soggetti, tramite effetti luministici e accortezze compositive. In mostra anche gli studi per le feste e le manifestazioni di corte da lui ideate. Tra le opere più significative, realizzate durante il periodo viennese, altre personificazioni delle stagioni Primavera, Estate, Autunno, Inverno e degli Elementi: Acqua, Aria, Fuoco, Terra, quest’ultima mai vista nelle esposizioni degli ultimi venti anni.

Un capitolo a parte è riservato agli Studi naturalistici e Wunderkammer, nella terza sezione, di cui i sovrani asburgici si fecero promotori, alla ricerca di pezzi da collezione per impreziosire le loro Wunderkammern: molti oggetti, considerati “meraviglie della natura”, come zanne, carapaci, coralli, uova, fossili, pesci abissali, e alcuni dipinti raffiguranti gli “irsuti” (uomini ipertricotici che venivano portati di corte in corte come divertissement e intrattenimento). Notevole il Ritratto di Antonietta Gonzales di Lavinia Fontana.

Si passa poi alle cosiddette Teste reversibili, immagini di nature morte, di raffinata ambiguità visiva, che, ruotate di 180 gradi, assumono una conformazione del tutto diversa (Il cuoco).

La quinta sezione, Il bel composto, mostra veri e propri paradossi iconici e analizza il metodo del composito in vari contesti culturali: busti che a un primo sguardo appaiono del tutto naturali, ma che in realtà sono costruiti attraverso il sapiente incastro logico di forme diverse, naturali o artificiali.

Conclude l’esposizione la sezione Pitture “ridicole”, Arcimboldo fu un maestro del gioco e dell’ironia, iniziando forse il genere della caricatura con le personificazioni dei mestieri. In mostra capolavori come Il Giurista e Il Bibliotecario .

Le teste composite e quelle “reversibili” suscitano inevitabilmente sorpresa e stupore, costringendo chi le osserva a studiarle con grande attenzione: guardando la testa da lontano l’osservatore ne coglie la forma complessiva, spesso mostruosa. Solo quando si avvicina inizia a notare la resa accurata dei singoli oggetti che la compongono. Ognuno di essi – fiori, frutti, pesci, animali vari, ferri per caminetto, segnalibri, fasci di fogli, cannoni – contribuisce al significato della rappresentazione, che si tratti della caricatura di un individuo o dell’allegoria di una professione, di una stagione, di un elemento naturale, di una testa “reversibile” o di una natura morta. Ognuno di questi oggetti si intreccia o si sovrappone, gareggiando con gli altri per ottenere un ruolo preciso all’interno del dipinto e accentuarne l’impatto complessivo.

Un volume edito da Skira, accompagnerà ed esplicherà attraverso scritti della curatrice e di Giacomo Berra, Andreas Beyer, Giuseppe Olmi, Lucia Tongiorgi Tomasi, Shinsuke Watanabe, i temi trattati dall’esposizione.

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Le mostre di fotografia a Roma nella primavera 2017

24 Mar

Le mostre di fotografia a Roma nella primavera 2017:

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Gli orari di mostre e musei a Roma per le festività primaverili 2015

9 Feb

Gli orari di mostre e musei a Roma per le festività di Pasqua 2015, 25 aprile, 1° maggio, 2 e 29 giugno.

  • Matisse Arabesque
    Scuderie del Quirinale
    la mostra è aperta tutti i giorni (orario in aggiornamento)
  • Marc Chagall. Love and Life
    Chiostro del Bramante
    5 aprile 10:00 – 21:00
    6 aprile 10:00 – 20:00
    25 aprile 10:00 – 20:00
    1 maggio 10:00 – 20:00
    2 giugno 10:00 – 20:00
    29 giugno 10:00 – 20:00
  • Giorgio Morandi. 1890-1964
    Complesso del Vittoriano
    5 aprile 2015 9.30-20.30
    6 aprile 2015 9.30-20.30
    25 aprile 2015 9.30-22.00
    1 maggio 2015 9.30-22.00
    La biglietteria chiude sempre un’ora prima
  • Body Worlds il Ciclo della Vita
    SET via Tirso Domenica 5 aprile dalle 10 alle 23
    Lunedì 6 aprile dalle 10 alle 21
    (ultimo ingresso, come di consueto, un’ora prima)
  • Barocco a Roma: la meraviglia delle arti
    Palazzo Cipolla
    Domenica 5 aprile 10.00 > 21.30
    Lunedì 6 aprile 10.00 > 20.00
    Sabato 25 aprile 10.00 > 21.30
    Venerdì 1 maggio 10.00 > 21.30
    Martedì 2 giugno 10.00 > 20.00
    Lunedì 29 giugno 10.00 > 21.30
    Ultimo ingresso un’ora prima
  • Numeri. Tutto quel che conta, da zero a infinito
    Palazzo delle Esposizioni
    Aperture speciali: lunedì 6 aprile (Pasquetta) e lunedì 27 aprile: 10.00 – 20.00
  • Lorenzo Lotto e i Tesori artistici di Loreto
    Castel Sant´Angelo
    Nelle giornate di Pasqua e del Lunedì dell’Angelo (5-6 aprile 2015) il Museo di Castel Sant’Angelo sarà aperto con il consueto orario
  • Il laboratorio del Genio: Bernini disegnatore
    Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini
    Nelle giornate di Pasqua e del Lunedì dell’Angelo (5-6 aprile 2015) la Galleria Barberini sarà aperta con il consueto orario
  • Musei Vaticani
    chiusi nei giorni: aprile 5, 6 – maggio 1 – giugno 29 (SS. Pietro e Paolo)
  • Musei Civici
    5 aprile APERTI con orario ordinario
    6 aprile APERTI con orario ordinario
    25 aprile APERTI con orario ordinario
    1 maggio CHIUSI 2 giugno APERTI con orario ordinario
    29 giugno CHIUSI
  • Musei Statali
    Domenica 5 aprile 2015 (domenica di Pasqua) sono aperti ad ingresso gratuito perchè prima domenica del mese. Nelle giornate di Pasqua e di Lunedì dell’Angelo, 5 e 6 aprile 2015, resteranno aperti i seguenti musei: Galleria Borghese, Galleria Nazionale D’arte Antica in Palazzo Barberini, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Galleria Spada, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Museo Nazionale di Palazzo Venezia. La Galleria Nazionale D’arte Antica in Palazzo Corsini sarà aperta il giorno di Pasqua per l’intera giornata, mentre il Lunedì dell’Angelo sarà visitabile fino alle ore 14.00 (ultimo ingresso ore 13,30)
  • Foro di Augusto. 2000 anni dopo di Piero Angela e Paco Lanciano
    Tutte le sere dal 25 aprile al 1 novembre 2015 3 spettacoli ogni sera
  • Foro di Cesare. Un nuovo viaggio nella storia dell’Antica Roma
    Tutte le sere dal 25 aprile al 1 novembre 2015
  • La Luna sul Colosseo
    Visite guidate previste il 25 aprile, 29 giugno e 15 agosto
  • Lacus Iuturnae. La Fontana Sacra del Foro Romano al Tempio di Romolo
    Venerdì Santo 8.30-14
    2 giugno 13.30-19.15
    Chiuso 1 maggio

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Il Museo di Palazzo Barberini diventa più grande: restituiti 700 mq dalla Difesa

2 Feb

Il Museo di Palazzo Barberini diventa più grande: restituiti 700 mq dalla Difesa.

Tornano al museo e ai cittadini le sale di Palazzo Barberini fino a oggi usate dal Circolo ufficiali del ministero della Difesa. Un protocollo d’intesa siglato dai ministri di Beni culturali e Difesa, Dario Franceschini e Roberta Pinotti, restituisce infatti al museo di Palazzo Barberini i 700 metri quadrati del piano nobile che, dopo alcuni interventi di manutenzione, “tra un anno potranno riaprire al pubblico”.

Una “giornata importante” per Franceschini, “dimostrazione della volontà del governo di investire nel nostro straordinario patrimonio culturale e prova della forte collaborazione tra i ministeri”. La restituzione dell’ala sud del primo piano di Palazzo Barberini, dove il Circolo ufficiali aveva sede fino dal 1934 e che usava per rappresentanza, consentirà di ampliare il percorso espositivo della Galleria nazionale di arte antica di dieci sale, dove troveranno spazio opere finora chiuse nei depositi.

I nuovi spazi apriranno al pubblico dopo i lavori di manutenzione già messi a bando dal ministero della Difesa. Secondo l’accordo, sarà ora il Mibact a farsi carico della spesa di circa 1,8 milioni di euro messi a gara per gli interventi. “Tra un anno – ha detto Franceschini – dovrebbero concludersi i lavori e le sale verranno restituite al pubblico”.

Tra gli spazi che verranno riaperti alla fruizione, anche la sala del Trono – dove i due ministri oggi hanno siglato l’intesa – il ‘ponte minante’ del Bernini e il giardino pensile che “ha delle potenzialità enormi – ha aggiunto Franceschini – una specie di oasi” che potrebbe ospitare “una delle caffetterie più belle del mondo”. Il passaggio di consegne delle sale di Palazzo Barberini arriva dopo quello, sempre a opera della Difesa, che ha riguardato il piano nobile della Reggia di Caserta.

“Era uno dei punti del mio programma – ha tenuto a dire Pinotti – difendere la Difesa, ma nello stesso tempo non difendere quello che non è essenziale. Lasciare palazzi storici come questi vuol dire incentivare turismo e cultura, un obiettivo che è di tutto il governo”. Nel 2014, ha detto ancora Pinotti, “il ministero ha dismesso 103 immobili e siglato una serie di protocolli d’intesa con gli enti locali per la loro valorizzazione. In tutto, abbiamo 6.700 strutture di cui 1.500 non servono. C’è un grande lavoro da fare affinché il processo sia veloce”. Pinotti ha poi spiegato che le sale di Palazzo Barberini “venivano usate per rappresentanza, ma si trattava di pochi eventi ogni anno”. Secondo il protocollo, “il ministero della Difesa quando ne avrà bisogno potrà chiederne la disponibilita’”.

Fonte: La Repubblica, 29 gennaio 2015

Gli orari di mostre e musei a Roma nei giorni festivi da novembre 2014 a gennaio 2015

27 Ott

Aggiornamento: Gli orari di mostre e musei a Roma nei giorni festivi da novembre 2015 a gennaio 2016

Gli orari e le aperture straordinarie di mostre e musei a Roma per le festività di novembre e dicembre 2014 e gennaio 2015:

  • Escher
    Chiostro del Bramante
    1 novembre 10.00 – 21.00
    8 dicembre 10.00 – 20.00
    24 dicembre 10.00 – 17.00
    25 dicembre 16.00 – 21.00
    26 dicembre 10.00 – 21.00
    31 dicembre 10.00 – 18.00
    1 gennaio 12.00 – 21.00
    6 gennaio 10.00 – 21.00
  • Sironi 1885 – 1961
    Complesso del Vittoriano
    1 novembre – 9:30-22:00
    8 dicembre – 9:30-20:30
    24 dicembre – 9:30-15:30
    25 dicembre – 15:30-20:30
    26 dicembre – 9:30-22:00
    31 dicembre – 9:30-15:30
    1 gennaio – 15:30-20:30
    6 gennaio – 9:30-20:30
    Ultimo ingresso un’ora prima
  • Memling. Rinascimento fiammingo
    Scuderie del Quirinale
    Mercoledì 24 dicembre: 10.00 – 15.00
    Giovedì 25 dicembre: 16.00 – 20.00
    Venerdì 26 dicembre: 10.00 – 22.30
    Mercoledì 31 dicembre: 10.00 – 15.00
    Giovedì 1 gennaio: 16.00 – 20.00
    Martedì 6 gennaio: 10.00 – 20.00
    L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
  • Numeri. Tutto quel che conta, da zero a infinito e National Geographic Italia. Food, il futuro del cibo
    Palazzo delle Esposizioni
    Lunedì 8 dicembre: 10.00 – 20.00
    Mercoledì 24 dicembre: 10.00 – 15.00
    Giovedì 25 dicembre: 16.00 – 20.00
    Venerdì 26 dicembre: 10.00 – 22.30
    Lunedì 29 dicembre: 10.00 – 20.00
    Mercoledì 31 dicembre: 10.00 – 15.00
    Giovedì 1 gennaio: 16.00 – 20.00
    Lunedì 5 gennaio: 10.00 – 20.00
    Martedì 6 gennaio: 10.00 – 20.00
    L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
  • American Chronicles: The Art of Norman Rockwell
    Palazzo Sciarra Museo Fondazione Roma
    28 novembre – Black Friday 10.00 > 22.00
    8 dicembre 10.00 > 20.00
    24 dicembre 10.00 > 15.00
    25 dicembre 15.00 > 22.00
    26 dicembre 10.00 > 20.00
    31 dicembre 10.00 > 15.00
    1 gennaio 15.00 > 22.00
    6 gennaio 10.00 > 20.00
  • Body Worlds 2014: Il Ciclo della Vita
    SET
    Aperto tutti i giorni
    8 dicembre dalle 10 alle 21
    24 dicembre dalle 10 alle 14
    25 dicembre dalle 16 alle 20
    26 dicembre dalle 10 alle 23
    31 dicembre dalle 10 alle 14
    1 gennaio dalle 16 alle 20
    Ultimo ingresso consentito fino ad un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra
  • Secessione e Avanguardia. L’Arte in Italia prima della Grande Guerra 1905 – 1915
    GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna
    L’8 dicembre gli spazi della Gnam saranno aperti. Gli orari non subiranno variazioni. La chiusura sarà spostata a martedì 9 dicembre
    Venerdì 26 dicembre gli spazi espositivi della Galleria chiuderanno alle ore 19:30. L’ingresso sarà consentito fino alle ore 18:45
  • I Bassifondi del barocco. La Roma del vizio e della miseria
    Accademia di Francia a Villa Medici
    Tutti i giorni (eccetto il lunedì) dalle 11,00 alle 19,00.
    Ultimo ingresso alle 18,30.
    Le festività in cui la mostra è chiusa sono:
    8 dicembre
    25 dicembre
    1° gennaio
  • Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo
    Palazzo Barberini
    8 dicembre 9.30 – 19.30
    24 dicembre 9.30 – 13.30
    25 dicembre 14.30 – 19.30
    31 dicembre 9.30 – 13.30
    1 gennaio 14.30 – 19.30
    6 gennaio 9.30 – 19.30
  • Musei Statali
    – Colosseo: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 8.00-16.30 (#15.30)
    – Terme di Caracalla: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9.00-16.30 (#15.30)
    – Mausoleo di Cecilia Metella: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9.00-16.30 (#15.30)
    – Villa dei Quintili: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9.00-16.30 (#15.30)
    – Museo Nazionale Romano (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi)
    : tutte le sedi chiuse 25 dic e 1 gen. Aperte 24 e 31 dic ore 9.00-19.45 (#18.45)
    – Galleria Borghese: chiusa 25 dic e 1 gen. Aperta 24 e 31 dic ore 9.00-19.00 (#17.00)
    – Palazzo Barberini: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperta 24 e 31 dic ore 8.30-19.00 (#18.00)
    – Galleria Corsini: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperta 24 e 31 dic ore 8.30-19.30 (#19.00)
    – Galleria Spada: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperta 24 e 31 dic ore 8.30-19.30 (#19.00)
    – Palazzo Venezia: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 8.30-19.30 (#18.30)
    – GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna: chiusa 25 dic, 1 gen
    – Museo H.C. Andersen: chiuso 25 dic, 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9.30-19.30 (#19.00)
    – Museo Mario Praz: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9-14 / 14.30-19.30 (#18.30)
    – Museo Boncompagni Ludovisi per il Costume e la Moda: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9-13.30 / 14.30-19.00 (18.30)
    – Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9-18; 26 dic e 6 gen ore 9-13.30 – Museo Nazionale delle Tradizioni Popolari: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 8.30-19.30 (#18.45)
    – Museo Nazionale degli Strumenti Musicali: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9.00-19.00 (#18.30)
    – Museo Nazionale Orientale “G. Tucci”: chiuso 9.00-14.00 (#13.30)
    – Museo Nazionale dell’Alto Medioevo: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 9.00-17.00 (#16.30)
    – Scavi di Ostia Antica: chiusi 25 dic e 1 gen. Aperti 24 e 31 dic ore 8.30-15.30 – Museo Ostiense: chiuso 25 dic e 1 gen. Aperto 24 e 31 dic ore 10.30-15.30 (#14.30)
    – Castello di Giulio II: chiuso 24-25 e 31 dic, 1 e 6 gen – Villa Adriana a Tivoli: chiusa 25 dic e 1 gen. Aperta 24 e 31 dic ore 9.00-17.00 (#15.30)
    – Villa d’Este a Tivoli: chiusa 25 dic e 1 gen. Aperta 24 e 31 dic ore 8.30-16.00
  • Musei Civici di Roma
    1 novembre: aperti
    8 dicembre: eccezionalmente aperti (ad eccezione della Casa Museo Alberto Moravia) con le tariffe ordinarie
    24 dicembre: aperti dall’orario abituale di apertura di ogni museo alle ore 14.00
    25 dicembre: chiusi
    26 dicembre: aperti
    Lunedì 29 dicembre 2014 straordinariamente aperti con orario consueto e tariffazione ordinaria
    31 dicembre: aperti dall’orario abituale di apertura di ogni museo alle ore 14.00
    1 gennaio chiusi
    Lunedì 5 gennaio 2015 straordinariamente aperti con orario consueto e tariffazione ordinaria
    6 gennaio  aperti
    Tutti chiusi 25 dicembre e 1 gennaio.
    Aperti 24 e 31 dicembre a tariffa ordinaria: – Musei Capitolini ore 9.00-14.00 (#13.00)
    – Centrale Montemartini ore 9.00-14.00 (#13.00)
    – Mercati di Traiano ore 9.00-14.00 (#13.00)
    – Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale ore 10.00-14.00 (#13.00)
    – Museo di Roma in Palazzo Braschi 10.00-14.00 (#13.00)
    – Museo di Roma in Trastevere 10.00-14.00 (#13.00)
    – MACRO ore 11.00-14.00 (#13.00)
    – Musei di Villa Torlonia ore 9.00-14.00 (#13.15)
    – Museo Civico di Zoologia ore 9.00-14.00 (#13.00)
    Aperti 24 e 31 dicembre a ingresso gratuito: – Museo Napoleonico ore 10.00-14.00 (#13.30)
    – Museo di Scultura antica Giovanni Barracco ore 10.00-14.00 (#13.30)
    – Museo Pietro Canonica ore 10.00-14.00 (#13.30)
    – Museo Carlo Bilotti (fruibile solo lo spazio della mostra temporanea)
    ore 10.00-14.00 (#13.30)
    – Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina ore 10.00-14.00 (#13.00)
    – Museo delle Mura ore 9.00-14.00 (#13.30)
    – Villa di Massenzio ore 10.00-14.00 (#13.30)
    – MACRO Testaccio: chiuso 24-25 e 31 dicembre e 1 gennaio
  • Giambattista, Giandomenico e Lorenzo Tiepolo: i colori del disegno
    Musei Capitolini
    Martedì-domenica 9.00-20.00
    La biglietteria chiude un’ora prima
    Chiuso lunedì, il 25 dicembre e 1 gennaio
  • Henri Cartier Bresson
    Museo dell´Ara Pacis, Nuovo spazio espositivo Ara Pacis
    Martedì-domenica 9.00-19.00. Ultimo ingresso un’ora prima
    Il venerdì e sabato, per l’intera durata della mostra, prolungamento dell’orario di apertura, del solo spazio espositivo (Via di Ripetta), fino alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.00)
    Chiuso il lunedì
  • Zero. Renato Zero: la mostra
    MACRO Pelanda
    Il 24 e il 31 dicembre dalle 9:00 alle 14:00. La mostra, anziché al pomeriggio, sarà aperta al mattino
    GIORNO DI CHIUSURA
    25 Dicembre
    01 Gennaio
  • Musei Vaticani
    I Musei Vaticani sono CHIUSI nei giorni:
    Domenica, ad eccezione dell’ultima di ogni mese (con ingresso gratuito)
    novembre 1
    dicembre 8, 25, 26
    gennaio 1, 6

PROGRAMMA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

Vedi anche:

Da Guercino a Caravaggio: in mostra a Palazzo Barberini nell’autunno 2014

26 Set

Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo in mostra a Palazzo Barberini dal 26 settembre 2014 all’8 febbraio 2015.

Sir Denis Mahon dedicò la vita al Barocco italiano, le sue scoperte e i suoi studi sulla bellezza della pittura bolognese alle soglie del Seicento, portarono alla luce eccezionali artisti come Guercino, fino ad allora pittore non riconosciuto nella sua grandezza.

L’esposizione, curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, da Sergey Androsov, dell’Hermitage Museum e da Mina Gregori, presenta oltre 45 capolavori assoluti: alcuni appartenuti alla sua collezione, insieme alle opere di Poussin, Guercino, Carracci e Caravaggio provenienti dall’Hermitage Museum di San Pietroburgo e da altre raccolte pubbliche che generosamente hanno contribuito alla eccezionale ricchezza di questa esposizione.

L’intento quindi, oltre ad un doveroso omaggio ad un grande mecenate europeo amante dell’Italia e della sua arte, è quello di mettere a un ideale confronto opere di assoluto valore affinché queste non siano solo il risultato definitivo di conoscenze acquisite e concluse, ma possano ancora oggi portare a momenti di studio, emozioni e discussioni, per una ulteriore riscoperta del nostro passato e della nostra storia dell’arte.

La grande generosità di Sir Denis Mahon si riconfermò con un lascito testamentario che destò clamore donando alcune significative opere anche alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

I capolavori della Scuola Emiliana del ‘600, con artisti come Annibale Carracci, Domenichino, Guerci o, Guido Reni, Benedetto Gennari, che già erano stati destinati in donazione alla pinacoteca di Bologna dal 1990, furono trasferiti definitivamente nella ‘proprietà’ dello stato italiano grazie ad un provvedimento dello stato britannico che ne concesse l’uscita definitiva dal paese.

Questa Mostra tiene conto dell’intero percorso di studi del mecenate, e comprende sia grandi capolavori dell’arte italiana, Guercino, Caravaggio, Guido Reni, Annibale Carracci ed altri, nonché le due grandi battaglie, capolavori di Nicolas Poussin, dipinti che fino ad oggi non era stato possibile vedere insieme.

In esposizione anche una delle opere del Guercino più amata da Mahon – La Madonna del passero – il più grande esempio di teatro della realtà tipico dell’artista di Cento. Il quadro raffigura Maria che fa giocare Gesù con un passerotto tenuto al guinzaglio da un sottilissimo filo di seta; e poi Il suonatore di Liuto di Caravaggio della collezione dell’Hermitage Museum. Il Suonatore di liuto è l’unica opera di Caravaggio presente in Russia, concesso in prestito a questa mostra nonostante ricorrano i 250 anni dell’Hermitage. Tra gli altri sarà possibile ammirare inoltre il famoso Bacchino malato prestito dalla Galleria Borghese di Roma, e il San Francesco in meditazione prestito del Museo Civico Ala Ponzone di Cremona; ed infine Giuditta e Oloferne prestito della Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini.

Arricchiranno la mostra alcune sfide innovative nella comunicazione, dedicate in particolar modo ai più giovani. Per la prima volta in uno spazio museale italiano la possibilità di utilizzare i famosi Google Glass, che offriranno al visitatore un racconto diverso all’arte barocca: osservando alcune opere esposte, la possibilità di visualizzare sullo schermo dei Glass un racconto di approfondimento e di confronto della mostra, curiosando tra la realtà e il virtuale. E poi sarà possibile, su prenotazione, avere visite guidate ed Audioguide con uno storytelling per i più piccoli, alla scoperta del bello e della nostra arte.

LA PRIMA MOSTRA IN ITALIA ARRICCHITA DA GOOGLE GLASS™
Google Glass è il nome degli innovativi occhiali del colosso delle ricerche online, che permettono a chi li indossa di avere informazioni aggiuntive sulla realtà che ci circonda grazie alla realtà aumentata. Il display è stato montato su una lente, è ad alta definizione e andrà a proiettare le immagini direttamente sugli occhi dell’utente,
dove i contenuti verranno visualizzat i come se ci si trovasse di fronte a uno schermo da 25 pollici. Le funzionalità che possiedono sono numerose.
L’esperienza d’uso prodotta dai Google Glass è senza dubbio unica e renderà unica la visita di questa mostra. I contenuti extra proposti all’interno dell’applicazione potranno essere visualizzati direttamente indossando i Glass.
Alcune informazioni potranno essere esplorate tramite la realtà aumentata. Sarà come se i Glass permettessero un’estensione stessa del quadro senza dover direttamente manipolare uno strumento esterno come lo smartphone.
Le notifiche push si integreranno con i Glass che sono in grado di interfacciarsi coi Beacon tramite Bluetooth.

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Raffaello e La Fornarina

14 Apr

La Fornarina è un dipinto a olio su tavola (85×60 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1518–1519 circa e conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. È firmato sul bracciale della donna: RAPHAEL VRBINAS

Il dipinto, forse modificato da Giulio Romano, fu conservato da Raffaello nel proprio studio fino alla morte, giunta poco dopo il completamento dell’opera. Menzionato per la prima volta nella collezione di Caterina Nobili Sforza di Santa Fiora in una lettera del vice cancelliere Corasduz all’imperatore Rodolfo II del 1595, viene descritto come “una donna nuda ritratta dal vivo, mezza figura di Raffaele”. Alla morte della contessa, nel 1605, raggiunge la collezione del genero Giovanni Buoncompagni, duca di Sora, dove è notato da Fabio Chigi che la definisce “non admodum speciosa”. Fu acquistato poi dai Barberini ed è citato nei loro inventari a partire dal 1642. Negli anni sessanta-settanta del Novecento venne trasferito per alcuni anni alla Galleria Borghese. L’identità della modella è controversa. Prevale tuttora l’identificazione con Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere in contrada Santa Dorotea, che sarebbe stata in quel periodo la donna amata da Raffaello e passata quindi alla storia col nome di “Fornarina”. È bene notare, tuttavia, che
« [i]l nome di fortuna con cui [il quadro] è stato battezzato non è attestato prima del diciottesimo secolo e deriva dalla didascalia aggiunta in calce a un’incisione degli anni settanta del Settecento »
(Bette Talvacchia, Raffaello, Londra, Phaidon, 2007, pagg. 122 e 126)

Inoltre ad inizio Ottocento quattro diversi ritratti erano noti come Fornarina: questo di Raffaello, la cosiddetta Fornarina della Tribuna degli Uffizi (oggi attribuita a Sebastiano del Piombo), la Dorotea dello stesso Sebastiano ed una copia di quest’ultima sita in Verona. Non è sicuramente documentabile ma somiglianze nei lineamenti del volto (fisiognomica) hanno accreditato l’ipotesi che Raffaello abbia usato la stessa modella in varie opere, quali il Trionfo di Galatea, La Velata o la Madonna Sistina. La critica rimane oggi divisa, specie nel raffronto con La Velata e la Madonna Sistina. Ad esempio l’Acidini Luchinat parla in proposito di “gentile leggenda”, affermando che “L’immagine si collega in realtà ad una serie di bellezze muliebri ideali, raffigurate da Raffaello nell’arco della sua attività artistica”. Tom Henry e Paul Joannides reputano impossibile che i due quadri, vale a dire La Velata e La Fornarina, possano essere dello stesso artista foss’anche in momenti distinti del suo sviluppo stilistico.
« Il y a des similitudes – petit menton, yeux bruns et nez assez long -, mais les yeux paraissent plus grands et les oreilles ont une autre forme. S’il s’agit de la même femme, sa nudité et son bracelet la rattachent directement à Vénus, incarnation de l’amour, et à Raphaël, mais les deux oeuvres sont si différentes qu’il nous paraît impossible d’y voir la main du même artiste, même à des dates différentes »
(Tom Henry; Paul Joannides, cit., pag. 290)

Occorre, tuttavia, distinguere le due tesi: la prima, concerne la diversa identità del modello della Velata e della Fornarina; la seconda, concerne la diversa identità del pittore, Raffaello per la Velata e Giulio Romano per la Fornarina. Sulle orme di Giovanni Morelli e, più tardi, di Konrad Oberhuber, la prima tesi sembra vincere l’adesione anche di chi pende per l’autografia della Fornarina. Sulla seconda tesi, invece, il dibattito rimane ancora molto aperto. Infatti, l’attribuzione del dipinto a Raffaello è oggetto di discussione sin dal 1799. Sembra prevalere sin qui l’ipotesi che si tratti di un lavoro a più mani secondo la prassi della bottega romana di Raffaello. In proposito, la critica è divisa sulla presenza di un intervento di Giulio Romano: alcuni critici enfatizzano il ruolo dell’allievo di Raffaello, mentre altri lo considerano marginale.

Il ritratto, di discinta seminudità, doveva essere destinato a una collocazione privata, lontana da sguardi indiscreti. La donna è infatti ritratta a seno scoperto, coperta appena da un velo che regge al petto con la mano destra e da un manto rosso che copre le gambe. Ritratta di tre quarti verso sinistra, la donna guarda a destra, oltre lo spettatore, e il bracciale con la firma dell’artista che porta sul braccio sembra un suggello d’amore. In testa porta un turbante fatto di una seta dorata a righe verdi e azzurre annodata tra i capelli, con una spilla composta di due pietre incastonate con perla pendente, non insolito nella moda dell’epoca. Il gioiello è già documentato nell’opera di Raffaello nel Ritratto di Maddalena Doni (1506 ca) e nella Velata (1512-1518 ca). Il turbante si ritrova nella Sacra Famiglia di Francesco I (1518). Lo sfondo è costituito da un folto cespuglio di mirto, pianta dedicata a Venere. L’effigie è di fresca immediatezza, con una sensualità dolce e rotonda, amplificata dalla luce diretta e fredda che proviene da sinistra, inondandola, e risaltata dallo sfondo scuro.

Il dipinto, come hanno testimoniato gli esami radiografici, fu realizzato in due riprese: in un primo momento sullo sfondo, al posto del cespuglio di mirto sacro a Venere, appariva un paesaggio di ispirazione leonardesca. Pare infatti che il dipinto si rifacesse al modello perduto della Monna Vanna del pittore di Vinci. La posa della mano destra sul seno richiama il gesto della Velata, tuttavia il disegno dell’orecchio differisce da quest’ultima mentre è piuttosto simile a quello della Maddalena che compare nella Estasi di Santa Cecilia (1515-1516 ca). Il diverso disegno dell’orecchio, messo in luce da Cecil Gould, è l’argomento decisivo per refutare la tesi dell’identità tra il modello della Velata e quello della Fornarina. Il dibattito sull’autografia raffaellesca della Fornarina si incentra invece sulla disparità stilistica che si riscontra a prima vista tra il trattamento pittorico del capo della donna e quello del resto del suo corpo.

Fonte: Wikipedia

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