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Il Mosè di Michelangelo nella nuova luce dopo il restauro

14 Feb

La luce di Michelangelo: il recente restauro di San Pietro in Vincoli ha riportato l’illuminazione del Mosè alla luce prevista da Michelangelo Buonarroti.

Una nuova illuminazione che esalta la bellezza. La Tomba di Giulio II di Michelangelo, di cui fa parte la statua di Mosè, nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma, torna a risplendere grazie ad un’opera di manutenzione e di restauro. E, in particolare, grazie ad un gioco di luci suggestivo realizzato da Mario Nanni utilizzando tecniche informatiche e lampade a led, in grado di restituire i colori e l’intensità della luce naturale di Roma. Un lavoro di recupero messo in campo dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica di Roma e sostenuto da Il Gioco del Lotto, nella logica di una piena collaborazione tra pubblico e privato.
La manutenzione portata a termine arriva a diversi anni dall’ultimo intervento sul monumento e si colloca in continuità con il progetto di restauro e comunicazione del biennio 1999-2001 messo in atto da Il Gioco del Lotto. Ora, dunque, vengono recuperati i colori del marmo di Carrara scelto e scolpito da Michelangelo nel XVI secolo. La nuova illuminazione rivela così Michelangelo come scultore della luce oltreché del marmo.
Obiettivo dell’iniziativa, è stato quello di restituire le condizioni in cui la Tomba venne creata. Condizioni negli anni completamente cambiate anche in virtù della chiusura di una finestra alla destra del Mosè operata nell’Ottocento.

Fonte: ADNkronos

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Il Mosè di Michelangelo nella nuova magnifica illuminazione dopo il restauro

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Bunker di Villa Ada: partono i lavori di recupero

16 Ott

Il Bunker di Villa Ada, oggetto di vandalismo negli anni scorsi, sarà recuperato e reso fruibile alle visite guidate.

Sono partiti oggi, 16 ottobre 2015, i lavori di recupero del bunker di Villa Ada che sarà presto aperto al pubblico. Nell’arco di circa tre mesi verrà ultimato il progetto che riguarda sia il ripristino delle zone esterne sia l’interno del bunker, compresi gli accessi (cancellata d’ingresso, finestre della torretta), con ripulitura completa degli ambienti e riavvio delle funzionalità.

“Dopo il recupero dei bunker di Mussolini a Villa Torlonia, un anno fa, che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico tra studenti e appassionati di storia, restituiremo con questi lavori un altro luogo storico a romani e turisti”, ha commentato Giovanna Marinelli, assessore alla Cultura e allo Sport. “La memoria è un dovere ma anche un antidoto perché i drammatici eventi che hanno segnato e insanguinato il secolo scorso non si ripetano più”, ha aggiunto.

L’iniziativa di recupero del rifugio, costruito tra il 1941 e 1942 per la famiglia reale dei Savoia, è promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport – Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e non comporta oneri per il Campidoglio, questo grazie alla collaborazione tra pubblico e privato. A curare i lavori è infatti l’associazione “Roma Sotterranea”, aggiudicataria della gara pubblica indetta appositamente da Roma Capitale.

Fonte: Comune di Roma

Attorno alla villa Savoia, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la famiglia utilizzava come rifugio antiaereo le cantine della villa, facilmente accessibili mediante botole e anche arredati a mo’ di salottino. Tra il 1941 e il 1942, assieme ad un segnale da parte di Mussolini e all’aggravarsi della situazione, si decise di realizzare un nuovo bunker scavato nel banco tufaceo, molto più resistente e più confortevole, nonostante una distanza leggermente maggiore.

Per la sua costruzione vennero utilizzate le migliori tecniche costruttive del tempo per tali strutture, che prevedevano oltre a bombardamenti pesanti, anche la resistenza ad un periodo di isolamento. La struttura era quindi dotata di ogni comodità, di servizi igienici, di acqua e provviste. Le porte d’accesso erano di tipo blindato ed era presente anche un’uscita secondaria per le emergenze. La struttura prevedeva anche il filtraggio dell’aria, e le prese d’aria sbucavano sulla superficie superiore della struttura, rivelando la sua presenza. L’ingresso principale si trova nei pressi della prima scuderia, e si accede superando un grande arco di mattoni rossi pieni. Al suo interno potevano essere anche ospitate delle vetture. Nei pressi dell’ingresso principale esiste inoltre una piccola struttura circolare che oltre a permettere il ricambio d’aria, funge da uscita secondaria, mediante cui si può accedere alla struttura scendendo delle scale a chiocciola.

Negli anni, la struttura venne totalmente abbandonata, e divenne un rifugio per i senzatetto e luogo senza regole, tanto che quasi tutte le pareti interne sono state vandalizzate da graffiti. Negli anni 2000, il bunker risulta in buone condizione strutturali, nonostante il generale degrado degli interni da parte di vandali, tali da incoraggiare alcune ipotesi di un recupero, per poter divulgare la storia di questa struttura difensiva mediante apposite visite guidate.

Fonte: Wikipedia

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Palazzo Farnese: restaurata la Galleria Carracci

17 Set

Palazzo Farnese: terminato il restauro della Galleria Carracci.

Così vividi da togliere il fiato, gli affreschi della Galleria dei Carracci di Palazzo Farnese sembrano rinati. Mentre gli stucchi oro e avorio hanno riconquistato la cromia e la freschezza che avevano perso da secoli. Merito dell’accurato restauro frutto della cooperazione internazionale fra l’Ambasciata di Francia e le Soprintendenze italiane.
La galleria dei riaprirà le sue porte giovedì 17 settembre, dopo 18 mesi di lavori.
E’ il primo restauro completo di questo capolavoro realizzato tra il 1597 e 1608 dal pittore Annibale Carracci, aiutato da suo fratello Agostino e dai suoi allievi. Il pubblico potrà scoprire la galleria come nessuno l’aveva vista dal XVIIesimo secolo. Nelle foto di Mauro Coen, alcuni dettagli del restauro prima e dopo.

Fonte e foto: La Repubblica

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Terminato il restauro della Piramide Cestia

21 Apr

Dopo 327 giorni di lavoro e 2 milioni di euro finanziati dal mecenate giapponese Yuzo Yagi, la Piramide Cestia torna alla città. Un restyling che ha visto al lavoro, su una superficie di oltre 2200 mq di marmo di Carrara, restauratori, archeologi, architetti, strutturisti, chimici e meccanici della Soprintendenza Speciale per l’Area archeologica di Roma e dell’ISCR (Istituto Superiore per il Restauro).

Nell’ambito dei lavori, si è intervenuti per mettere al riparo dalle infiltrazioni d’acqua i dipinti della camera sepolcrale interna e per mettere in sicurezza con apparecchi in acciaio inossidabile, progettati espressamente per questo restauro, il rivestimento in blocchi di marmo.

Il restauro del monumento, fatto realizzare da Caio Cestio nel I secolo a.C., è stato inaugurato alla presenza dello stesso Yagi, del sindaco Ignazio Marino, dell’assessore capitolino alla Cultura Giovanna Marinelli,dai sottosegretari ai Beni culturali, Francesca Barracciu e agli Esteri, Benedetto Della Vedova alla presenza dell’ambasciatore del Giappone Kazuyoshi Umemoto. “È un giorno di felicità e festa per Roma – ha detto Marino – e ringrazio Yuzo Yagi per la sua generosità e la sua filantropia”. Il Sindaco ha poi accennato al progetto di pedonalizzazione dell’area: “Considerando che è un nodo importante per la città, ci sono molti aspetti che devono essere valutati con attenzione”.

Fonte: Comune di Roma

VISITE GUIDATE ALLA PIRAMIDE CESTIA

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Roma è tutta Roma: il piano del Campidoglio per le periferie romane

9 Apr

Centinaia di progetti e lavori in corso tra urbanistica, manutenzione, opere pubbliche, socialità, cultura. Il tutto nel segno della partecipazione diretta dei cittadini. Roma è tutta Roma, si chiama così il piano del Campidoglio per le periferie romane. Per farsi un’idea immediata del piano e della sua articolazione interna, è stata elaborata una mappa interattiva che indica il “cosa” e il “dove” di ogni intervento. E per spingere sul pedale della partecipazione è stato lanciato su Twitter l’hashtag #ideefuoricentro per raccogliere spunti, idee, segnalazioni.

E’ un’inedita occasione per confrontare e condividere idee e progetti con cittadini, associazioni, comitati e blogger; che potranno inviare a ideefuoricentro@gmail.com contributi video, idee e riflessioni o anche un breve “videoselfie” in cui spiegare cosa significa per loro periferia e cosa serve per migliorarla. I video verranno montati insieme e condivisi sia su Internet che all’apertura di ogni futura assemblea, le idee e i contributi verranno raccolti e poi discussi insieme.

“Il primo appuntamento alla Casa della Città per #ideefuoricentro“, ha detto il vicesindaco e assessore alle Periferie Luigi Nieri riferendosi all’incontro alla Casa della Città, “è stato un grande successo di partecipazione popolare. Dai primi due tavoli di lavoro dedicati a Cultura e socialità fuori le mura e Riqualificare per trasformare: dalla periferia alla città contemporanea sono arrivati molti spunti di riflessione”. Cittadini, associazioni e comitati di quartiere “hanno portato le loro idee e i loro progetti”, ponendosi “al servizio della città” e “ragionando dei temi scelti con serietà, competenza e passione”. La seconda giornata è proseguita, informa Nieri, con altri tre tavoli tematici: Muoversi fuori a piedi, in bici e con i mezzi pubblici per connettere i territori, Cambiamo ambiente: parchi, aree verdi, aree agricole e orti urbani, raccolta differenziata: le risorse delle periferie, Da città dormitorio a luoghi di nuove produzioni: lavoro e autoproduzioni fuori dal centro. La partecipazione è faticosa, osserva Nieri, “ma ne vale sempre la pena. Esistono idee, realizzabili anche con poche risorse, persino a costo zero, che possono cambiare il volto di un quartiere”.

Ed è solo l’inizio: nei programmi dell’Assessorato alle Periferie ci sono 14 incontri pubblici nei prossimi tre mesi, uno in ogni Municipio escluso il I, per dare voce alle proposte dei cittadini sui loro quartieri. Le migliori idee saranno votate sui social network, quelle vincenti diverranno delibere del Campidoglio (con il nome del cittadino autore della proposta), dall’intero percorso partecipativo nasceranno una pubblicazione e un video.

“Da aree marginali a nuove centralità”: così il sindaco Marino definisce l’operazione periferie, prefigurando un assetto urbano policentrico, modello per eccellenza delle grandi metropoli contemporanee. Centralità che “per molti anni sono state penalizzate da disattenzione”, per cui “non sono state distribuite le risorse necessarie per i servizi essenziali: manto stradale, marciapiedi, luoghi di socializzazione”. Occorre non dimenticare che “al di fuori delle Mura Aureliane vivono circa 2,8 milioni di persone su un totale di 3 milioni”. E per questo ora si tratta di “dare la giusta rilevanza al 90% dei romani”. In altri termini, il piano “mira a restituire dignità alle periferie, perché questo significa restituire dignità a milioni di persone”. Facendo “di ogni luogo un piccolo centro” e dotandolo del necessario, “partendo innanzitutto dalla manutenzione ordinaria”.

Ecco gli interventi in corso e di prossima realizzazione:

Piazze di qualità come in centro: 14 piazze, una per Municipio escluso il I (centro storico), completamente pedonalizzate. Le caratteristiche comuni: pavimentazione rifatta con i sampietrini rimossi dalle strade del centro destinate alla viabilità; “case dell’acqua”, le tecno-fontane Acea con l’acqua liscia e gassata, lo schermo con le news e le porte Usb per ricaricare cellulari e tablet; hot spot Digit Roma per navigare gratis in wifi; altre dotazioni decise con i cittadini di ogni quartiere nel corso di assemblee e incontri. I lavori saranno coordinati dall’Assessorato alle Periferie in collaborazione con l’Assessorato ai Lavori Pubblici.

Nuova illuminazione a led: procede nel 2015 il piano Acea “luce pubblica ecologica” partito da Tor Sapienza nei mesi scorsi. Entro aprile 2015 arrivano circa 2.000 lampade led in ogni Municipio decentrato. I vantaggi: più sicurezza per i cittadini, risparmio (Roma Capitale pagherà il 55% in meno per l’illuminazione stradale, un taglio di oltre 15 milioni l’anno), affidabilità (niente manutenzione, più comfort visivo), lampioni ecologici (senza sostanze inquinanti e fatti con materiali riciclabili).

Manutenzione stradale: in corso il piano per le strade di grande viabilità, per l’80% dedicato alle periferie su scelte concordate con i Municipi (segui l’aggiornamento sulla mappa dei Lavori Pubblici). Esempi: rifacimento pavimentazione e marciapiedi Nomentana da piazza Sempione al GRA (inizio lavori giugno 2015); manutenzione straordinaria di via Salaria, tratto Aeroporto dell’Urbe – GRA (stessi tempi d’avvio della Nomentana). Prenestina Bis: cantiere completato al 45%, dal 7 marzo conto alla rovescia per la fine dei lavori. Boccea, altro countdown da fine marzo. Raddoppio Tiburtina: ripartiti i lavori dopo dieci anni di stallo, cantiere aperto per il primo lotto, avvio del conto alla rovescia entro fine aprile.

Lavori pubblici, case popolari, infrastrutture: piede sull’acceleratore per le “zone O”, d’intesa con i consorzi di “auto-recupero”. Obiettivo, destinare i fondi pubblici ad opere di pubblica utilità. Esempio: completamento raccordo via Modulo – via Borutta (Municipio VI). Contrasto al dissesto idrogeologico: approvati e consegnati lavori per impianto acque reflue via Procaccini (Prima Porta). Nuovi alloggi ERP: ripartiti il 26 febbraio i lavori per costruire 31 case in bioedilizia a Lunghezzina (consegna prevista entro settembre 2017). Al via piano per messa in sicurezza scuole: nuova segnaletica pedonale, sistemi d’allarme. In corso Scuole salubri, programma di eliminazione di materiali abbandonati e di risulta dagli edifici scolastici

Periferie a misura dei bambini, qualità della vita, sport: supporto a scuole e genitori per il tempo extrascolastico e per l’estate (incentivi all’apertura delle scuole fuori orario lezioni). Da giugno, nuovi centri estivi in 50 istituti con laboratori di teatro, musica, lingue e sport. Da aprile, online il portale degli impianti sportivi di Roma Capitale (di cui l’80% è in periferia) con informazioni, tariffe a confronto e tour virtuali delle strutture.

Cultura, ovvero diritto al sapere e alla bellezza per tutti, in ogni angolo della città. La parte del leone la fa Roma Creativa, il bando che fa delle periferie romane “un museo a cielo aperto” di cultura underground, a fianco e in intersezione con la Roma storica: 40 grandi murales nati in due mesi, a breve nuovi percorsi a base di street art e turismo alternativo. In parallelo, la programmazione di Roma Grande Formato, in corso da novembre 2014 fino a gennaio scorso. E ancora: la valorizzazione del patrimonio archeologico-paesaggistico delle periferie, spesso inesplorato (nuovi percorsi di scoperta a cura degli Assessorati alla Cultura e alle Periferie). Nuovi musei come quello dell’area preistorica di Casal de’ Pazzi, ottavo museo gratuito della città, pronto ad aprire i battenti il 30 marzo.

Manutenzione del verde: partito il piano potature 2015, con grande attenzione alle periferie e oltre 2.500 interventi prioritari. Un piano che non rincorre l’emergenza ma punta a prevenire, mirato a salvaguardare i circa 330mila alberi di Roma. Nuovo appalto da ottobre prossimo con le novità del monitoraggio e del pronto intervento h24.

Con il versante della partecipazione sono otto ambiti, otto punti per rimettere la banlieue al centro, per darle uno status pieno di città. Perché – come ha detto il sindaco Marino – la periferia “non è città negata, è città vera”.

Fonte: Comune di Roma

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Area sacra di largo Argentina: restauro e apertura al pubblico

17 Mar

Nell’autunno prossimo sarà possibile accedere all’area sacra di largo Argentina e camminare sulla pavimentazione originale di età domizianea. Con un progetto, finanziato con fondi Arcus s.p.a., sono infatti in programma una serie di interventi di restauro della zona e dei templi, cosiddetti B e C, con l’obiettivo principale di rendere fruibile al pubblico l’intera area. Il termine di lavori è previsto entro il 30 ottobre 2015.

In particolare nell’area collocata di fronte al tempio C, dedicato alla dea Feronia, i lavori permetteranno di “camminare nella storia”, una lastra in vetro temperato permetterà infatti di vedere l’ara sottostante di epoca repubblicana. Verrà rimossa una scala fatiscente e si potrà accedere direttamente nel tempio ammirando l’originale pavimentazione in tufo, risalente al II secolo a.c. Nell’intera area sarà possibile vedere anche la pavimentazione in blocchi di travertino costruita dopo l’incendio dell’80 d.c. e ora ricollocata su una struttura metallica a scomparsa. Si potrà visitare anche l’area sottostante, risalente al VI secolo a.c.

Sarà poi ultimato il restauro del podio del tempio b dedicato alla dea Fortuna Huiusce Diei, cioè la “Fortuna del Giorno Presente”. Nel lotto dei lavori rientra anche la revisione delle murature e il diserbo delle aree verdi.

L’area archeologica di Largo Argentina, oggi compresa in un perimetro definito negli anni Quaranta e non corrispondente all’antico, è un grande complesso sacro e rappresentativo, con templi, porticati, luoghi pubblici, strade e architetture di tipo religioso e civile. Le recenti campagne di scavo condotte dalla Sovrintendenza Capitolina (2011, 2013) hanno confermato un’occupazione nei secoli VI – V a.C., ai quali risale una struttura in blocchi di cappellaccio (tufo del Palatino), ancora visibile sotto la cella dell’attuale Tempio B. A partire dal 2006 sono stati attivati i lavori di scavo e restauro, programmati nell’ambito di un progetto complessivo e assai articolato di studio e riqualificazione. Sono state condotte campagne di scavo ed è stata messa in sicurezza gran parte dell’area con la rimozione dei blocchi in travertino del pavimento dell’80 d.C. assai pericolante. Dopo un lungo lavoro di analisi, ritrovate le fondazioni degli edifici e impostate ricerche per la statica, la Direzione Tecnica di Sovrintendenza ha elaborato un progetto esecutivo per l’assetto e la nuova accessibilità del complesso archeologico. In contemporanea la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina, con un team di archeologi e topografi, ha eseguito gli scavi archeologici, elaborato un piano di percorsi e valorizzazione, schedato, inventariato e per la parte più importante, già restaurato il materiale di scavo e redatto un database delle unità stratigrafiche di scavo e delle partiture murarie, con schedatura digitalizzata dei materiali.

“Questi lavori sono il primo passo – ha dichiarato l’assessore capitolino alla Cultura e al Turismo Giovanna Marinelli – per garantire a tutti l’accesso ad un’area archeologica importantissima di Roma. Proprio lo scorso weekend le visite guidate organizzate in occasione delle Idi di marzo hanno registrato il tutto esaurito, segno che quest’area stimola l’interesse dei cittadini così come dei turisti. l’accessibilità a tutti i nostri beni è il nostro impegno principale”.

“Un lavoro complesso e impegnativo – ha detto il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce – iniziato nel 2006 che porterà alla sistemazione definitiva della più importante area archeologica di età repubblicana. L’obiettivo sarà quello di rendere l’area più leggibile, più fruibile e maggiormente accessibile per i cittadini e per i turisti”.

Fonte: Comune di Roma

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Progetto Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere

23 Ott

Progetto Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere dal 26 ottobre 2014 al 27 dicembre 2015

Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere PROROGATA al 27 dicembre 2015

CONFERMATA la riapertura della Domus Aurea nel 2014 .
Visita al cantiere di restauro ogni sabato e domenica dalle 09.15 – 17.00 con accesso esclusivamente con visita guidata con prenotazione obbligatoria in gruppi contingentati di massimo 25 persone scaglionati ogni 15’ dalle ore 9.15 alle ore 15.45 in italiano, spagnolo e inglese. Ultimo ingresso alle ore 15.45.

Visite guidate in italiano
sabato e domenica ore 9.15 – 10.00 – 10.45 – 11.00 – 11.30 – 12.30 – 13.30 – 13.45 – 14.15 – 15.45

Visite guidate in inglese
sabato e domenica ore 9.45 – 11.15 – 12.45 – 14.00 – 15.30

Visita guidate in spagnolo
sabato e domenica ore 10.15 – 13.00 – 14.30

Durata della visita: 75 minuti

Si consiglia l’utilizzo di scarpe comode e di giacche a vento.
Il percorso è parzialmente fruibile ai disabili con sedia a rotelle.

Percorso di visita del cantiere (documento in formato pdf, peso 86 Kb, data ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2014 )
Planimetria del percorso di visita (documento in formato pdf, peso 3588 Kb, data ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2014 )

Dopo la chiusura nel 2006, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma ha completato il Progetto definitivo per il risanamento della parte superiore alla Domus Aurea, che ha sviluppato, attraverso diverse fasi di sperimentazione teorica e applicativa, le indicazioni del Progetto preliminare del marzo 2011, seguendo le indicazioni dei Comitati di Settore per i Beni Archeologici e per i Beni Architettonici e Paesaggistici riuniti in seduta congiunta l’11 aprile 2011.

Il gruppo di progettazione della SSBAR, integrato da specialisti esterni competenti per le questioni fisico/ambientali, idrauliche e bio-botaniche, ha testato i comportamenti fisico/ambientali del Monumento  in presenza di differenti soluzioni  tecniche  di un nuovo giardino sostenibile per la conservazione della Domus Aurea, che dovrà integralmente sostituire l’attuale.

La prima parte del progetto riguarda l’integrale rimozione del giardino attuale, lo scavo archeologico con l’esposizione della superficie antica del Monumento e l’essenziale attività di consolidamento, ricucitura delle lesioni e di integrazione delle lacune.

Sul piano antico risanato sarà approntato il Sistema Integrato di Protezione che connette il monumento sotterraneo alla superficie calpestabile del nuovo giardino, abbattendo del 70% l’attuale peso. Il Sistema, inferiore a un metro di spessore, non consiste in una semplice impermeabilizzazione, ma integra a questa la coibentazione per il mantenimento dell’umidità superiore finalizzata a garantire la vitalità del nuovo giardino superiore e un articolato sistema drenaggio per il mantenimento del livello ottimale di umidità delle strutture sottostanti, prevedendo infine la possibilità di intervenire al di sotto dello strato profondo di impermeabilizzazione in caso di variazione di umidità. Tale Sistema determina, per le sue caratteristiche, un intrinseco aumento generale della sicurezza e sarà controllato da un Sistema di monitoraggio dei dati sensibili.

E’ prevista un’articolazione distribuita sulla superficie interessata estesa ca. mq 16.000 in 22 bacini che dal punto di vista idraulico e costruttivo hanno una funzionalità autonoma. Tale concezione risponde a più di un’ esigenza dettata sia dalla notevole estensione della superficie da trattare che comporterà in ogni caso una successione temporale nella realizzazione del progetto (il cronoprogramma prevede 7 Fasi in 4 anni), sia dalla necessità di una compartimentazione utile a favorirne la gestione e l’individuazione di eventuali problemi nel corso della sua gestione.

Il progetto del “Giardino della Domus Aurea” all’interno del Colle Oppio, ha confermato la volontà di recuperare e integrare la percezione dei due monumenti antichi, quello  ipogeo e più antico (Domus Aurea) con quello superiore e più recente (Terme di Traiano) attraverso l’accentuazione visiva dall’esterno di elementi architettonici della Domus Aurea.

La necessaria assenza di elementi arborei verticali, è stata risarcita con un’accurata scelta di essenze floreali e a verde che si dispongono negli ampi spazi sottolineando la lettura degli ambiti architettonici antichi. Così come già previsto nel Progetto preliminare, il giardino – ancorché vincolato per la sua gestione alla sicurezza del Sistema integrato di protezione e del relativo Sistema di monitoraggio – intende riproporre la funzionalità antica della vasta terrazza del complesso termale di Traiano, nel quale si sviluppava in modo monumentale, l’idea del luogo pubblico “polifunzionale” nel quale cultura e cura del corpo trovavano una sintesi.

Progetto Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere dal 26 ottobre 2014 all'8 marzo 2015

Progetto Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere dal 26 ottobre 2014 al 27 dicembre 2015

Bunker di Villa Torlonia: riapertura dal 31 ottobre 2014

20 Ott

Dal 31 ottobre 2014 riapre il bunker di Villa Torlonia.

La porta d’ingresso ha una cornice di pietra. Una scala ripida scende sotto il fondale di un laghetto artificiale. Si gira a sinistra, poi a destra, fino ad arrivare a cinque metri di profondità. Sembra una cantina e infatti è qui che i principi Torlonia conservavano le botti di vino. Ma è qui che poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale fu attrezzato il primo rifugio anti-aereo della famiglia Mussolini, che abitava nella villa romana dei Torlonia. Il bunker sarà presto aperto al pubblico. “L’Espresso” lo racconta e lo mostra in anteprima.

Subito dopo la cantina si incontrano le porte del bunker, due porte blindate con spioncino: una, detta “anti-soffio”, doveva reggere l’urto dello scoppio di un ordigno, l’altra è dotata di filtri anti-gas. Oltre l’ingresso, c’è un lungo locale alto solo due metri, che si apre lateralmente in rientranze di varia ampiezza per un totale di 80 mq. Qui vennero collocati un gabinetto (ancora visibile), lo studiolo di Mussolini, attrezzatura di pronto soccorso, reti e materassi.

Alla fine della cantina era situato il pozzo d’areazione, che divenne un’uscita d’emergenza attraverso una scala a pioli ancora sul posto; il punto d’arrivo all’esterno è segnato da una piccola piramide in muratura, oggi chiusa. Per maggiore sicurezza fu realizzata una terza via di fuga, più agevole, prolungando l’ambiente sotterraneo con pareti rivestite di mattoni e soffitto voltato a botte: una ventina di gradini e si sbuca di fronte al Campo dei Tornei, che Mussolini trasformò in campo da tennis.

La targhetta di ferro della ditta Bergomi di Milano, posta su ciò che resta del sistema di ventilazione e filtraggio, azionato a manovella, fissa la data della costruzione: 1940. «Il restauro, diretto da Alberta Campitelli e da Annapaola Agati, è stato molto impegnativo perché il luogo era abbandonato da almeno settant’anni», racconta Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni culturali. «Ma, finalmente, tutti e tre i rifugi-bunker della villa faranno parte a breve di un percorso didattico curato dall’associazione “Sotterranei di Roma”: un bell’esempio di collaborazione pubblico-privato».

In realtà l’ex cantina, pur fornita di luce elettrica e telefono, non fu granché utilizzata. Si racconta che durante gli allarmi notturni il Duce e i suoi familiari preferissero aspettare davanti all’ingresso il suono delle sirene che segnalavano il cessato pericolo.

Ben più frequentato fu invece il secondo ricovero, realizzato l’anno dopo nel grande locale seminterrato della residenza, il Casino Nobile, dove c’erano le vecchie cucine. Il soffitto era stato rinforzato da oltre un metro di cemento armato, le chiusure a tenuta stagna garantivano un’adeguata protezione, e l’accesso era più comodo. Fu solo dopo i bombardamenti di Torino, Milano e Genova – siamo nell’autunno del 1942 – che l’abitazione del capo del governo fu ritenuta, a ragione, uno degli obiettivi primari degli aerei nemici: era necessario un vero e proprio bunker, costruito con le tecnologie più avanzate.

I vigili del fuoco iniziarono così i lavori per la costruzione del super-ricovero sotto la direzione del brigadiere Leone D’Ubaldo; stima dei costi: 240 mila lire; durata prevista: tre mesi. Il luogo prescelto era comunicante con l’abitazione, ma situato sotto il piazzale del lato est: è proprio la zona dove si era svolto il ricevimento per le nozze di Edda Mussolini con Galeazzo Ciano; e il prato vicino, dove molti anni prima era arrivato un grande Topolino di legno regalato da Walt Disney, si era trasformato in un prosaico orto di guerra curato da Donna Rachele.

Per visitare questo secondo rifugio, rimasto incompiuto, si entra da quella che era l’uscita principale, sul lato del parco decorato con statue, piante e una fontana; ce n’era un’altra, che andava a finire più in alto attraverso una scala di legno, lì dove si nota una botola di ferro con bocchetta d’areazione. L’interno sembra un sottomarino. È un lungo tunnel nero di forma cilindrica, in cemento armato di quattro metri di spessore – che diventano sei nella parte superiore – posto ad una profondità tale da resistere a bombe di varie tonnellate e ad attacchi con armi chimiche. Avanzando su una pedana di legno si incrocia – ad angolo retto – un altro cilindro più corto, con tante cavità per la sistemazione dei vari impianti; la struttura però è vuota. Mancano infatti porte, cavi elettrici e telefonici, servizi igienici. Il terreno poco compatto richiese interventi imprevisti, facendo lievitare i costi, e i lavori furono interrotti.

Benito Mussolini ha scritto che l’aveva in antipatia, come per «un oscuro presentimento». Certo, non fu incoraggiante la scoperta, durante lo scavo, di antiche ossa, di una lapide funeraria e di una stanza realizzata dai Torlonia a mo’ di tomba etrusca; per non pensare alle catacombe ebraiche che si estendono sotto il perimetro della Villa per 13mila mq. E si ignorava quanto gli archeologi avrebbero trovato nei sotterranei del casino Nobile: una necropoli romana dove tre scheletri si trovavano a faccia in giù, sorte riservata a persone maledette. Nel predisporre la costruzione di tanti bunker per le alte gerarchie e la sua famiglia, il Duce si era preoccupato anche della sua amante. Fece infatti realizzare per Claretta Petacci dei vani blindati nei locali di servizio della Villa Camilluccia, vicino all’alcova tutta specchi e mobili rosa. È stato demolito, insieme alla villa, nel 1975.

Cosa invece era stato previsto per l’incolumità del re Vittorio Emanuele e della regina Elena? All’inizio della guerra i sovrani, che risiedevano a Villa Ada, avevano utilizzato come riparo le cantine: erano arredate a salottini, e durante gli allarmi veniva servito il tè. Mussolini però tra il 1941 e il ’42 pretese più sicurezza. In mezzo al parco, nel banco tufaceo fu ricavato un grande ambiente a “U”, con prese d’aria, una scala a chiocciola di marmo per un’uscita di sicurezza e porte blindate. I sovrani entravano con l’auto, trovando servizi igienici, acqua e scorte di viveri. A reggere l’urto di eventuali bombe era una grande tettoia di cemento armato. «Dopo Villa Torlonia», annuncia a “l’Espresso” Giovanna Marinelli, assessore alla Cultura di Roma, «il prossimo obiettivo è proprio l’apertura del bunker di Villa Ada».

Fonte: L’Espresso, 13 ottobre 2014, di Maria Ranieri Panetta, foto di Emiliano Mancuso per l’Espresso

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Domus Aurea: riapertura dal 26 ottobre 2014

3 Ott

Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere PROROGATA al 27 dicembre 2015

Riapertura della Domus Aurea: dal 26 ottobre 2014 riprendono le visite guidate alla Villa urbana costruita dall’imperatore romano Nerone. AGGIORNAMENTO 23/10/2014: Domus Aurea: nuova apertura con visita del cantiere dal 26 ottobre 2014 al 27 dicembre 2015
Progetto Domus Aurea. Visita al cantiere di restauro ogni sabato e domenica dalle 09.15 – 17.00 con accesso esclusivamente con visita guidata con prenotazione obbligatoria in gruppi contingentati di massimo 25 persone scaglionati ogni 15’ dalle ore 9.15 alle ore 15.45 in italiano, spagnolo e inglese. Ultimo ingresso alle ore 15.45.

È chiusa dal dicembre del 2005, per pericoli di crolli e cedimenti strutturali, ma ora sta per riaprire. Un conto alla rovescia che fa già battere forte il cuore. Alla fine del mese di ottobre, la Domus Aurea, il capolavoro architettonico voluto da Nerone dopo l’incendio del 64 d.C., sarà restituita al pubblico. Il sistema sarà ovviamente contingentato. Il monumento, com’è noto, è al centro di un complesso progetto di restauro e messa in sicurezza che potrà svelarlo nella sua leggendaria interezza non prima del 2018. Pertanto le visite guidate saranno al cantiere, a numero chiuso, ogni sabato e domenica, su prenotazione. La voci ieri circolavano in modo insistente, la Soprintendenza ai beni archeologici non le ha smentite. Sembra che si possa mettere in agenda già sabato 25 ottobre. Stavolta i tempi sono maturi. E il percorso di visita potrebbe essere all’altezza delle aspettative. Da quanto si apprende, il pubblico non solo potrà arrivare fino all’Aula Ottagona, capolavoro mozzafiato di architettura, ma potrà esplorare per la prima volta anche alcune delle sale nel settore ovest della Domus Aurea. Sempre rimasto precluso, anche all’epoca della sua ultima apertura nel 1999. Questo perché fin dal 2011 la Soprintendenza statale, sotto la direzione di Fedora Filippi, aveva già avviato una fase sperimentale del progetto salva-Domus Aurea, concentrandosi proprio nell’ala nord-occidentale del monumento che corre sotto il colle Oppio. L’obiettivo era quello di mettere in campo un nuovo sistema di coperture protettive che, per salvare le sale ipogee da infiltrazioni d’acqua e dal peso del terreno (compresa la minaccia delle radici) ridisegnava completamente i livelli del giardino. L’ESPERIMENTO Esperimento riuscito, tanto da diventare la linea guida per tutto il restyling. E in tre anni di cantiere, i lavori in alcune sale sono a buon punto. Pronti almeno per ingresso a numero chiuso. Un anno fa l’ipotesi di un’apertura era stata annunciata dal blog della Domus Aurea, il diario on line tenuto dall’intero staff tecnico della Soprintendenza. A giugno scorso, in occasione della visita del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini era stata appena vagheggiata dalla Soprintendente Mariarosaria Barbera. Ieri non è stata smentita. L’esperienza si preannuncia unica, non solo per scoprire le meraviglie mozzafiato della reggia d’oro di Nerone, ma anche per vedere in diretta il salvataggio del gioiello millenario. Fonte: Il Messaggero, di Laura Larcan, Venerdì 3 Ottobre 2014
AGGIORNAMENTO 15 ottobre 2014 – “Ci stiamo lavorando, non c’è ancora una data precisa” anche perché “sono annunciati scioperi generali”, ma la Domus Aurea, dove sono in corso lavori di ristrutturazione, “sarà aperta entro fine ottobre, come annunciato”. Lo ha detto la soprintendente dei Beni Archeologici di Roma Mariarosaria Barbera in occasione della presentazione del raddoppio del parco della via Latina. L’apertura attraverso un itinerario in sicurezza sarebbe prevista solo nei week end, perché è in corso il cantiere. Fonte: Ansa

Vedi anche: Curiosità romane: le grottesche della Domus Aurea

Riapre la Casa di Augusto al Palatino, dal 18 settembre 2014 al 28 marzo 2015

15 Set

Casa di Augusto al PalatinoLa Casa di Augusto (in latino Domus Augusti), talvolta indicata anche come Domus Augustea (da non confondere con la Domus Augustana di epoca flavia), era l’abitazione privata dell’imperatore Augusto, situata nel versante sud-ovest del colle Palatino.

La Casa di Augusto al Palatino rappresenta non solo un luogo denso di significato storico, ma costituisce anche uno degli esempi più raffinati ed eleganti delle pitture che decoravano gli ambienti delle abitazioni patrizie. Le stanze che oggi possono essere visitate sono precedute da un ambiente coperto da una volta a botte ed occupato da una rampa: nonostante si trattasse di un ambiente di passaggio, la volta è decorata da affreschi riproducenti un motivo a cassettoni, mentre le pareti presentano decorazioni ispirate ad elementi geometrici. Le due piccole stanze a fianco della rampa erano probabilmente riservate agli ospiti, mentre l’ultima stanza, al piano superiore, era dedicata all’uso privato ed esclusivo dell’imperatore. Gli affreschi datano gli ambienti al periodo mediano del Secondo Stile, tra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del I d.C.: si percepisce nettamente la ricerca di uno stile più arcaico e severo negli ambienti di rappresentanza, ove venivano intrattenuti e ricevuti gli ospiti, mentre lo stile si connota per temi fantastici ed atmosfere ariose, sottolineate dai colori tenui e brillanti, nello studio privato dell’imperatore.

Si accede con Biglietto combinato Colosseo Foro Romano e Palatino valido 2 giorni

Tutti i giorni dal 18 settembre 2014 al 28 marzo 2015.
Turni singoli accompagnati

Come arrivare:
Bus : n .60 – 75 – 84 – 85 – 87 – 117 – 175 – 186 – 271 – 571 – 810 – 850
Metro: Linea B fermata Colosseo

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