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Henri de Toulouse-Lautrec e Suzanne Valadon: arte e amore

10 Feb

La vita sentimentale di Henri de Toulouse-Lautrec fu molto burrascosa.

Il conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa (Albi, 24 novembre 1864 – Saint-André-du-Bois, 9 settembre 1901) è stato un pittore francese, tra le figure più significative dell’arte del tardo Ottocento. Divenne un importante artista post-impressionista, illustratore e litografo e registrò nelle sue opere molti dettagli degli stili di vita bohémien della Parigi di fine Ottocento. Toulouse-Lautrec contribuì anche con un certo numero di illustrazioni per la rivista Le Rire, durante la metà degli anni novanta. Soffriva di picnodisostosi, una malattia genetica delle ossa, che può portare a manifestazioni cliniche apparentemente simili al nanismo.

A Parigi l’artista conobbe una talentuosa pittrice, Suzanne Valadon (1867-1938). Questa donna aveva in passato svolto mestieri umili ed in seguito l’acrobata del circo ma a causa di un incidente dovette abbandonare questa professione.
La Valadon, nel 1883 diventò madre di quello che poi sarà noto come il pittore Maurice Utrillo la cui vera paternità rimase incerta.

Figlia naturale di una lavandaia, Suzanne (Bessines-sur-Gartempe, 23 settembre 1867 – Parigi, 7 aprile 1938), il cui vero nome era Marie-Clémentine Valadon, ancora bambina andò a vivere a Montmartre con la madre. Prima di lavorare per il circo Mollier come cavallerizza iniziò una lunga serie di mestieri, fra i quali pasticciera, sarta, fiorista. A causa di una caduta nel corso di un’esibizione circense, dovette abbandonare anche quest’attività. Nel frattempo, però, già si cimentava nel disegno ritraendo vari soggetti, come gatti, cani e cavalli.
La sua bellezza attirò diversi artisti di cui divenne modella e, osservandoli lavorare durante le pose, riuscì ad apprendere le loro tecniche. Fu la modella di Edgar Degas, Henri de Toulouse-Lautrec, Pierre-Auguste Renoir e Pierre Puvis de Chavannes, diventando anche l’amante di alcuni di loro.
Nel 1883, a 18 anni, divenne madre di quello che poi sarà noto come Maurice Utrillo (la vera paternità rimase incerta finché, nel 1891, Miquel Utrillo riconobbe il bambino). Nel 1893 iniziò una relazione con l’eccentrico musicista Erik Satie.
Nel 1894 Suzanne Valadon fu la prima donna ad essere ammessa alla Société Nationale des Beaux-Arts. Fu sempre una perfezionista: poteva infatti lavorare anche parecchi anni su una tela prima di esporla. Degas fu il primo a riconoscere il talento pittorico della Valadon, la quale partecipò anche al Salon des Indépendants nel 1912 e sette anni dopo al Salon d’Automne. Fu la principale maestra del suo unico figlio, cui trasmise l’entusiasmo per la pittura e a cui suggerì di lavorare en plein air (all’aria aperta).
Nel 1896 sposò Paul Moussis, un agente di cambio, ma il matrimonio finì tredici anni dopo, nel 1909, quando, all’età di 44 anni, lasciò il marito per un pittore di 23 anni, André Utter, che poi sposò nel 1914. Quest’unione durò quasi 30 anni, e la si può verificare in una delle sue tele più famose, Adamo ed Eva, nella quale André è Adamo mentre Suzanne è Eva.
Nel 1935 suo figlio Maurice sposò Lucie Valore, che si dedicò con profitto alla gestione dell’attività pittorica del marito.
Suzanne morì il 7 aprile del ’38; fu sepolta nel Cimitero parigino di Saint-Ouen.

La sua bellezza attirò diversi artisti di cui divenne modella ed osservandoli durante i periodi di posa riuscì ad apprendere le loro tecniche. Incoraggiata dall’amico Degas e da Renoir (di cui era stata l’amante), a coltivare il proprio talento artistico, fu attratta dalla personalità di Lautrec e nonostante l’aspetto fisico nel 1886 divenne la sua amante per alcuni anni. La relazione finì burrascosamente e la Valadon tentò il suicidio nella speranza di farsi sposare dall’artista di Montmartre.

Suzanne non rivelò mai chi fosse il padre di suo figlio Maurice; tuttavia alcune congetture volevano che fosse nato dal rapporto con un giovane pittore di nome Boissy, o con il più noto Pierre Puvis de Chavannes. Nel 1891, Miquel Utrillo i Morlius, un artista catalano, firmò un documento legale in cui ne riconosceva la paternità, tuttavia non si sa se costui fosse effettivamente il padre.
Il giovane Maurice venne cresciuto dalla nonna che, impaurita dai violenti attacchi epilettici del nipote, cercava di calmarlo dandogli da bere un bicchiere di vino. Per questo motivo Utrillo mostrò presto una certa inclinazione all’alcolismo (che gli valse il soprannome di Litrillo affibbiatogli dai bambini del quartiere) e all’assenteismo scolastico, forse anche a causa della scarsa attenzione e dal cattivo esempio della madre. Quando nel 1904, a ventuno anni, fu colpito da una malattia mentale, fu incoraggiato a dipingere proprio dalla madre, mostrando un precoce talento. Senza altro insegnamento, se non quello datogli dalla madre, dipingeva e disegnava quello che vedeva a Montmartre. Durante tutta la sua vita, i suoi disturbi mentali lo portarono ripetutamente all’internamento in manicomio.
Utrillo si sposò nel 1935, all’età di cinquantadue anni, con Lucie Valore e si trasferì a Le Vésinet, appena fuori Parigi. A quell’epoca era già troppo malato per lavorare all’aria aperta, così dipingeva paesaggi visti dalla finestra, da cartoline o a memoria.
Nonostante la sua vita fosse tormentata dall’alcolismo, visse fino a settantadue anni. Maurice Utrillo morì infatti il 5 novembre del 1955 e fu sepolto nel Cimitero di Saint-Vincent, a Parigi.

Toulouse-Lautrec morì a Malromé nella tenuta familiare nei pressi di Saint-André-du-Bois, a causa dei danni fisici causati dall’alcol o dalla sifilide, il 9 settembre 1901, pochi mesi prima del suo trentasettesimo compleanno.

Fonte: Wikipedia

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Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti in mostra a Roma

22 Ott
Modigliani in mostra a Roma

Elvire con colletto bianco (Elvire con collettino)
Amedeo Modigliani
1917 o 1918
Olio su tela
Firmato in alto a destra, cm 92 x 65
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

Dopo il grande successo a Milano, Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti arrivano a Roma: le opere della collezione Jonas Netter saranno esposte al Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla.

Più di 120 le opere in mostra per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero in un periodo affascinante della storia dell’arte nel quartiere di Montparnasse agli inizi del ‘900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri.

DAL 14 NOVEMBRE 2013 AL 6 APRILE 2014

‘Queste opere non sono state mostrate al pubblico da più di settant’anni, e oggi ricompaiono come per magia, come uscite da un altro mondo’.
Con queste parole Marc Restellini, curatore della mostra ‘Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter’ dà il senso all’esposizione che si apre il 14 novembre 2013 nelle sale del Museo della Fondazione Roma, promossa da Fondazione Roma, Comune di Milano, Palazzo Reale, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della Città di Roma e prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Pinacothéque de Paris.
Più di 120 le opere in mostra per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero in un periodo affascinante della storia dell’arte nel quartiere di Montparnasse agli inizi del ‘900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri.
Modigliani era sbarcato a Parigi nel 1906 sentendo che quello era il posto dove avrebbe potuto ‘salvare il suo sogno’. Va a vivere a Montparnasse che, in quegli anni, diventa il quartiere degli artisti; non solo pittori, ma anche scrittori, come Hemingway e Miller, intellettuali come Jarry e Cocteau, rifugiati politici come Lenin e Trockij.
I luoghi di incontro sono le trattorie a buon mercato e le bettole-cantine in cui si tira tardi parlando di arte e politica e non di rado le discussioni terminano in risse. Le condizioni di vita sono per tutti assai misere, ma è il fuoco sacro dell’arte, la consapevolezza che le loro opere stanno cambiando per sempre i canoni estetici, a dare la forza a Modigliani e compagni di andare avanti.
Se l’Impressionismo, pur avendo apportato una rivoluzione nel modo di dipingere, non usciva in fondo dai canoni del naturalismo, con i lavori di Modigliani, di Soutine, di Utrillo, l’arte diventa autonoma dal soggetto ritratto e dalle tradizioni culturali e artistiche dei paesi di provenienza dei singoli artisti, generando la prima vera rivoluzione nel mondo dell’arte e il ribaltamento dei canoni sino ad allora conosciuti. È in questo contesto – che di lì a poco verrà definito bohémien – che, come scrive il curatore Marc Restellini: ‘Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non è polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, è a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualità e i sogni propri a ciascuno di loro’.
E ancora: ‘Quegli anni corrispondono a un periodo d’emancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dell’arte. Ovunque in Europa era in corso una rivoluzione estetica, preludio a un’evoluzione dei costumi; ed è a Parigi, ‘l’unico luogo al mondo in cui la rivolta ha il diritto di cittadinanza’, prima a Montmartre e poi a Montparnasse, che quegli artisti – tutti ebrei – si sono ritrovati per tentare la sorte’. Ed ebreo era anche Jonas Netter, una figura importantissima per gli artisti in mostra, senza il quale molti tra loro non avrebbero avuto di che vivere e sostentarsi: il percorso espositivo, articolato in sei sezioni, mette a confronto i capolavori acquistati nell’arco della sua vita da Jonas Netter, che, affascinato dall’arte e dalla pittura, diventa un amateur illuminato e acuto riconoscitore di talenti, grazie all’incontro col mercante d’arte e poeta polacco Léopold Zborowski, anche egli ebreo.
Netter conosce Modigliani, Soutine, Utrillo ed entra in contatto con Valadon, Kisling, Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier. La loro produzione lo affascina e lo spinge a sostenerli generosamente e a comprare dal mercante i loro lavori: egli diventa quasi un “mecenate”, ispirato e geniale insieme tanto che, quando Modigliani è costretto a trasferirsi in Costa Azzurra a causa di problemi di salute, compra dal giovane italiano abbastanza tele da permettergli di affrontare il viaggio, durante il quale poi l’artista lavorerà intensamente. Di Modigliani Netter ammira l’originalità del genio creativo, ama profondamente i suoi volti femminili stilizzati su lunghi colli affusolati, come Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) del 1917-18 e Fillette en robe jaune (Portrait de jeune femme à la collerette) del 1917, entrambi esposti insieme a Portrait de Zborowski del 1916 e Portrait de Soutine, anch’esso realizzato nel 1916 dopo l’incontro tra i due artisti che stringono una solida amicizia, al punto che è proprio Modigliani a presentare a Netter Soutine. Di Chaim Soutine sono esposti in mostra oltre venti olii – una vera e propria mostra dentro la mostra – tra cui L’Homme au chapeau, L’Escalier rouge à Cagnes e La Folle.
Allo stesso modo Netter scopre i quadri del cosiddetto periodo bianco di Utrillo, soprattutto vedute, tra le quali in mostra Place de l’église à Montmagny, Église de banlieu e Rue Muller à Montmartre. Netter decide di proteggere questo eterno fanciullo disincantato, preda sin dall’adolescenza dei fumi dell’alcool, innamorato della madre, Suzanne Valadon, valente e originale pittrice, anche ella presente con le sue opere in mostra, come Ketty nue s’étirant o Église de Neyron.
Se oggi noi ammiriamo questi lavori come capolavori assoluti dell’arte, non dobbiamo dimenticare tuttavia che all’epoca in cui videro la luce venivano considerati veri e propri obbrobri. È per questo che l’intuizione di Netter appare una vera e propria profezia, oltre che un atto coraggioso e spesso disinteressato. Poco si sapeva di quest’uomo tale era la sua discrezione. Oggi, grazie al lavoro di ricostruzione di Restellini, possiamo farci un’idea del suo volto grazie al ritratto che gli fece, riconosciuto da vecchie fotografie familiari, Kisling, anch’esso in mostra.
E la leggenda vuole che sia stato proprio Modigliani a presentare Kisling a Netter. A causa del suo atteggiamento così discreto, di Jonas Netter non rimane nulla di personale. Tranne le opere che amò e collezionò e che anche noi oggi possiamo contemplare.

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